Tra anni Sessanta, dopoguerra e presente: l’arte contemporanea non comincia in un giorno preciso, ma con una trasformazione del rapporto tra opera, artista e società.

L’arte contemporanea è l’insieme delle pratiche artistiche sviluppate nel presente e nel passato recente, ma la formula non indica soltanto ciò che è stato prodotto negli ultimi anni. Il Museum of Modern Art di New York la usa per definire, in senso operativo, l’arte realizzata approssimativamente dal 1980 a oggi; altre istituzioni arretrano il confine agli anni Sessanta o al secondo dopoguerra. La differenza dipende dal criterio adottato: una datazione cronologica, una trasformazione dei linguaggi oppure il cambiamento del sistema dell’arte.

Il problema della data d’inizio

Non esiste una data universalmente accettata per l’inizio dell’arte contemporanea perché la storia dell’arte non procede attraverso cesure identiche in ogni paese. Il 1945 è una soglia utilizzata per descrivere la cultura del dopoguerra, segnata dalla ricostruzione, dalla Guerra fredda e dal trasferimento del baricentro artistico europeo verso gli Stati Uniti. Gli anni Sessanta costituiscono però un passaggio più preciso: Pop art, Minimalismo, arte concettuale, happening e performance mettono in discussione la centralità del quadro e della scultura tradizionale.

La distinzione tra arte moderna e arte contemporanea aiuta a orientarsi, ma non va trasformata in una frontiera rigida. Il MoMA descrive l’arte moderna come il risultato della rottura con tradizioni accademiche, generi e istituzioni ereditate, mentre l’arte contemporanea prosegue quella spinta in un contesto in cui non esiste più un unico linguaggio dominante. Un’opera può quindi essere contemporanea non perché utilizza tecnologia o immagini recenti, ma perché riflette criticamente sulle condizioni della propria produzione, circolazione e interpretazione.

Dagli oggetti ai processi

Uno dei caratteri decisivi dell’arte contemporanea è l’ampliamento dell’idea di opera. A partire dagli anni Sessanta, installazioni, performance, video, fotografia, pratiche partecipative e interventi nello spazio pubblico entrano stabilmente nel campo delle arti visive. L’installazione, secondo la definizione della Tate, diventa una componente rilevante dell’arte moderna dagli anni Sessanta e acquista una presenza ancora maggiore dagli anni Novanta. In questi casi l’opera può coincidere con un ambiente, un’azione, una situazione temporanea o un insieme di materiali.

L’arte concettuale rende evidente questo spostamento. Il termine indica un movimento emerso negli anni Sessanta e riferito generalmente a opere realizzate tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta, nelle quali l’idea, l’istruzione o il procedimento possono assumere un ruolo più importante dell’oggetto materiale. La conseguenza è una ridefinizione del rapporto tra artista e manufatto: il lavoro può consistere in una frase, una regola, una documentazione o un gesto, purché il progetto renda leggibile il problema posto dall’artista.

Il contemporaneo come condizione storica

Definire contemporanea un’opera significa spesso considerare anche le questioni storiche che affronta. Globalizzazione, migrazioni, identità, memoria coloniale, crisi ambientale, nuove tecnologie e disuguaglianze economiche sono temi ricorrenti, ma non costituiscono da soli una definizione sufficiente. Un dipinto figurativo realizzato oggi può appartenere all’arte contemporanea quanto un’opera digitale, se partecipa alle discussioni del proprio tempo e mette in rapporto forma, materiali e contesto. Il contemporaneo è dunque una posizione storica, non uno stile riconoscibile a colpo d’occhio.


Anche il ruolo delle istituzioni è cambiato. Musei, biennali, fondazioni, gallerie, archivi e università non si limitano a conservare opere già storicizzate: costruiscono categorie, selezionano artisti e stabiliscono quali pratiche entrano nella narrazione dell’arte contemporanea. In Italia, il rapporto tra passato e presente è visibile anche nella trasformazione di edifici storici in sedi per l’arte recente. Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, ospitato in una residenza sabauda, mostra concretamente come l’arte contemporanea possa essere letta dentro spazi e memorie precedenti.

La risposta più corretta alla domanda su quando inizi l’arte contemporanea è quindi articolata. Se si privilegia il dopoguerra, il punto di partenza è il 1945; se si osserva la trasformazione dei linguaggi, gli anni Sessanta segnano la frattura più evidente; se si segue la periodizzazione adottata da molti musei, gli anni Ottanta offrono un confine funzionale per l’arte del presente e del passato recente. Nessuna di queste date cancella le altre. Insieme descrivono il passaggio da una storia organizzata per movimenti a una pluralità di pratiche, geografìe e temporalità.

Fonti essenziali per orientarsi

Per comprendere il termine senza ridurlo a sinonimo di novità, conviene confrontare le definizioni istituzionali del Museum of Modern Art e della Tate con le loro schede dedicate a modernismo, Pop art, Minimalismo, installazione, performance e arte concettuale. Queste fonti mostrano che la contemporaneità non dipende da un solo materiale o da una sola generazione di artisti, ma dalla relazione tra opere, contesti storici, istituzioni e forme di esperienza. La domanda non è soltanto quando cominci, ma quale idea di arte renda possibile.

Domande frequenti
Quando inizia l’arte contemporanea?

Non esiste una data unica: il 1945 è una soglia legata al dopoguerra, gli anni Sessanta alla trasformazione dei linguaggi e gli anni Ottanta a una periodizzazione adottata da alcuni musei, tra cui il MoMA.

Qual è la differenza tra arte moderna e arte contemporanea?

L’arte moderna indica soprattutto le rotture sviluppate tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento; l’arte contemporanea riguarda il presente e il passato recente, in un sistema caratterizzato da linguaggi molteplici.

L’arte contemporanea deve essere realizzata con tecnologie digitali?

No. Un’opera contemporanea può essere un dipinto, una scultura, una fotografia, una performance o un’installazione. La contemporaneità dipende dal rapporto con il proprio contesto storico, non dal solo materiale utilizzato.

Perché gli anni Sessanta sono considerati una svolta?

Perché Pop art, Minimalismo, arte concettuale, installazione e performance mettono in discussione la centralità dell’oggetto artistico tradizionale e ampliano i modi di produrre e presentare un’opera.


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