A Roma la mostra Giuseppe Uncini. Umanesimo e potenza riunisce otto opere tra cemento, ferro, spazio e ombra.

Capitolium Art Gallery dedica a Giuseppe Uncini una mostra costruita per sottrazione, più che per accumulo. Dal 18 giugno al 16 ottobre 2026, “Giuseppe Uncini. Umanesimo e potenza” riunisce otto lavori realizzati tra l’inizio degli anni Sessanta e il 2000, con la curatela di Enrico Mascelloni e la collaborazione dell’Archivio Giuseppe Uncini. La scelta di un numero contenuto di opere non indebolisce il progetto, anzi lo rende più leggibile: il percorso concentra l’attenzione sulla coerenza di una ricerca che ha attraversato cemento, ferro, spazio, ombra, vuoto e luce senza cedere alla retorica del monumentale.

La mostra si inserisce nel percorso con cui Capitolium Art Gallery sta dedicando attenzione alla scultura italiana del secondo dopoguerra, dopo i focus su Leoncillo ed Ettore Colla. In questo itinerario Uncini occupa una posizione particolare, perché il suo lavoro sfugge alle definizioni più comode. Nato a Fabriano nel 1929, trasferitosi a Roma nel 1953 su impulso di Edgardo Mannucci, l’artista entra in contatto con un ambiente decisivo per il rinnovamento dell’arte italiana, ma sceglie presto una direzione personale. Il suo linguaggio non cerca l’effetto pittorico della materia: indaga il costruire come gesto primario, mentale e fisico insieme.

GIUSEPPE UNCINI_Cementarmato, 1961_cemento e ferro, 121×151 cm _n. archivio 61-030, Cat. Rag. p.228

GIUSEPPE UNCINI_Cementarmato, 1961_cemento e ferro, 121×151 cm _n. archivio 61-030, Cat. Rag. p.228

Il cemento armato come forma di pensiero

Il percorso prende forza dal rapporto di Uncini con i materiali dell’edilizia. Cemento, ferro, rete metallica e strutture portanti non vengono mascherati, nobilitati o trasformati in ornamento, ma assunti nella loro evidenza costruttiva. I Cementarmati, avviati tra il 1957 e il 1958, segnano la fine della fase di formazione e l’avvio di una ricerca autonoma, fondata sulla coincidenza tra materia, struttura e processo. In mostra un Cementarmato del 1961 introduce il visitatore a questa grammatica severa, dove l’opera non rappresenta qualcosa, ma rende percepibile il proprio principio di costruzione.

La forza di Uncini sta nel sottrarre il cemento alla sola dimensione funzionale senza trasformarlo in materia spettacolare. Le sue opere mantengono un legame con il cantiere, con l’architettura, con l’idea di edificare, ma lo spostano dentro un campo di concentrazione plastica. Per questo la mostra è interessante anche oltre il perimetro della scultura: parla di spazio, di peso, di misura, di soglia tra oggetto e architettura. Capitolium Art Gallery, che ha sede nell’ex studio romano di Mario Schifano, diventa così un luogo particolarmente denso per guardare una ricerca nata proprio nel clima romano del dopoguerra.

GIUSEPPE UNCINI_Spazicemento n.23, 1995_cemento e ferro, 101×151 cm_n. archivio 95-002, Cat. Rag. p.347

GIUSEPPE UNCINI_Spazicemento n.23, 1995_cemento e ferro, 101×151 cm_n. archivio 95-002, Cat. Rag. p.347

Dare corpo all’ombra, al vuoto e alla luce

Dopo i Cementarmati, la ricerca di Uncini si apre progressivamente a materiali meno tangibili. La mostra evidenzia questo passaggio attraverso opere in cui spazio, ombra, vuoto e luce non sono più semplici condizioni percettive, ma diventano elementi da costruire. È qui che il lavoro dell’artista raggiunge una delle sue intuizioni più radicali: rendere concreto ciò che normalmente resta impalpabile. La serie delle Ombre, avviata alla fine degli anni Sessanta, trova in Ombra di Piramide T28 del 1977 un esempio emblematico, perché l’ombra non accompagna l’oggetto, ma assume una presenza autonoma nello spazio.

