Affacciato sul Canal Grande e oggi legato alla ricerca IUAV e all’arte contemporanea del vetro, Palazzo Ca’ Tron conserva una storia stratificata tra patriziato veneziano, trasformazioni architettoniche e nuove funzioni culturali.
Dal 12 luglio al 22 novembre 2026 Venezia ospita una nuova edizione di “Glasstress”, il progetto internazionale dedicato alle possibilità del vetro nella produzione contemporanea. La mostra si distribuisce tra Palazzo Ca’ Tron, nel sestiere di Santa Croce, e la Fondazione Berengo Art Space di Murano, mettendo in relazione il centro storico della città con l’isola che ha costruito la propria identità produttiva attorno alla lavorazione del vetro. Il programma riunisce opere di oltre cinquanta artisti e designer internazionali.

Fonte immagine: berengo.com
Un progetto nato dall’incontro tra arte contemporanea e fornace muranese
La caratteristica produttiva di Glasstress consiste nella collaborazione tra gli artisti invitati e i maestri vetrai di Berengo Studio. Le opere non vengono quindi presentate soltanto come esempi di una tecnica tradizionale, ma come esiti di un processo condiviso, nel quale l’idea dell’autore deve confrontarsi con temperature, tempi, fragilità e possibilità formali del materiale. La nuova edizione comprende scultura, design, performance e installazione, estendendo il campo del vetro oltre l’oggetto autonomo e mostrando come il medium possa entrare in pratiche artistiche differenti.
Glasstress è stato avviato nel 2009 da Adriano Berengo come evento collaterale della Biennale di Venezia, con l’obiettivo di promuovere un uso del vetro non limitato alla decorazione o alla produzione artigianale. Le edizioni successive hanno coinvolto artisti provenienti da ambiti diversi e hanno portato il progetto anche fuori dalla laguna, in istituzioni e musei internazionali. La rassegna del 2026 prosegue questa impostazione, mantenendo però il rapporto diretto con Murano e con il lavoro quotidiano della fornace.
Due sedi per leggere il vetro tra palazzo storico e spazio produttivo
La presenza di Palazzo Ca’ Tron introduce nella mostra una sede veneziana affacciata sul Canal Grande e collocata nel tessuto storico di Santa Croce. Qui il vetro viene osservato dentro un’architettura palaziale, in un contesto che modifica la percezione delle opere attraverso proporzioni, luce e successione degli ambienti. La seconda sede, la Fondazione Berengo Art Space di Murano, riporta invece l’esposizione vicino alle fornaci e alla storia tecnica dell’isola. Il percorso tra i due luoghi è parte integrante della struttura dell’edizione.
La Fondazione Berengo Art Space occupa un ruolo specifico nella strategia culturale di Berengo: è uno spazio espositivo dedicato alla ricerca sul vetro contemporaneo e alla presentazione di opere nate dalla collaborazione con il laboratorio muranese. La sua collocazione sull’isola consente di leggere Glasstress non come una semplice esposizione itinerante, ma come un progetto legato a un ecosistema produttivo preciso. In questo quadro, la tradizione locale non è soltanto un riferimento storico, ma il contesto operativo nel quale le opere vengono sviluppate.
Artisti e designer al lavoro su un materiale non neutro
Il dato dei più di cinquanta partecipanti indica una rassegna costruita su una pluralità di linguaggi, non su una singola scuola formale. Scultori, designer e autori attivi nella performance o nell’installazione affrontano il vetro partendo da esigenze diverse: trasparenza, rifrazione, peso, colore, tensione interna e rapporto con lo spazio. La collaborazione con Berengo Studio impone inoltre una negoziazione tra progetto e realizzazione, perché molte forme devono essere adattate alle condizioni concrete della lavorazione e alle competenze dei maestri coinvolti.
La curatela dell’edizione 2026 è affidata ad Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi. La presenza congiunta di una figura legata alla produzione e alla fondazione, di una curatrice internazionale e di un professionista con esperienza nella direzione culturale italiana definisce un progetto che tiene insieme ricerca artistica, patrimonio tecnico e organizzazione espositiva. Il percorso non viene presentato come una ricostruzione storica del vetro veneziano, ma come una selezione di pratiche contemporanee sviluppate attraverso il confronto con una competenza artigianale localizzata.
L’edizione veneziana del 2026 si inserisce così nella lunga attività di Berengo Studio, fondato a Murano nel 1989 e orientato alla collaborazione con artisti di discipline differenti. Il progetto di Glasstress ha contribuito a rendere visibile una produzione in cui il vetro può essere trattato come materiale concettuale, strutturale e spaziale. La mostra permette di seguire questa trasformazione attraverso opere recenti e attraverso la relazione tra due luoghi: Palazzo Ca’ Tron, legato alla geografia monumentale di Venezia, e Murano, sede della competenza tecnica.
Date e sedi di Glasstress 2026
“Glasstress 2026” è visitabile dal 12 luglio al 22 novembre 2026 a Venezia e Murano. Le sedi indicate dal progetto sono Palazzo Ca’ Tron, a Venezia, e Fondazione Berengo Art Space, a Murano. Le informazioni ufficiali disponibili confermano il periodo della mostra, la distribuzione tra i due spazi e la curatela di Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi. Per orari, modalità di accesso e condizioni di ingresso è necessario fare riferimento alle comunicazioni aggiornate degli organizzatori, poiché questi dati possono essere distinti per sede.

Fonte immagine: berengo.com
Fonti principali per l’articolo
Le informazioni sulla mostra, sulle sedi, sulle date, sulla curatela e sul rapporto con Berengo Studio sono state verificate attraverso le pagine ufficiali di Berengo e della Fondazione Berengo, affiancate da una scheda editoriale indipendente dedicata all’edizione veneziana del 2026.
Approfondimento: Palazzo Ca’ Tron a Venezia: storia, architettura e il progetto della Fondazione Berengo.
Ultime notizie & mostre
Le ultime notizie dal mondo dell'arte

Residenze Reali Sabaude vicino a Torino: itinerario tra Venaria, Stupinigi e Villa della Regina

Torino sacra: otto chiese da vedere tra Guarini, Juvarra, neoclassicismo e architettura contemporanea

Torino postindustriale: dalle OGR alla Nuvola, come le ex fabbriche diventano cultura

