La traiettoria di un’artista che ha trasformato il segno astratto in una pratica autonoma, cromatica e spaziale.
Carla Accardi nacque a Trapani il 9 ottobre 1924 e morì a Roma il 23 febbraio 2014. Dopo gli studi artistici tra Palermo e Firenze, nel 1946 si trasferì a Roma, città nella quale avrebbe vissuto e lavorato per il resto della vita. La sua ricerca si sviluppò nel contesto dell’astrattismo italiano del dopoguerra, ma non rimase legata a una sola formula stilistica: dalla pittura informale dei primi anni alla scrittura segnica, dalle superfici plastiche alle installazioni, Accardi mise in discussione la distinzione tra disegno, pittura e ambiente.

Fonte immagine: palazzoesposizioniroma.it
Formazione e gruppo Forma 1
Nel 1947 Accardi fu tra i firmatari del manifesto di Forma 1, il gruppo fondato a Roma insieme ad Achille Perilli, Piero Dorazio, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e Ugo Attardi. Il programma del gruppo rivendicava l’autonomia dei valori formali senza rinunciare a una posizione politica di orientamento marxista. Accardi partecipò così alla costruzione di un linguaggio astratto distinto sia dal realismo figurativo sia dall’idea di una pittura puramente espressiva. Il rapporto con Antonio Sanfilippo, pittore e membro di Forma 1, accompagnò inoltre la sua vicenda artistica e personale fino alla separazione del 1974.
Le prime opere di Accardi si basavano su campiture scure e su forme astratte ancora riconducibili alla ricerca postcubista e all’esperienza del gruppo. Tra il 1952 e il 1954 il colore si ridusse progressivamente, mentre il segno acquistò autonomia fino a diventare una trama bianca o nera articolata sulla superficie. Questa trasformazione è spesso indicata come il passaggio alla cosiddetta scrittura segnica: non una grafia leggibile, ma un sistema di moduli ricorrenti, abbreviazioni visive e ritmi che organizzano lo spazio del dipinto. Il segno non rappresenta un oggetto; costruisce invece la struttura stessa dell’immagine.
Colore, sicofoil e trasparenza
A partire dalla metà degli anni Sessanta Accardi introdusse nella sua pratica il sicofoil, una plastica trasparente e colorata che consentiva al segno di uscire dalla tela tradizionale. Il supporto non era più soltanto una superficie da coprire, ma diventava un elemento fisico capace di filtrare la luce e modificare la percezione dell’ambiente. Le opere realizzate con colori fluorescenti, spesso accostati a trame bianche o nere, produssero una pittura otticamente instabile: il disegno appariva e si dissolse in relazione alla trasparenza del materiale, alla distanza dell’osservatore e alle condizioni luminose.
Le ricerche sul sicofoil condussero alle opere ambientali degli anni Sessanta e Settanta. In lavori come “Tenda” e “Triplice tenda“, il motivo segnico si combina con una struttura attraversabile, modificando il rapporto tra quadro e spettatore. La tenda non è una semplice scultura né un dipinto ingrandito: è un dispositivo che separa e unisce, delimita uno spazio e allo stesso tempo lo lascia visibile. Questa dimensione installativa proseguì con esperienze come “Le tre tende” e con gli ambienti presentati in diverse mostre personali, tra cui quella del Castello di Rivoli del 1998.

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Tra le opere e i cicli più utili per comprendere il percorso di Accardi figurano i dipinti segnici degli anni Cinquanta, le composizioni fluorescenti degli anni Sessanta, le tende e gli ambienti degli anni Settanta e le successive superfici trasparenti. Il suo lavoro non procede secondo una successione lineare di stili, ma attraverso il ritorno di alcuni problemi: come rendere il segno indipendente dalla figurazione, come far agire il colore sulla percezione e come trasformare il quadro in uno spazio fisico. Anche la ceramica e il rapporto con la performance ampliarono, negli ultimi decenni, il campo della sua ricerca.
Carla Accardi tra femminismo e istituzioni
Negli anni Settanta Accardi partecipò alla riflessione femminista italiana insieme a Carla Lonzi ed Elvira Banotti, con la quale fondò il gruppo Rivolta Femminile nel 1970. La sua posizione non si tradusse in una pittura illustrativa del femminismo, ma in una messa in discussione dei ruoli, delle gerarchie e dei criteri di riconoscimento dell’artista. Nel frattempo la sua attività espositiva si ampliò: fu presente alla Biennale di Venezia nel 1964, nel 1976, nel 1978 e nel 1988, dove ebbe una sala personale, e nel 1993 partecipò al Padiglione Italia.
Le opere di Accardi sono conservate in istituzioni italiane e internazionali, tra cui la Tate di Londra, il Museum of Modern Art di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il MAMbo di Bologna, il Museo del Novecento di Milano e il Castello di Rivoli. La presenza in collezioni così diverse documenta la circolazione della sua ricerca oltre il contesto italiano. Nel 2024, per il centenario della nascita, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ha presentato una retrospettiva con circa cento opere, ricostruendo le principali fasi della sua attività.
L’eredità di Carla Accardi risiede nella possibilità di intendere l’astrazione come pratica concreta del vedere, non come rinuncia alla realtà. Il suo segno è costruzione, ma anche movimento; il colore è materia ottica; la trasparenza rende instabile il confine tra opera e spazio. Per questo la sua ricerca resta leggibile attraverso più prospettive: la storia dell’astrattismo italiano, la cultura visiva del dopoguerra, la sperimentazione sui materiali, l’arte ambientale e il dibattito sulla presenza delle artiste nelle istituzioni. La sua opera unisce rigore formale e trasformazione percettiva senza ridursi a una sola definizione critica.
Quando e dove è nata Carla Accardi?
Carla Accardi è nata a Trapani il 9 ottobre 1924.
Che cos’era il gruppo Forma 1?
Forma 1 era un gruppo di artisti fondato a Roma nel 1947, tra i cui firmatari figuravano Carla Accardi, Achille Perilli, Piero Dorazio, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e Ugo Attardi.
Quali sono le opere più note di Carla Accardi?
Tra i nuclei più riconoscibili figurano i dipinti segnici degli anni Cinquanta, le opere fluorescenti su sicofoil, le installazioni "Tenda" e "Triplice tenda" e le successive superfici trasparenti.
In quali musei si trovano opere di Carla Accardi?
Opere di Carla Accardi sono conservate, tra gli altri, alla Tate di Londra, al Museum of Modern Art di New York, al Centre Pompidou di Parigi, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, al MAMbo e al Museo del Novecento di Milano.
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