Due percorsi distinti nell’arte contemporanea italiana, uniti dalla capacità di trasformare il luogo in parte essenziale dell’opera.

Francesca Pasquali e Marco Nones appartengono a due traiettorie differenti dell’arte contemporanea italiana, ma condividono una concezione dell’installazione come pratica inseparabile dal luogo. Pasquali, nata a Bologna nel 1980, osserva forme e trame naturali per ricomporle attraverso plastiche, materiali industriali e oggetti ordinari. Nones, nato a Rheinfelden nel 1966 e attivo in Val di Fiemme, lavora invece con legno, ghiaccio, neve e residui della cultura alpina. Il confronto tra i due artisti chiarisce come il site-specific possa nascere tanto dall’artificio quanto dall’ambiente naturale.

Francesca Pasquali e Marco Nones per le installazioni site-specific: biografia, opere e stile

Fonte immagine: francescapasquali.com

Formazione e identità artistiche

Pasquali ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove ha sviluppato una ricerca tra scultura, design e installazione. Il suo metodo parte dall’osservazione della natura, non per riprodurla in senso illustrativo, ma per analizzarne strutture, ritmi e superfici. Nones si è formato all’Istituto d’Arte di Pozza di Fassa e ha legato il proprio lavoro alla Valle di Fiemme, trasformando l’esperienza della montagna in una pratica che comprende scultura, performance e arte ambientale. La geografia, nei suoi progetti, non è sfondo ma condizione operativa.

Francesca Pasquali e Marco Nones per le installazioni site-specific: biografia, opere e stile

Fonte immagine: francescapasquali.com

Francesca Pasquali: la natura tradotta in plastica

La ricerca di Francesca Pasquali si riconosce nei cicli costruiti con materiali di uso comune: cannucce, setole di scope, neoprene, elastici e altri elementi plastici vengono tagliati, assemblati o stratificati fino a formare superfici vibranti e organismi astratti. Nelle serie “Straws“, “Bristles” e “Frappe“, il materiale conserva la propria identità industriale ma assume configurazioni che ricordano peli, alghe, coralli, nidi o tessuti biologici. La tensione dell’opera nasce proprio da questa ambivalenza tra artificiale e naturale.

Nelle installazioni site-specific Pasquali amplia la scala dei suoi assemblaggi e considera l’architettura come un elemento compositivo. “Spiderwall“, presentata al MOCA London nel luglio 2016, era formata da migliaia di spolverini colorati disposti come una nube sospesa nello spazio. Nel 2018, per il festival Antidote alla Sydney Opera House, l’artista ha realizzato “Plastic Islands“, trasformando cannucce di plastica inutilizzate in una scultura ispirata al porto di Sydney. Il riuso, in questi casi, è insieme procedimento formale e tema ambientale.

Marco Nones: il tempo della materia naturale

Marco Nones sviluppa una pratica fondata sulla trasformazione di materiali legati al paesaggio alpino. Il legno recuperato da antiche baite, il ghiaccio e la neve non sono soltanto materie disponibili: portano nell’opera il tema della durata, della fragilità e della memoria. In questo contesto la scultura può essere destinata a modificarsi o a scomparire, seguendo i cicli climatici. La sua attività comprende anche la direzione artistica di RespirArt, parco d’arte ambientale in quota, dove le opere vengono pensate in relazione ai sentieri e alle visuali dolomitiche.

Un esempio concreto del suo rapporto con il territorio è “The Seated Path“, percorso installativo realizzato a Ciampac con nove sedute ricavate da legni riciclati provenienti da antiche costruzioni locali. Le opere sono collocate lungo un itinerario raggiungibile in quota e funzionano contemporaneamente come sculture, presenze d’uso e punti di osservazione. In altri progetti Nones interviene nei boschi d’inverno o lavora sul ghiaccio, accettando che il mutamento atmosferico diventi parte della forma e che l’autore perda il controllo sull’esito finale.

