La cattedrale milanese come laboratorio europeo della scultura, dal gotico internazionale alla conservazione contemporanea
Dal 16 giugno al 6 settembre 2026 Palazzo Reale di Milano presenta “Aurelio Amendola. Capolavori fotografati”, mostra dedicata a uno dei principali interpreti italiani della fotografia d’arte. Il progetto riunisce 85 fotografie di grande formato realizzate tra il 1976 e il 2025 e costruisce un percorso attraverso opere, artisti e luoghi osservati da Amendola nel corso di quasi cinquant’anni. Alberto Burri, Emilio Vedova, Hermann Nitsch, il Duomo di Milano, Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova costituiscono i nuclei dichiarati dell’esposizione.

Fonte immagine: artribune.com
Una selezione costruita su cinque decenni
La cronologia delle immagini permette di leggere la mostra non come una semplice antologia, ma come una selezione di campagne fotografiche sviluppate in tempi e contesti differenti. Le fotografie più antiche risalgono al 1976, anno legato anche al rapporto di Amendola con Alberto Burri, mentre le più recenti arrivano al 2025. La distanza temporale tra gli scatti mette a confronto pratiche analogiche, trasformazioni degli allestimenti e differenti condizioni di visione, mantenendo centrale il problema di come un’immagine possa restituire materia, volume e superficie.

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Burri, Vedova e Nitsch: la materia contemporanea
Il primo asse del percorso riguarda tre autori del secondo Novecento: Alberto Burri, Emilio Vedova e Hermann Nitsch. In questo segmento la fotografia non documenta soltanto la presenza fisica dell’opera, ma registra superfici, abrasioni, combustioni, stratificazioni e gesti. Il rapporto di Amendola con Burri occupa una posizione particolare nella sua ricerca: le immagini dedicate alle combustioni dell’artista umbro appartengono a una lunga frequentazione iniziata negli anni Settanta e proseguita con il lavoro sul Grande Cretto di Gibellina. La mostra accosta questa esperienza alle ricerche di Vedova e Nitsch.
Nove immagini per il Duomo di Milano
Un’intera sala è dedicata a nove fotografie del Duomo di Milano realizzate nel 2009 ed esposte per la prima volta al pubblico secondo quanto indicato dalla presentazione della mostra. Amendola concentra lo sguardo su dettagli, prospettive e variazioni luminose della cattedrale, evitando una lettura esclusivamente panoramica dell’architettura. La collocazione di Palazzo Reale, a pochi passi dal Duomo, introduce inoltre una relazione concreta tra il luogo fotografato e il luogo dell’esposizione: la cattedrale non appare come sfondo urbano, ma come organismo architettonico osservato nelle sue parti.
Michelangelo, Bernini e Canova tra luce e volume
Il secondo grande nucleo della mostra è dedicato alla scultura italiana, con fotografie di opere di Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova. Amendola lavora sui passaggi tra luce e ombra, sulle torsioni delle figure e sui dettagli che modificano la percezione del marmo. La sua ricerca su Michelangelo è documentata da numerosi progetti e pubblicazioni precedenti, tra cui “Un occhio su Michelangelo”, volume del 1993 dedicato alle tombe dei Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze. A Palazzo Reale questa esperienza entra in rapporto con l’osservazione di Bernini e Canova.

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La fotografia di Amendola si fonda sulla scelta dell’inquadratura e sulla costruzione della luce, due elementi che assumono un ruolo decisivo quando il soggetto è una scultura già conosciuta attraverso riproduzioni, manuali e immagini digitali. Il fotografo non sostituisce l’opera, ma seleziona una distanza, un dettaglio e una direzione dello sguardo. Nel caso del marmo, una variazione minima dell’illuminazione può rendere leggibili una piega, un bordo o una superficie; nella fotografia degli artisti contemporanei, lo stesso metodo registra invece la fisicità della materia e dell’ambiente di lavoro.
Una pratica tra documentazione e interpretazione
Il titolo “Capolavori fotografati” indica il tema centrale dell’esposizione: il rapporto tra l’opera e la sua immagine fotografica. Amendola ha lavorato sia su manufatti storici sia su artisti viventi, passando dagli studi e dagli atelier alle chiese, ai musei e agli spazi urbani. Questo percorso rende visibile una continuità metodologica: osservare l’opera nella sua consistenza materiale, stabilire una relazione con la luce e restituire una forma capace di mantenere il riferimento all’originale senza ridursi a una riproduzione neutra.
A Palazzo Reale il confronto tra arte contemporanea, architettura e scultura storica è organizzato attraverso la sequenza delle immagini e non attraverso la ricostruzione degli ambienti originari. Una fotografia di Burri, una superficie di Vedova, un dettaglio del Duomo o una figura di Michelangelo arrivano nello spazio espositivo come immagini di grande formato, con una scala che modifica il rapporto abituale tra osservatore e soggetto. La mostra invita quindi a considerare la fotografia come una forma autonoma di lettura critica, fondata su selezione, montaggio e controllo della visione.

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Informazioni per la visita
La mostra è visitabile a Palazzo Reale, in piazza del Duomo 12 a Milano, dal 16 giugno al 6 settembre 2026. La sede colloca il progetto nel principale complesso espositivo comunale affacciato sulla piazza del Duomo e consente di accostare le fotografie dedicate alla cattedrale alla sua presenza fisica nello spazio urbano. Per orari aggiornati, modalità di accesso, eventuali riduzioni e prenotazioni è necessario fare riferimento alle informazioni pubblicate nella pagina ufficiale di Palazzo Reale, che costituisce la fonte operativa per la visita.
Approfondimento: Duomo di Milano e scultura italiana: storia, capolavori e guida alla visita.
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