Dalla formazione con Bruno Di Bello all’indagine sulle periferie, sugli oggetti abbandonati e sulle forme di vita della città contemporanea.
Paola Di Bello è nata a Napoli nel 1961 e vive e lavora a Milano. Artista, fotografa e videomaker, ha sviluppato una ricerca dedicata ai problemi sociopolitici della città contemporanea, con particolare attenzione alle periferie urbane, agli sviluppi edilizi illegali, ai territori abbandonati e agli oggetti sottratti alla loro funzione originaria. La sua pratica non separa fotografia, video e osservazione sociale: ogni immagine nasce da una situazione concreta e verifica come il punto di vista possa rendere leggibili conflitti, esclusioni e forme di appartenenza. Il suo curriculum ufficiale la indica inoltre come docente di fotografia dal 2006 e responsabile del Dipartimento di Nuove Tecnologie dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Fonte immagine: paoladibello.com
Formazione e contesto artistico
La formazione di Paola Di Bello si è svolta nello studio del padre Bruno Di Bello, artista legato alle ricerche concettuali e all’uso radicale della fotografia sviluppate in Italia dagli anni Sessanta e Settanta. Il rapporto con quella eredità non si traduce però in una semplice prosecuzione familiare. La ricerca della figlia sposta il centro dell’immagine dalla superficie fotosensibile alla città abitata, osservando persone, infrastrutture, margini e tracce d’uso. In questo passaggio la fotografia diventa uno strumento per mettere in discussione la presunta neutralità del documento e per mostrare quanto ogni inquadratura dipenda da una scelta politica dello sguardo.

Fonte immagine: doppiozero.com
Una pratica fondata sull’osservazione
Secondo la descrizione della sua ricerca pubblicata da nctm e l’arte, il lavoro di Di Bello è centrato sull’atto stesso del fotografare, inteso come facoltà dell’occhio di prendere posizione rispetto al contesto. Le immagini possono registrare situazioni quotidiane, individuate casualmente oppure ricercate e costruite; il caso, in questa prospettiva, non è un automatismo ma qualcosa che richiede attenzione e capacità di riconoscimento. Questo metodo spiega la varietà dei soggetti affrontati dall’artista: non un repertorio iconografico fisso, ma una serie di dispositivi per verificare come le persone abitano, attraversano e trasformano lo spazio comune.
Opere e nuclei di ricerca
Tra i nuclei più riconoscibili della produzione di Paola Di Bello figura “CITIZENS 1988-2006“, progetto ripreso anche nella mostra curata da Francesco Zanot alla Galleria Bianconi di Milano e nella pubblicazione dedicata all’indagine. Il titolo individua una lunga durata e mette in primo piano la figura del cittadino, non come categoria astratta ma come presenza osservabile nei luoghi della metropoli. Un altro lavoro documentato nel suo archivio è “Lucciole“, presentato in relazione a una riflessione sul buio e sulle sperimentazioni fotografiche di Luigi Ghirri. La serie mostra come Di Bello trasformi un fenomeno effimero in una domanda sulla percezione e sulla memoria del paesaggio.
La sua bibliografia recente comprende inoltre “Home Less Home” e il libro d’artista “Un ritratto di Monno“, citati dalla Triennale di Milano nell’incontro dedicato alle sue produzioni editoriali del 31 marzo 2023. Questi titoli indicano due direzioni complementari: da un lato la precarietà dell’abitare e la perdita di una relazione stabile con la casa; dall’altro il ritratto di una comunità e di un luogo attraverso una costruzione editoriale specifica. Per Di Bello il libro non è soltanto il contenitore conclusivo delle fotografie, ma una forma di montaggio capace di modificare la lettura delle immagini.

Fonte immagine: paoladibello.com
Periferie, città e comunità
L’interesse per la città attraversa il lavoro di Di Bello in forme diverse: documentazione di luoghi marginali, attenzione ai segni dell’uso quotidiano, analisi degli effetti della trasformazione urbana e osservazione delle relazioni fra individuo e spazio pubblico. La descrizione della sua attività pubblicata da Museocity sottolinea il rapporto fra vocazione concettuale e indagine sociale, mentre le schede dedicate all’artista ricordano l’attenzione per territori abbandonati e sviluppi urbani illegali. L’elemento urbano non viene quindi trattato come semplice scenario: è il campo nel quale si rendono visibili disuguaglianze, norme, negoziazioni e forme di cittadinanza.
Musei, collezioni e riconoscimento istituzionale
Le opere di Paola Di Bello sono state esposte in istituzioni italiane e internazionali tra cui il Museo del Novecento di Milano, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, il MAXXI di Roma, il Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca, il Museu Berardo di Lisbona, il Mudam Luxembourg e la Leubsdorf Art Gallery di New York, secondo la scheda dell’Archivio Bruno Di Bello e dell’Archivio Paola Di Bello. Il suo nome compare anche nel contesto del Museo di Fotografia Contemporanea, dove è indicata tra gli autori che hanno esteso la tradizione italiana della fotografia di paesaggio verso forme più articolate di ricerca urbana e sociale.
Nel 2025 il MAXXI di Roma ha incluso una selezione di sue opere nella mostra “FUORI GIOCO. Sguardi d’artista sul mondo del calcio”, a cura di Carolina Latour. La rassegna, aperta dal 15 luglio al 14 settembre 2025, utilizzava il calcio come campo di osservazione per temi quali mercificazione dello sport, identità nazionale, politica e poetica. La presenza di Di Bello in questo progetto conferma la capacità della sua fotografia di entrare in sistemi sociali già fortemente codificati e di analizzare le immagini collettive non soltanto come rappresentazioni, ma come strumenti di costruzione dell’identità pubblica.

Fonte immagine: paoladibello.com
Lo stile: documento, montaggio e responsabilità dello sguardo
Lo stile di Paola Di Bello si definisce attraverso la tensione fra documento e costruzione. L’immagine parte da un luogo o da un episodio riconoscibile, ma il suo significato dipende dall’inquadratura, dalla sequenza, dal titolo e dal dispositivo espositivo. La fotografia non pretende di esaurire la realtà urbana: la seleziona, la interrompe e la ricompone. In questa prospettiva, l’artista lavora sulla responsabilità dello sguardo e sulla possibilità di rendere visibili presenze normalmente ignorate. Il suo linguaggio resta analitico anche quando utilizza ironia, ambiguità o elementi di apparente semplicità quotidiana.
Chi è Paola Di Bello?
Paola Di Bello è un’artista, fotografa e videomaker nata a Napoli nel 1961 e attiva a Milano. La sua ricerca riguarda soprattutto la città contemporanea, le periferie, i territori abbandonati e le questioni sociali legate allo spazio urbano.
Quali sono alcune opere note di Paola Di Bello?
Tra i progetti documentati figurano "CITIZENS 1988-2006", "Lucciole", "Home Less Home" e il libro d’artista "Un ritratto di Monno".
Dove sono state esposte le opere di Paola Di Bello?
Le sue opere sono state presentate, tra gli altri, al Museo del Novecento di Milano, al MAXXI di Roma, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, al Louisiana Museum of Modern Art e al Museu Berardo di Lisbona.
Qual è lo stile di Paola Di Bello?
Il suo stile combina fotografia documentaria, costruzione dell’immagine e riflessione sul ruolo dello sguardo. I soggetti principali sono la città, le comunità, i margini urbani e le trasformazioni del paesaggio sociale.
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