La direttrice Elena Gallenca racconta una diplomazia culturale fondata sul dialogo, sulla produzione condivisa e sull’inclusione della scena artistica del Kenya.

A Nairobi il rapporto tra arte e tecnologia non viene affrontato come una semplice questione di strumenti digitali, ma come un terreno di relazione tra culture, linguaggi e comunità. È questa la prospettiva che emerge dal lavoro dell’Istituto Italiano di Cultura, diretto da Elena Gallenca, impegnato a costruire programmi in cui la presenza italiana dialoghi con la scena creativa keniana. La direttrice ha indicato con chiarezza una priorità: includere artisti keniani nei progetti dell’Istituto, non come presenze accessorie, ma come interlocutori e coautori di una programmazione internazionale.

Elena Gallenca, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi, durante un intervento pubblico

Elena Gallenca, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi.

Un istituto come spazio di scambio

L’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi ha il compito istituzionale di promuovere la lingua e la cultura italiana, ma la sua attività si svolge in un contesto culturale dinamico, attraversato da pratiche artistiche contemporanee, nuove tecnologie e reti creative panafricane. In questo quadro, la diplomazia culturale non coincide soltanto con la presentazione di artisti o opere provenienti dall’Italia. Significa piuttosto creare condizioni di confronto, sostenere la circolazione delle idee e riconoscere il Kenya come luogo di produzione culturale, non soltanto come destinatario di iniziative straniere. La tecnologia amplia questo spazio di scambio perché consente di lavorare su immagini, archivi, suoni, dati e forme di partecipazione difficili da ricondurre ai tradizionali formati espositivi. A Nairobi, dove convivono una forte scena musicale, pratiche di design, fotografia, cinema e arti visive, il digitale può diventare un dispositivo per mettere in contatto competenze differenti. Il punto, tuttavia, non è adottare la tecnologia in modo spettacolare: è usarla per rendere più articolato il dialogo tra artisti italiani, autori keniani, istituzioni, università e pubblico.

La centralità degli artisti keniani

L’inclusione degli artisti keniani modifica la logica stessa dei progetti culturali. Non si tratta soltanto di aggiungere una componente locale a un programma già definito, ma di lasciare che il contesto di Nairobi influenzi temi, metodi e forme della collaborazione. Questa impostazione riconosce la specificità delle ricerche sviluppate in Kenya e contrasta una visione gerarchica degli scambi internazionali, nella quale l’Europa produce contenuti e l’Africa li riceve. La direzione di Gallenca appare invece orientata verso una costruzione condivisa, fondata sull’ascolto e sulla reciprocità. Un esempio recente è il progetto “Jute Portraits” di Franz Cerami, presentato il 2 giugno 2026 nella residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Nairobi in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica. L’iniziativa è stata sviluppata dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e con il programma UNIDO ACT Coffee. Il progetto mostra come l’immagine contemporanea possa intrecciarsi con temi economici, ambientali e sociali, trasformando una celebrazione istituzionale in un’occasione di racconto sul Kenya e sulle sue comunità legate alla filiera del caffè.

Dalla rappresentazione alla co-produzione

Il valore di iniziative di questo tipo dipende dalla capacità di evitare una rappresentazione semplificata del territorio. L’arte può raccontare il Kenya attraverso la materia, il paesaggio, il lavoro e le trasformazioni climatiche, ma può farlo in modo convincente soltanto quando coinvolge competenze e sensibilità radicate nel luogo. La tecnologia, in questo processo, non è neutrale: seleziona ciò che viene visto, archiviato e condiviso. Per questo la presenza degli artisti keniani diventa decisiva anche sul piano curatoriale, perché contribuisce a stabilire quali storie meritino di essere rese visibili. La posizione dell’Istituto si inserisce in una più ampia trasformazione delle istituzioni culturali europee presenti in Africa. Sempre più spesso la cooperazione non viene misurata soltanto dal numero di eventi organizzati, ma dalla durata delle relazioni, dalla possibilità di sostenere artisti locali e dalla qualità delle reti create. In questo senso Nairobi è un osservatorio particolarmente significativo: la città concentra istituzioni culturali, organizzazioni indipendenti, università, imprese creative e comunità artistiche capaci di lavorare tra dimensione locale e circolazione globale.

Una diplomazia culturale più contemporanea

Il lavoro dell’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi suggerisce dunque una concezione della diplomazia culturale meno centrata sulla vetrina e più attenta ai processi. Arte e tecnologia diventano strumenti per creare occasioni di ricerca, confronto e produzione comune; l’inclusione degli artisti keniani impedisce che il dialogo resti astratto o unidirezionale. La sfida sarà dare continuità a questa impostazione, trasformando i singoli progetti in rapporti strutturati con la scena locale. È in questa continuità, più che nell’eccezionalità dell’evento, che si misura la solidità di una politica culturale internazionale.

Fonti istituzionali e documentarie

Le informazioni sull’incarico di Elena Gallenca e sulle attività dell’Istituto provengono dalla pagina ufficiale del personale dell’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi, dalla conferenza pubblicata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dalla scheda istituzionale del progetto “Jute Portraits”.


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