Addio a VALIE EXPORT, artista femminista austriaca: cinque opere radicali tra performance, cinema, fotografia e corpo politico.

Con la morte di VALIE EXPORT, avvenuta a Vienna nel maggio 2026 all’età di 85 anni, si chiude una delle traiettorie più incisive dell’arte europea del secondo Novecento. Nata a Linz nel 1940 come Waltraud Lehner, l’artista ha attraversato performance, cinema sperimentale, video, fotografia concettuale e scrittura teorica senza separare mai la forma dalla sua posta politica. Dal 1967 scelse di presentarsi con un nome nuovo, VALIE EXPORT, trasformandolo in un marchio personale e in una dichiarazione di autonomia rispetto alle identità ricevute.

Ridurre il suo lavoro alla provocazione sarebbe però un errore comodo. Le sue azioni più note nascono in un’Europa che stava discutendo televisione, cinema, pubblicità, consumi e movimenti di liberazione, e usano il corpo non come oggetto da esibire, ma come superficie di scrittura. EXPORT mise in crisi il modo in cui lo sguardo pubblico costruisce il femminile, spostando la questione dalla nudità alla regia dello sguardo, dal gesto scandaloso alla struttura sociale che decide che cosa può essere guardato, toccato, nominato o reso invisibile.

TAPP und TASTKINO, quando il cinema diventa contatto

TAPP und TASTKINO, realizzato per la prima volta nel 1968, è uno dei lavori che meglio chiariscono la sua idea di expanded cinema. L’artista portava sul torace una piccola struttura simile a un teatrino, invitando i passanti a entrare in un’esperienza tattile invece che visiva. La sala cinematografica usciva così nello spazio urbano e il corpo femminile smetteva di essere immagine muta per diventare presenza che controlla le condizioni dell’incontro. Il lavoro non elimina il desiderio, ma lo costringe a esporsi davanti a una persona reale, fuori dalla sicurezza anonima dello schermo.

TAPP und TASTKINO

TAPP und TASTKINO

Aktionshose Genitalpanik e la controimmagine del desiderio

Aktionshose: Genitalpanik, legata alla fine degli anni Sessanta, è diventata una delle immagini più riconoscibili della performance femminista. Nelle fotografie e nei manifesti con Peter Hassmann, EXPORT appare con pantaloni tagliati all’altezza del pube, giacca di pelle e un’arma in mano, costruendo una figura che non offre il corpo alla fantasia maschile ma lo restituisce come presenza aggressiva, frontale, non addomesticata. L’opera continua a essere discussa anche perché separa la storia documentata dalla leggenda, mostrando quanto le immagini radicali producano narrazioni, equivoci e mitologie.

Body Sign, il tatuaggio come immagine di controllo

Con Body Sign, nel 1970, il corpo diventa archivio permanente di una convenzione sociale. L’azione è legata al tatuaggio di una giarrettiera sulla coscia, segno erotico e ornamentale che EXPORT sposta dal codice della seduzione alla lettura critica dei ruoli imposti. Non si tratta solo di incidere un’immagine sulla pelle, ma di rendere visibile la violenza morbida con cui la cultura trasforma il corpo femminile in supporto decorativo. La posa, spesso frontale e controllata, non cerca complicità: restituisce allo spettatore la responsabilità del proprio modo di guardare.

…Remote…Remote… e la ferita come linguaggio

Nel film …Remote…Remote…, del 1973, EXPORT lavora su un registro ancora più duro. L’azione mette in scena un rapporto fra pelle, taglio, immagine e memoria, spingendo il gesto performativo verso una dimensione psicologica e simbolica. La durata concentrata del film e la presenza del corpo dell’artista trasformano l’autolesione rappresentata in un dispositivo di lettura del dolore, non in un compiacimento spettacolare. Qui l’estremo non coincide con l’eccesso visivo, ma con la decisione di far affiorare una ferita interna attraverso un atto che la macchina da presa registra senza neutralizzarla.

Körperkonfigurationen, il corpo misura la città

La serie Körperkonfigurationen, sviluppata tra il 1972 e il 1982, sposta la radicalità dal gesto scioccante alla relazione fra corpo, architettura e potere. EXPORT dispone il proprio corpo in rapporto a muri, angoli, scale, marciapiedi e superfici urbane, come se la città fosse una grammatica che modella posture, identità e possibilità di movimento. In queste immagini il corpo femminile non appare libero per definizione: deve negoziare ogni volta lo spazio che lo contiene. La fotografia diventa così un metodo di analisi delle forme invisibili con cui l’ambiente sociale si iscrive nella presenza fisica.

Perché resta una figura necessaria

La forza di VALIE EXPORT sta nell’aver anticipato molte domande ancora aperte: chi controlla l’immagine del corpo, quali tecnologie organizzano lo sguardo, che cosa accade quando una donna smette di essere superficie passiva e diventa autrice della propria esposizione. Le sue opere possono apparire dure, talvolta scomode, ma la loro importanza non dipende dallo scandalo. Dipende dalla precisione con cui hanno legato esperienza fisica, linguaggio visivo e critica delle strutture di potere, lasciando una genealogia fondamentale per performance, videoarte, cinema sperimentale e pratiche femministe contemporanee.

Domande frequenti
Chi era VALIE EXPORT?

VALIE EXPORT era un’artista austriaca nata a Linz nel 1940 come Waltraud Lehner. Ha lavorato con performance, film sperimentale, video, fotografia e scrittura teorica, diventando una figura centrale dell’arte femminista europea.

Quando è morta VALIE EXPORT?

È morta a Vienna nel maggio 2026 all’età di 85 anni. La notizia è stata diffusa dalla sua fondazione e rilanciata da agenzie internazionali e istituzioni del sistema artistico.

Perché il suo nome si scrive in maiuscolo?

Dal 1967 l’artista adottò VALIE EXPORT come identità artistica e segno grafico. La scelta del nome divenne parte della sua ricerca sull’autodeterminazione, sul linguaggio e sulla costruzione pubblica dell’identità.

Quali opere aiutano a capire la sua importanza?

Tra i lavori più rilevanti ci sono TAPP und TASTKINO, Aktionshose: Genitalpanik, Body Sign, ...Remote...Remote... e la serie fotografica Körperkonfigurationen.

Dove si può approfondire il suo archivio?

Il riferimento principale è il VALIE EXPORT Center di Linz, nato attorno all’archivio dell’artista. Diverse opere sono inoltre conservate o documentate in collezioni museali internazionali.

Questo articolo riguarda una mostra visitabile?

No. È un approfondimento legato alla scomparsa dell’artista e al suo lascito. Non sono quindi indicati biglietti, orari o date di una singola esposizione.



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