Dalla progettazione di oggetti funzionali alle sculture domestiche, il percorso di un autore che unisce artigianato, ironia e immaginazione biomorfica.

Matteo Cibic è un designer e artista italiano attivo nell’ambito del design da collezione, della scultura decorativa e della progettazione di interni. La sua ricerca si concentra su oggetti che mantengono una funzione, ma vengono costruiti con la presenza fisica e l’ambiguità semantica di una scultura. Vasi, lampade, tavoli, contenitori e figure zoomorfe sono trattati come caratteri di un repertorio fantastico, nel quale materiali artigianali e tecnologie produttive convivono senza separazioni nette. Il risultato è una pratica riconoscibile per l’uso di forme ibride, colori saturi e dettagli volutamente perturbanti.

Opera di Matteo Cibic appartenente alla serie Domsai, con cactus inserito in una struttura antropomorfa

Una delle opere di Matteo Cibic in cui il cactus diventa una creatura domestica protetta da una microarchitettura.

Identità e formazione

Cibic appartiene alla generazione di progettisti italiani che ha sviluppato il proprio linguaggio oltre i confini del design industriale tradizionale. La sua formazione internazionale e il confronto con la cultura progettuale britannica hanno contribuito a orientarlo verso una concezione aperta dell’oggetto, nella quale ricerca formale, produzione artigianale e racconto visivo procedono insieme. Nel suo lavoro non prevale l’idea di una serie neutra destinata alla ripetizione, ma quella di un manufatto capace di costruire una relazione narrativa con lo spazio. Per questo molte opere vengono presentate come pezzi unici o edizioni limitate.

Nel corso della carriera Matteo Cibic ha collaborato con gallerie, aziende e laboratori specializzati in ceramica, vetro, metallo e materiali compositi. La sua attività si colloca così in una zona intermedia tra il progetto destinato al mercato e la produzione autoriale da collezione. Questa posizione spiega la varietà dei suoi incarichi: accanto a complementi d’arredo e accessori compaiono installazioni, sculture, oggetti per l’ospitalità e progetti sviluppati in dialogo con manifatture italiane. La dimensione industriale non viene esclusa, ma è sottoposta a un controllo formale che conserva l’irregolarità del gesto artigianale.

Scultura o oggetto di design di Matteo Cibic dalle forme zoomorfe e dai colori vivaci

Le forme biomorfiche e i colori saturi sono elementi ricorrenti nel linguaggio progettuale di Matteo Cibic.

Le opere e le serie più riconoscibili

Tra i nuclei più noti della produzione di Cibic rientra la serie “Domsai“, nella quale piccoli cactus vengono associati a strutture antropomorfe e a microarchitetture trasparenti. L’opera non si limita a rappresentare una pianta: la trasforma in un personaggio, dotato di una propria identità e inserito in un dispositivo domestico simile a una teca o a un’armatura. La serie mostra un tratto costante del designer: partire da un elemento quotidiano, riconoscibile e spesso fragile, per costruirgli intorno una forma protettiva che modifica la percezione dell’oggetto.

Un altro gruppo importante è costituito dalle opere che assumono la forma di animali, maschere, creature marine o corpi fantastici. In questi lavori l’animale non è utilizzato come semplice decorazione, ma come struttura progettuale: zampe, gusci, corna, becchi e superfici squamose diventano elementi per definire una lampada, un contenitore, un tavolino o una seduta. Le proporzioni spesso alterate producono una tensione tra familiarità e stranezza. L’oggetto appare quindi immediatamente leggibile nella sua funzione, ma conserva un margine di ambiguità che lo avvicina all’illustrazione, al mito e alla scenografia.

Nelle collezioni di ceramica emerge con particolare chiarezza il rapporto tra superficie e volume. Cibic utilizza smalti lucidi, contrasti cromatici, rilievi e dettagli applicati per trasformare vasi e sculture in presenze quasi organiche. Il procedimento conserva spesso l’evidenza della lavorazione manuale: piccole asimmetrie, variazioni di spessore e passaggi cromatici non vengono cancellati, perché contribuiscono alla singolarità del pezzo. La ceramica diventa così non soltanto un materiale da modellare, ma un campo nel quale misurare la distanza tra produzione seriale e manufatto irripetibile.