Francesca Pasquali e Marco Nones per le installazioni site-specific: biografia, opere e stile

Fonte immagine: marconones.art


Due modi di intendere il site-specific

Il confronto tra Pasquali e Nones non va ridotto a una comune attenzione ecologica. Pasquali parte spesso da un materiale prodotto industrialmente e lo sottopone a un processo di ricomposizione che ne altera percezione e funzione; Nones parte invece da elementi naturali o da residui della tradizione costruttiva alpina e li inserisce in un processo di trasformazione legato al clima e al paesaggio. Nel primo caso il luogo amplifica una ricerca sulla materia artificiale; nel secondo determina tempi, scala e vulnerabilità dell’opera.

Le loro opere richiedono quindi una lettura spaziale prima ancora che iconografica. Un’installazione di Pasquali modifica la percezione di una sala attraverso densità, ripetizione, colore e movimento dello sguardo; un intervento di Nones stabilisce invece una relazione con distanza, altitudine, orientamento e trasformazione stagionale. Anche quando il pubblico non conosce il procedimento tecnico, può riconoscere che l’opera non è semplicemente collocata in un ambiente: è stata concepita per quel contesto e perde parte del proprio significato se viene separata dal luogo d’origine.

Opere, mostre e ricezione critica

La carriera di Pasquali comprende esposizioni al MAR di Ravenna, alla Raccolta Lercaro di Bologna, al MOCA London e alla Sydney Opera House, oltre a progetti con Tornabuoni Art e gallerie internazionali. Nel 2021 “Natura plastica”, realizzata alla Raccolta Lercaro in collaborazione con CUBO Museo d’impresa del Gruppo Unipol, ha ricondotto i suoi cicli di lavori dentro una riflessione sul rapporto tra forme naturali e materiali sintetici. La critica ha così evidenziato la continuità tra ricerca plastica, installazione e riflessione sul consumo.

Per Nones, la ricezione è legata soprattutto alla dimensione ambientale e alla specificità dei luoghi in cui interviene. La mostra “Le anime della Materia”, ospitata al Centro Arte Contemporanea di Cavalese tra il 24 dicembre 2016 e il 26 febbraio 2017, ha presentato una selezione della sua produzione in uno spazio museale, mentre RespirArt ha portato la sua ricerca lungo un percorso d’alta quota. La sua opera si colloca così tra scultura contemporanea, land art e pratica performativa, senza coincidere interamente con una sola di queste categorie.

Francesca Pasquali e Marco Nones per le installazioni site-specific: biografia, opere e stile

Fonte immagine: studiointernational.com

Fonti principali e prospettiva di lettura

Letti insieme, Pasquali e Nones mostrano due forme di responsabilità dell’installazione contemporanea: la prima rende visibili le trasformazioni culturali della materia industriale, il secondo espone l’opera ai tempi della natura e alla storia concreta dei luoghi. Le loro biografie, opere e stili sono dunque utili per comprendere il site-specific non come semplice adattamento scenografico, ma come metodo di lavoro. In entrambi i casi, il significato nasce dall’incontro tra materiali, spazio, memoria e condizioni fisiche dell’esperienza.

Domande frequenti
Dove è nata Francesca Pasquali e quale formazione ha seguito?

Francesca Pasquali è nata a Bologna nel 1980 e ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Quali materiali utilizza Francesca Pasquali?

Lavora frequentemente con cannucce, setole di plastica, neoprene, elastici e altri materiali industriali o di uso quotidiano.

Dove vive e lavora Marco Nones?

Marco Nones vive e lavora in Val di Fiemme, in Trentino, fra le Dolomiti.

Che cos’è RespirArt?

RespirArt è un parco d’arte ambientale in quota legato alla ricerca di Marco Nones e situato nel territorio dolomitico trentino.

Qual è la differenza principale tra le installazioni dei due artisti?

Pasquali trasforma soprattutto materiali artificiali in forme biomorfiche; Nones lavora con materiali naturali e con la trasformazione del paesaggio nel tempo.


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