Dalla fondazione di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli alla trasformazione di un’ex distilleria milanese progettata da OMA.
Dal 29 gennaio al 9 novembre 2026 la Fondazione Prada di Milano presenta “Over, under and in between“, un progetto site-specific concepito da Mona Hatoum per lo spazio della Cisterna. La mostra riunisce tre installazioni indipendenti, accomunate dall’attenzione verso l’instabilità dei nostri tempi e la precarietà dell’esistenza. Il percorso non si sviluppa attraverso una successione di opere distribuite in più ambienti della fondazione, ma sfrutta la struttura della Cisterna, edificio nato come parte di una ex distilleria di alcolici e oggi sede di interventi espositivi e progettuali.
Una mostra costruita intorno all’instabilità
Il progetto concentra l’attenzione su tre elementi ricorrenti nel vocabolario di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. Nella loro disposizione all’interno della Cisterna, questi motivi assumono una funzione fisica oltre che simbolica. Le opere obbligano infatti a misurarsi con ciò che sta sopra, sotto e intorno al corpo, trasformando la visita in una sequenza di percezioni legate alla sospensione, all’equilibrio e al rischio. La mostra presenta così tre diverse condizioni di instabilità: l’intrappolamento, l’apertura indefinita del territorio e la possibilità del crollo. Nella sala d’ingresso è installata una costellazione di sfere trasparenti in vetro soffiato a mano, collegate da fili e sospese al di sopra dei visitatori. La forma richiama una grande ragnatela, motivo che Hatoum ha utilizzato nel corso degli ultimi decenni per evocare intrappolamento, incuria, legami familiari e connessioni. La delicatezza delle sfere rimanda alle gocce di rugiada e alla luminosità di una costellazione celeste, mentre la posizione dell’opera sopra il passaggio introduce una possibile minaccia: la stessa rete può apparire come protezione, rifugio o dispositivo oppressivo.
La mappa del mondo senza confini politici
La sala centrale della Cisterna ospita una cartina del mondo realizzata con oltre trentamila sfere traslucide di vetro rosso, disposte direttamente sul pavimento in cemento. L’opera rappresenta soltanto i contorni dei continenti e omette deliberatamente i confini politici e geografici. Le sfere non sono fissate alla superficie: la configurazione resta quindi esposta a possibili spostamenti e assume l’aspetto di un territorio aperto, provvisorio e indefinito. Il visitatore osserva il mondo dall’alto, ma deve anche attraversare lo spazio riconoscendone la precarietà materiale. Per questa rappresentazione Hatoum ha scelto la proiezione di Gall-Peters invece della più consueta proiezione di Mercatore. La decisione riguarda il modo in cui una mappa distribuisce visivamente le dimensioni dei territori: la proiezione di Gall-Peters corregge alcune distorsioni relative all’estensione delle regioni del Sud globale, tra cui Africa, Sud America e Sud-est asiatico. La scelta cartografica inserisce l’installazione in una riflessione sulla presunta neutralità delle immagini del mondo e sul rapporto storico tra rappresentazione geografica, potere politico e sistemi di dominio.
All of a quiver: la griglia tra costruzione e crollo
La terza sala presenta “all of a quiver“, un’installazione cinetica composta da una struttura metallica a griglia formata da nove livelli di cubi aperti sovrapposti. Sospesa al soffitto, l’opera oscilla lentamente lungo un movimento a zig-zag verso il basso, come se fosse continuamente sul punto di cedere. Scricchiolii e tintinnii accompagnano il movimento di ciascuna fila di cubi. La componente sonora non è separata dalla forma: amplifica la percezione di una struttura che passa ciclicamente dalla ricostruzione alla possibilità della distruzione. In “all of a quiver” Hatoum porta strutture modulari semplici, come cubi e griglie, verso una condizione instabile e quasi organica. L’opera resta riconoscibile come costruzione geometrica, ma il suo ondeggiamento la avvicina al comportamento di un corpo esposto alla perdita di equilibrio. La fondazione associa questo movimento a una sospensione tra costruzione e distruzione, levitazione e collasso, resistenza e fragilità. Il riferimento all’esperienza corporea attraversa quindi l’intera sala e rende il pericolo una sensazione percettiva prima ancora che una rappresentazione.
La Cisterna come parte dell’opera
La scelta della Cisterna non costituisce un semplice contenitore architettonico. Le tre installazioni sono pensate per riattivare un ambiente legato alla precedente funzione industriale del complesso, dove erano collocati silos e serbatoi della distilleria. La ragnatela sospesa sfrutta la verticalità della sala d’ingresso; la mappa occupa il pavimento della sala centrale; la struttura cinetica utilizza invece il volume della terza sala e la distanza dal soffitto. Il percorso procede così da un’opera sopra il corpo a una superficie da osservare e infine a un oggetto sospeso che sembra precipitare. “Over, under and in between” riunisce tre immagini riconoscibili, ma le sottrae a un uso illustrativo. La ragnatela diventa una rete ambivalente, capace di proteggere e intrappolare; la mappa perde la rigidità dei confini e si presenta come una superficie di sfere mobili; la griglia abbandona la stabilità dell’ordine modulare per trasformarsi in un organismo oscillante. In questa sequenza, Hatoum collega materiali fragili, cartografie e strutture geometriche a una condizione contemporanea definita dalla difficoltà di mantenere un equilibrio definitivo. La mostra è allestita nella sede milanese di Fondazione Prada, in Largo Isarco 2, 20139 Milano, e resta visitabile fino a lunedì 9 novembre 2026. La pagina ufficiale mette a disposizione una guida digitale dedicata al progetto e un collegamento per l’acquisto dei biglietti. Le informazioni confermate riguardano inoltre la collocazione nella Cisterna e la presenza delle tre installazioni concepite da Mona Hatoum per questo spazio. Il progetto è accompagnato da una pubblicazione intitolata “Mona Hatoum Over, under and in between”.
Approfondimento: Fondazione Prada a Milano: storia, architettura, opere e visita al complesso di Largo Isarco.

Una delle installazioni site-specific realizzate da Mona Hatoum per la Cisterna della Fondazione Prada di Milano.

La cartina del mondo in vetro rosso realizzata da Mona Hatoum nella sala centrale della Cisterna.
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