Dalla formazione torinese alla consacrazione internazionale, il percorso di un artista che trasformò forze fisiche e fenomeni naturali in scultura.

Giovanni Anselmo nacque il 5 agosto 1934 a Borgofranco d’Ivrea, nel territorio torinese, e morì a Torino il 18 dicembre 2023, a 89 anni. Dopo gli studi classici si formò principalmente come pittore autodidatta, ma già negli anni Sessanta iniziò a mettere in discussione il quadro come oggetto concluso e separato dalla realtà. La sua ricerca si concentrò progressivamente su forze e fenomeni non immediatamente visibili: gravità, tensione, magnetismo, orientamento, crescita biologica, consumo e trasformazione della materia. **Giovanni Anselmo** divenne così una figura centrale dell’Arte Povera senza esaurirsi nella definizione del movimento.

Giovanni Anselmo: biografia, opere e stile

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Formazione e prime esperienze a Torino

L’esordio pubblico di Anselmo avvenne nel 1967 alla Galleria Sperone di Torino, in una mostra collettiva nella quale presentò due opere polimateriche senza titolo. L’anno successivo la stessa galleria ospitò la sua prima personale. In questa fase l’artista si avvicinò alle ricerche che Germano Celant avrebbe riunito sotto il nome di Arte Povera, insieme a Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Alighiero Boetti e altri autori attivi soprattutto nel contesto torinese. La partecipazione alla mostra “When Attitudes Become Form“, organizzata a Berna nel 1969, segnò il passaggio della ricerca italiana sulla scena internazionale.

Giovanni Anselmo: biografia, opere e stile

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Un episodio decisivo per la sua immaginazione fu l’esperienza vissuta sull’isola di Stromboli all’alba del 6 agosto 1965. Anselmo osservò il rapporto tra il proprio corpo, la luce radente e l’assenza apparente dell’ombra sulla superficie vulcanica. Da questo nucleo nacque la riflessione sull’invisibile e sul limite della percezione, poi sviluppata in lavori legati all’idea di ombra, direzione e infinito. L’episodio non va letto come un semplice aneddoto biografico: chiarisce perché, nelle opere dell’artista, un fenomeno naturale possa diventare il principio costruttivo di una scultura e non soltanto il suo soggetto.

Uno stile fondato su energia, equilibrio e trasformazione

Lo stile di Anselmo nasce dall’accostamento di materiali elementari e da una condizione fisica verificabile. Blocchi di granito, ferro, legno, terra, stoffa, spugne, lattuga, fotografie, proiezioni e pigmenti non sono scelti per il loro valore decorativo, ma perché rendono percepibile un rapporto di forze. L’opera può comprimere, orientare, trattenere o consumare; il suo significato dipende dal comportamento dei materiali nel tempo. In questo senso la scultura non coincide con un oggetto stabile: è piuttosto una situazione che continua ad accadere davanti allo spettatore.

In “Senza titolo (Struttura che mangia“), del 1968, due blocchi di granito tengono compressa una testa di lattuga. Il vegetale, destinato a deperire, modifica progressivamente l’equilibrio dell’insieme: quando perde volume, la pressione tra le pietre diminuisce e la struttura deve essere ripristinata sostituendo la lattuga. L’opera rende concreta l’idea di entropia attraverso un gesto quotidiano e non spettacolare. La materia organica introduce una durata biologica dentro la scultura, mentre il granito rappresenta una permanenza solo apparente, perché anche la disposizione dei blocchi dipende dal deterioramento dell’elemento vivo.

La serie “Direzione“, avviata nel 1967, affronta invece il magnetismo terrestre. In queste opere Anselmo inserisce aghi magnetici in materiali diversi, tra cui pietra, legno, cemento, terra e altri supporti, facendo sì che l’orientamento nord-sud dipenda dall’ago e non dall’architettura della sala. La scultura possiede quindi una direzione autonoma, stabilita da una forza planetaria. Il lavoro mette in crisi l’idea dell’opera come elemento orientato esclusivamente dal punto di vista umano e introduce nello spazio espositivo una relazione con il campo magnetico terrestre.

