La ricerca di Theresa Hak Kyung Cha attraversa performance, video, fotografia e scrittura per interrogare il rapporto tra lingua, memoria, migrazione e identità.
Theresa Hak Kyung Cha è stata un’artista, scrittrice e filmmaker coreano-americana, nata a Busan il 4 marzo 1951 e morta a New York il 5 novembre 1982. La sua produzione, sviluppata in poco più di un decennio, comprende performance, video, film, fotografia, opere su carta, installazioni, poesia e critica d’arte. La sua biografia non può essere separata dai temi che attraversano il lavoro: migrazione, perdita, traduzione, colonialismo e difficoltà del parlare. In questo intreccio, “Dictee” occupa una posizione centrale, ma non esaurisce la complessità della sua ricerca.

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Origini, migrazione e formazione a Berkeley
Cha emigrò dalla Corea del Sud negli Stati Uniti con la famiglia nel 1962, quando aveva undici anni, e si stabilì nell’area della Baia di San Francisco. Dopo un breve periodo alla University of San Francisco, nel 1969 entrò alla University of California, Berkeley, dove studiò arte, letteratura comparata e cinema. Conseguì una laurea in letteratura comparata nel 1973, una in arte nel 1975 e successivamente i titoli graduate in arte, culminati nel Master of Fine Arts del 1978. Tra il 1974 e il 1977 lavorò inoltre al Pacific Film Archive, esperienza che la mise in contatto con il cinema sperimentale e con autori come Jean-Luc Godard e Chris Marker.

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Il contesto californiano degli anni Settanta favorì il suo passaggio dalla formazione artistica tradizionale alla performance, al video e alle pratiche concettuali. Cha partì dalla ceramica, ma si orientò presto verso opere in cui il corpo, la voce, la scrittura e la registrazione diventano materiali inseparabili. La permanenza a Berkeley fu decisiva anche per la sua attenzione alla semiotica, alla teoria del cinema e alla letteratura francese. Nel 1979 tornò in Corea del Sud per la prima volta dopo l’emigrazione: quel viaggio riaprì il rapporto con la lingua d’origine e con la storia familiare segnata dall’occupazione giapponese e dalla guerra di Corea.
Una pratica fondata sulla dislocazione del linguaggio
Lo stile di Cha nasce dalla disarticolazione dei codici più che dall’adozione di una tecnica unica. Nei suoi lavori la parola può essere pronunciata, scritta, cancellata, tradotta o resa illeggibile; l’immagine può documentare un’azione oppure interrompere il flusso del testo. L’artista usa ripetizione, silenzio, sovrapposizione e frammento per mostrare che la lingua non è un mezzo neutro. In opere come “Mouth to Mouth” del 1975, il primo piano delle labbra che articolano vocali coreane senza produrre un significato compiuto trasforma la voce in una materia visiva e sonora.
La dimensione autobiografica non viene presentata come confessione lineare. Cha costruisce invece una memoria stratificata, in cui la vicenda della famiglia si intreccia con la storia coreana, la mitologia greca, l’iconografia cattolica e le esperienze di altre figure femminili. Il suo lavoro interroga così il modo in cui la storia registra alcuni corpi e ne cancella altri. L’esilio appare tanto come spostamento geografico quanto come condizione linguistica: vivere tra coreano, inglese e francese significa abitare passaggi, errori e traduzioni che non arrivano mai a una stabilità definitiva.

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Le opere principali: da Exilée a Dictee
Tra i nuclei fondamentali della produzione di Cha vi sono “Exilée” e “Temps Mort“, sequenze poetiche e visive che combinano testo, fotografia, cinema e installazione. In “Permutations” del 1976, il corpo e la ripetizione diventano strumenti per mettere in crisi l’idea di identità fissa. La serie “Chronology” del 1977 lavora invece sulle fotografie familiari e sulla manipolazione dell’immagine, trasformando l’album privato in un archivio incompleto. Questi lavori mostrano come Cha non separi mai la ricerca formale dalla domanda su ciò che può essere ricordato e trasmesso.
Pubblicato nel 1982, “Dictee” è il libro che ha reso più riconoscibile la sua ricerca. Il volume alterna prosa spezzata, fotografie, diagrammi, pagine in inglese, francese, coreano e cinese, riferimenti alla storia della Corea e figure come la martire Yu Guan Soon. Non è costruito come un’autobiografia ordinata: il lettore deve ricomporre una costellazione di voci, documenti e immagini senza ricevere sempre una spiegazione. La forma frammentaria diventa così il contenuto stesso dell’opera, perché rende percepibile la difficoltà di parlare dopo colonizzazione, migrazione e perdita.
Musei, archivio e ricezione critica
Dal 1992 il Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive conserva la Cha Collection and Archives, donata dalla famiglia dell’artista. Il fondo comprende opere, video, manoscritti, fotografie, documenti di lavoro e materiali utili a ricostruire una pratica rimasta in parte dispersa tra linguaggi diversi. La disponibilità dell’archivio ha sostenuto mostre, pubblicazioni e nuove letture della sua produzione. Nel 2025-2026 BAMPFA ha presentato “Theresa Hak Kyung Cha: Multiple Offerings”, una retrospettiva con oltre cento opere e materiali d’archivio, successivamente collegata anche alla programmazione di Artists Space a New York.

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La ricezione di Cha si è ampliata soprattutto attraverso gli studi sulla letteratura asiatica americana, la teoria femminista, la poesia sperimentale e la storia dell’arte concettuale. La sua opera continua a sottrarsi a una sola definizione: “Dictee” è insieme libro d’artista, testo letterario, archivio storico e dispositivo visivo; i video sono esercizi sulla voce ma anche riflessioni sul corpo; le fotografie familiari sono documenti e costruzioni. La sua eredità risiede quindi nella possibilità di lavorare tra discipline senza ricondurre l’esperienza dell’esilio a un racconto biografico semplificato.
Quando è nata e quando è morta Theresa Hak Kyung Cha?
Theresa Hak Kyung Cha è nata a Busan il 4 marzo 1951 ed è morta a New York il 5 novembre 1982.
Qual è l’opera più nota di Theresa Hak Kyung Cha?
La sua opera più nota è Dictee, pubblicata nel 1982: un libro sperimentale che combina prosa, fotografie, diagrammi e più lingue.
Quali temi ricorrono nelle opere di Theresa Hak Kyung Cha?
La sua ricerca affronta esilio, migrazione, memoria familiare, colonialismo, traduzione e difficoltà del linguaggio.
Dove sono conservati i principali materiali d’archivio dell’artista?
La Cha Collection and Archives è conservata dal Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive, che ha ricevuto il fondo nel 1992.
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