Questa idea di costruzione dell’invisibile impedisce di leggere Uncini solo come artista della materia pesante. Il cemento e il ferro sono il punto di partenza, non il limite della sua opera. Nei lavori successivi, la struttura serve a misurare l’assenza, a dare forma al rapporto tra pieno e vuoto, a trasformare la percezione in esperienza fisica. La chiusura del percorso con Rilievo n. 99, cemento e ferro del 2000, porta il racconto vicino agli ultimi anni dell’artista, morto nel 2008, quando la sua ricerca era ancora segnata da una progettualità intensa e non da una fase conclusiva ripiegata su sé stessa.

Un artista italiano, non una formula internazionale

La fortuna critica di Uncini ha spesso incrociato categorie come Arte Povera e Minimal Art, soprattutto per l’uso di materiali primari, geometrie essenziali e strutture elementari. La mostra suggerisce però una lettura più precisa: Uncini non è interessante perché anticipa qualcosa che accade altrove, ma perché tiene insieme modernità e tradizione italiana in modo non illustrativo. Il suo lavoro guarda alla costruzione, alla proporzione, alla concretezza dell’oggetto, ma non rinuncia a una tensione umanistica. Da qui il titolo Umanesimo e potenza, che funziona se lo si intende come equilibrio tra energia materiale e intelligenza della forma.

Il valore della mostra sta anche nel suo formato: otto opere bastano quando la selezione è pensata come una traiettoria e non come un’antologia riempitiva. Il visitatore incontra un artista che non ha bisogno di effetti scenografici per apparire attuale, perché la sua domanda resta ancora viva: che cosa significa costruire un’immagine nello spazio, usando materiali che appartengono alla vita ordinaria e alla trasformazione delle città? In un momento in cui molte mostre cercano immersione e spettacolo, Uncini obbliga a un tempo più lento, quasi architettonico, fatto di peso, distanza, luce e relazione.

Informazioni per la visita

“Giuseppe Uncini. Umanesimo e potenza” è visitabile da Capitolium Art Gallery, in Via delle Mantellate 14/B a Roma, dal 18 giugno al 16 ottobre 2026. La mostra è curata da Enrico Mascelloni con la collaborazione dell’Archivio Giuseppe Uncini e organizzata da Capitolium Art Gallery con il supporto di Capitolium Art S.r.l. Gli orari indicati dalla galleria sono dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 19:00. L’ingresso è libero. Per informazioni sono disponibili il numero telefonico della galleria e i canali ufficiali di Capitolium Art Gallery.

Domande frequenti
Quando si può visitare Giuseppe Uncini. Umanesimo e potenza?

La mostra è aperta dal 18 giugno al 16 ottobre 2026.

Dove si svolge la mostra di Giuseppe Uncini a Roma?

La mostra si tiene da Capitolium Art Gallery, in Via delle Mantellate 14/B, 00165 Roma.

Chi cura la mostra?

La mostra è curata da Enrico Mascelloni con la collaborazione dell’Archivio Giuseppe Uncini.

Quante opere sono esposte?

Il percorso presenta otto lavori di Giuseppe Uncini realizzati tra l’inizio degli anni Sessanta e il 2000.

Quali opere o cicli aiutano a capire il percorso?

Tra i nuclei citati figurano un Cementarmato del 1961, Ombra di Piramide T28 del 1977 e Rilievo n. 99 del 2000.

L’ingresso è gratuito?

Sì, l’ingresso è indicato come libero.

Perché questa mostra è importante?

Perché concentra in otto opere alcuni passaggi decisivi della ricerca di Uncini, artista centrale per la scultura italiana del secondo Novecento.

Informazioni per il visitatore
InfoDettagli
TitoloGiuseppe Uncini. Umanesimo e potenza
Artista o artisti partecipantiGiuseppe Uncini
Tema o conceptLa ricerca di Giuseppe Uncini tra cemento armato, ferro, spazio, ombra, vuoto e luce
Tipologiamostra monografica
Ente organizzatore / promotoreCapitolium Art Gallery con il supporto di Capitolium Art S.r.l.
Patrocini o collaborazioni istituzionaliCollaborazione dell’Archivio Giuseppe Uncini
LuogoCapitolium Art Gallery
IndirizzoVia delle Mantellate 14/B, 00165 Roma
Data di inizio18 giugno 2026
Data di fine16 ottobre 2026
CuratoreEnrico Mascelloni
Orari di aperturaDal lunedì al venerdì, 10:00-13:30 e 14:30-19:00
Giorni di chiusuraSabato e domenica
Biglietto / ingressoIngresso libero
PrenotazioneNon indicata
Sito ufficiale o pagina web dedicatawww.capitoliumartgallery.com
Telefono+39 06 84017189
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