Uno stile tra ironia, biomorfismo e design domestico

Lo stile di Matteo Cibic si riconosce per l’uso di un immaginario biomorfico che non coincide con il naturalismo. Le sue forme ricordano organismi, animali e piante, ma vengono ricomposte attraverso simmetrie artificiali, proporzioni ingrandite e accostamenti inattesi. L’ironia nasce proprio da questo scarto: un oggetto serio per funzione può assumere l’aspetto di una creatura sorridente, di un reperto immaginario o di un idolo domestico. Il colore ha un ruolo strutturale, perché separa parti diverse, enfatizza i dettagli e rende leggibile la costruzione dell’opera.

La componente narrativa non cancella però la precisione progettuale. Ogni elemento deve sostenere una relazione con il corpo, con la luce o con l’ambiente: una lampada viene definita dalla diffusione luminosa, un tavolo dalla stabilità, un contenitore dalla capacità e dalla modalità d’uso. È in questa sovrapposizione tra fantasia e verifica funzionale che il lavoro di Cibic si distingue dalla pura decorazione. L’oggetto mantiene una responsabilità concreta nello spazio, ma la esercita attraverso un linguaggio capace di introdurre sorpresa, humour e disorientamento controllato.

Il riferimento al design da collezione è quindi essenziale per comprendere la sua produzione. Le opere non sono pensate soltanto per essere replicate in grandi quantità, ma per conservare una specificità materiale e una presenza autonoma. L’edizione limitata consente di sperimentare lavorazioni complesse, combinazioni di materiali e forme difficilmente compatibili con la produzione standardizzata. Al tempo stesso, Cibic non rinuncia alla comunicazione immediata: i suoi oggetti possiedono silhouette riconoscibili e un carattere visivo netto, qualità che ne favoriscono la presenza in gallerie, fiere, mostre e ambienti privati.

Il ruolo di Matteo Cibic nel design contemporaneo

La posizione di Matteo Cibic nel panorama contemporaneo deriva dalla capacità di usare il progetto come strumento di invenzione iconografica. Il suo lavoro non propone una nuova grammatica funzionalista, né si limita alla citazione del design storico italiano: costruisce piuttosto un universo di oggetti-personaggio, riconoscibili per la fusione di artigianato, tecnologia e cultura popolare. La sua eredità critica va quindi cercata nella ridefinizione dei confini tra arte applicata e design. In questo territorio l’oggetto può essere utile, collezionabile, ironico e simbolico nello stesso momento.

Considerare Cibic soltanto come autore di oggetti eccentrici sarebbe riduttivo. Le sue serie documentano infatti una riflessione sulla permanenza dell’oggetto in un sistema produttivo dominato dalla velocità e dalla sostituzione. La creatura fantastica, il vaso sovradimensionato o il piccolo organismo protetto dentro una teca chiedono allo spettatore di soffermarsi sulla durata, sulla cura e sull’identità del manufatto. È questa attenzione alla relazione tra oggetto e osservatore a rendere il suo lavoro utile anche per leggere l’evoluzione recente del design italiano verso forme più narrative, materiche e collezionabili.

Domande frequenti
Chi è Matteo Cibic?

Matteo Cibic è un designer e artista italiano attivo nel design da collezione, nella scultura decorativa e nella progettazione di oggetti e interni.

Che cos’è la serie Domsai di Matteo Cibic?

Domsai è una serie nella quale cactus e strutture antropomorfe vengono combinati in piccoli oggetti-scultura simili a microarchitetture o teche.

Quali materiali utilizza Matteo Cibic?

La sua produzione comprende ceramica, vetro, metallo, resina e altri materiali impiegati in oggetti, arredi e sculture.

Quali sono i tratti dello stile di Matteo Cibic?

Il suo stile combina forme biomorfiche, animali fantastici, colori saturi, ironia e attenzione alla funzione dell’oggetto.


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