Giovanni Anselmo: biografia, opere e stile

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Torsione, Respiro e il comportamento dei materiali

In “Torsione” del 1968, una stoffa viene mantenuta attorcigliata da una barra di ferro la cui tensione è contrastata dalla parete. Il lavoro non rappresenta la torsione: la produce materialmente e la conserva in una condizione instabile. In “Respiro” del 1969, invece, l’interazione tra ferro e spugna dipende dalla variazione della temperatura. Il restringimento delle barre modifica la pressione esercitata sulla spugna, dando forma a un ciclo di contrazione e rilascio. Queste opere mostrano come Anselmo trasformi fenomeni ordinari in strutture osservabili senza ricorrere a immagini illustrative.

Accanto alle sculture, Anselmo sviluppò opere fotografiche, proiezioni, libri d’artista e lavori basati sulla parola. Nel ciclo “Particolare”, la parola stessa viene proiettata nello spazio attraverso diapositive, spostando l’attenzione dal significato linguistico alla dimensione fisica dell’immagine. Il libro “Leggere”, del 1972, modifica progressivamente la dimensione della stessa parola pagina dopo pagina. Anche in questi lavori il linguaggio non è trattato come un sistema astratto: diventa una forma materiale, misurabile e sottoposta a variazioni di scala, ritmo e visibilità.

Negli anni Ottanta e Novanta Anselmo approfondì il rapporto tra pietra, colore, spazio e orientamento. Opere come “Verso oltremare” e “Grigi che si alleggeriscono verso oltremare” accostano blocchi di granito a campi cromatici che suggeriscono un movimento verso una tonalità e una direzione oltre il limite della superficie. La sua ricerca non abbandonò quindi la concretezza dei materiali, ma la mise in relazione con concetti come infinito, lontananza e misura. Nel 1990 partecipò alla Biennale di Venezia e ricevette il Leone d’oro per la pittura, confermando la rilevanza internazionale del suo percorso.

Opere nei musei e eredità critica

Il lavoro di Anselmo è conservato e studiato in collezioni pubbliche e private internazionali, tra cui il Guggenheim Museum Bilbao, la Pinault Collection e la National Gallery of Art di Washington. Il Castello di Rivoli ha inoltre dedicato all’artista una mostra costruita in collaborazione con lui, ricordando che Anselmo fu tra i primi artisti a esporre nel museo piemontese dopo la sua apertura nel 1984. La retrospettiva “Giovanni Anselmo: Beyond the Horizon”, organizzata dal Guggenheim Bilbao nel 2024, ha ricostruito l’ampiezza della sua ricerca oltre l’etichetta di Arte Povera.

Giovanni Anselmo: biografia, opere e stile

Fonte immagine: theguardian.com

La posizione di Anselmo nella storia dell’arte contemporanea dipende dalla capacità di tenere insieme esperienza fisica e pensiero concettuale. Le sue opere non chiedono soltanto di riconoscere un materiale o una forma, ma di osservare una condizione: una pietra che orienta, una pianta che si consuma, un metallo che reagisce alla temperatura, una parola che cambia dimensione, una luce che rende visibile un limite. Per questo la sua ricerca resta leggibile anche oltre la stagione storica dell’Arte Povera: non propone una tecnica da imitare, ma un modo preciso di verificare come il mondo materiale produca significato.

Domande frequenti
Quando è nato e quando è morto Giovanni Anselmo?

Giovanni Anselmo nacque il 5 agosto 1934 a Borgofranco d’Ivrea e morì a Torino il 18 dicembre 2023.

Per quale movimento artistico è conosciuto Giovanni Anselmo?

È conosciuto soprattutto come uno dei protagonisti dell’Arte Povera, il movimento italiano sviluppatosi nella seconda metà degli anni Sessanta.

Quali sono le opere più note di Giovanni Anselmo?

Tra i lavori più studiati figurano "Senza titolo (Struttura che mangia"), "Direzione", "Torsione", "Respiro" e i cicli "Particolare" e "Verso oltremare".

Quali materiali utilizzava Giovanni Anselmo?

Utilizzava granito, ferro, terra, legno, stoffa, spugne, vegetali, fotografie, luce, pigmenti e testo, spesso combinandoli per rendere visibili tensioni e trasformazioni fisiche.

Dove sono conservate opere di Giovanni Anselmo?

Opere dell’artista sono presenti, tra le altre, nelle collezioni del Guggenheim Museum Bilbao, della National Gallery of Art di Washington e della Pinault Collection.


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