La psicobiologa e docente dell’University College London raccoglie studi di psicologia, epidemiologia, neuroscienze e immunologia per spiegare come le arti intervengano sulla salute quotidiana.

Nel 2026 la psicobiologa ed epidemiologa britannica Daisy Fancourt ha pubblicato “Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health”, un libro destinato al pubblico generale che riunisce decenni di ricerca sul rapporto fra pratiche artistiche e salute. Fancourt, professoressa presso l’University College London, non presenta l’arte come una terapia miracolosa né come alternativa alla medicina: il suo obiettivo è mostrare quali meccanismi e quali associazioni statistiche siano stati osservati quando le persone ascoltano musica, partecipano ad attività creative o frequentano luoghi culturali.

Nel suo prossimo libro, la psicobiologa inglese Daisy Fancourt esplora il rapporto tra salute quotidiana e attività artistiche. Attraverso prove scientifiche, l'autrice dimostra come musica e arte riducano stress e malattie, favorendo il nostro benessere psico-fisico.

Fonte immagine: ucl.ac.uk

Dalla ricerca sull’arte alla salute pubblica

La tesi centrale del volume nasce da un campo di studi ormai distinto, quello delle arti e della salute, nel quale confluiscono psicologia, epidemiologia, neuroscienze, immunologia e ricerca sui comportamenti. Fancourt ha studiato in particolare gli effetti delle attività artistiche sullo stress, sull’umore, sulle relazioni sociali e sui processi fisiologici. Il libro traduce questi risultati in una narrazione accessibile, ma mantiene una distinzione essenziale: una correlazione osservata negli studi di popolazione non equivale automaticamente alla prova che una singola attività possa prevenire o curare una malattia.

Nel suo prossimo libro, la psicobiologa inglese Daisy Fancourt esplora il rapporto tra salute quotidiana e attività artistiche. Attraverso prove scientifiche, l'autrice dimostra come musica e arte riducano stress e malattie, favorendo il nostro benessere psico-fisico.

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Uno dei nuclei più documentati riguarda la musica. La ricerca di Fancourt ha esaminato il canto partecipativo, gli interventi musicali in ambito clinico e il modo in cui l’ascolto o la produzione di suoni possano modificare stato psicologico, livelli di stress e risposta immunitaria. Gli studi non descrivono un effetto identico per tutti: contano il contesto, il grado di partecipazione, la qualità delle relazioni e il significato attribuito all’esperienza. Cantare in gruppo, per esempio, introduce contemporaneamente elementi respiratori, motori e sociali che non coincidono con il semplice ascolto individuale.

Il libro affronta anche il rapporto fra arti e salute mentale. Le attività creative possono offrire occasioni di espressione, concentrazione, padronanza di una pratica e contatto sociale; questi fattori sono associati alla riduzione di alcuni sintomi di ansia, depressione e stress in diversi studi. Fancourt considera inoltre il ruolo della fruizione culturale: visitare un museo, assistere a uno spettacolo, leggere o partecipare a un concerto produce condizioni differenti rispetto alla creazione artistica, ma può contribuire alla regolazione emotiva e alla costruzione di relazioni. L’efficacia dipende quindi dall’attività concreta e dalle circostanze.

Musica, arti visive e prevenzione delle malattie

Fancourt collega le arti anche a esiti fisici, ma con una cautela metodologica precisa. Le ricerche longitudinali hanno osservato associazioni fra partecipazione culturale, migliori condizioni di benessere e alcuni indicatori di salute nel corso della vita. In altri lavori, le attività musicali sono state studiate in relazione al dolore, alla riabilitazione, alle patologie croniche e alla qualità della vita. Il punto non è sostenere che un dipinto o una canzone agiscano come un farmaco in senso letterale, bensì capire quali componenti dell’esperienza — movimento, attenzione, memoria, emozione e socialità — possano sostenere percorsi di cura e prevenzione.

Un esempio significativo riguarda il canto in contesti di gruppo e le malattie respiratorie. Il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle arti e la salute cita interventi come il canto corale per persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva, osservando possibili benefici sulla gestione dei sintomi, sulla respirazione e sulla qualità della vita. Questo tipo di attività non sostituisce inalatori, fisioterapia o supervisione clinica, ma può essere inserito in programmi integrati. La ricerca diventa così rilevante non soltanto per i singoli pazienti, ma anche per la progettazione dei servizi sanitari e sociali.

Le arti visive occupano nel volume un posto altrettanto ampio, sia come pratiche creative sia come forme di osservazione e partecipazione culturale. Disegnare, dipingere o lavorare con materiali diversi richiede attenzione prolungata e coordinazione; visitare una mostra organizza invece il tempo intorno a immagini, spazi, ricordi e conversazioni. Secondo l’impostazione di Fancourt, questi effetti non devono essere separati dal contesto: l’accessibilità dei musei, la possibilità di partecipare senza isolamento e la presenza di mediatori o gruppi possono modificare profondamente l’esperienza e i risultati ottenuti.

Il limite delle metafore terapeutiche

Il contributo più utile di “Art Cure” consiste forse nel correggere due semplificazioni opposte. La prima considera l’arte un lusso separato dalla salute; la seconda la trasforma in una cura universale capace di sostituire la medicina. Fancourt propone una terza via: riconoscere che le esperienze artistiche possiedono effetti psicologici, sociali e fisiologici studiabili, ma che tali effetti variano per età, condizioni di salute, biografia e ambiente. L’arte entra così nel discorso sanitario come risorsa complementare, non come slogan o prescrizione indistinta.

Nel suo prossimo libro, la psicobiologa inglese Daisy Fancourt esplora il rapporto tra salute quotidiana e attività artistiche. Attraverso prove scientifiche, l'autrice dimostra come musica e arte riducano stress e malattie, favorendo il nostro benessere psico-fisico.

Fonte immagine: theguardian.com

La prospettiva dell’autrice amplia infine la domanda su che cosa significhi prendersi cura di sé nella vita quotidiana. Ascoltare musica, leggere, cantare, danzare, disegnare o frequentare un museo non produce automaticamente lo stesso risultato e non può essere valutato senza considerare frequenza, partecipazione e condizioni personali. Il valore di queste pratiche sta nella combinazione di esperienza estetica, attività mentale, movimento e relazione. È su questa combinazione, sostenuta da studi diversi ma non intercambiabili, che Fancourt costruisce la sua proposta: considerare la cultura una componente concreta dell’ecologia della salute.

Domande frequenti
Che cos’è "Art Cure" di Daisy Fancourt?

È un libro pubblicato nel 2026 che presenta al pubblico generale le ricerche sugli effetti di musica, arti visive, teatro, danza, letteratura e altre attività artistiche sulla salute.

Daisy Fancourt sostiene che l’arte possa sostituire le cure mediche?

No. Il libro considera le arti risorse complementari ai trattamenti clinici e distingue gli effetti osservati dalla ricerca dalle promesse di una cura universale.

Quali attività artistiche vengono analizzate?

Il volume prende in esame, tra le altre, ascolto e produzione musicale, canto corale, arti visive, lettura, danza, teatro e partecipazione a musei o concerti.

Quali benefici sulla salute vengono discussi?

Le ricerche considerate riguardano soprattutto stress, umore, ansia, depressione, dolore, qualità della vita, relazioni sociali e alcuni aspetti della salute fisica e della prevenzione.


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