Dalla ricerca sonora ai progetti partecipativi, il percorso di una artista che studia la voce come dispositivo corporeo, politico e relazionale.

Giulia Deval, nata a Torino nel 1993, è una cantante e artista multimediale la cui pratica si sviluppa nell’area di confine tra musica sperimentale e arte contemporanea. Il centro della sua ricerca è la vocalità, considerata non soltanto come tecnica musicale ma come fenomeno fisico, sociale e politico. Attraverso performance, video, installazioni audiovisive, programmi radiofonici, dispositivi indossabili e workshop, Deval osserva il modo in cui toni, vibrazioni e modalità dell’enunciazione producono ruoli, gerarchie e forme di appartenenza. La sua opera richiede quindi di essere letta come una ricerca sui rapporti tra voce, corpo e potere.

giulia deval: biografia, opere e stile

Fonte immagine: albertina-academy.it

Formazione e primi attraversamenti tra musica e arti visive

La formazione di Deval è descritta dalle istituzioni che hanno presentato il suo lavoro come un percorso volutamente mobile tra musica e arti visive. La artista si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha poi proseguito la propria attività in ambito accademico e di ricerca presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove risulta impegnata in un dottorato sui nuovi media. Questa collocazione spiega la varietà dei formati utilizzati: il concerto non viene separato dalla lezione, la scrittura dalla registrazione, l’ascolto dall’azione collettiva. Il suo metodo nasce dall’ibridazione dei linguaggi più che dalla fedeltà a una sola disciplina.

Tra i primi nuclei riconoscibili della sua produzione compare l’interesse per il fictioning, una modalità narrativa che costruisce personaggi, scenari e documenti immaginari per interrogare il presente. In questo contesto si colloca “Antes de la Catàstrofe. Rutas Etnográficas 3302″, progetto sviluppato come metodologia partecipativa e azione collettiva. Il lavoro utilizza gioco, suono e improvvisazione dei discorsi per immaginare una prospettiva etnografica futura, mettendo in discussione la presunta neutralità dell’osservazione. Il progetto ha vinto il programma MOVIN’UP – Spettacolo-Performing Arts 2020 ed è stato tra gli undici selezionati del Pierre Schaeffer Award nel 2019.


La voce come materia politica e strumento di relazione

Nel lavoro di Deval la voce è una materia instabile: può appartenere a un corpo, essere registrata su nastro, trasformarsi in personaggio o diventare una situazione condivisa. L’artista analizza il significato attribuito alle frequenze e alle inflessioni, chiedendosi perché determinati registri vengano associati all’autorità mentre altri siano percepiti come fragili, infantili o subordinati. Il tema non riguarda dunque soltanto il canto, ma le convenzioni attraverso cui una comunità ascolta e interpreta le persone. La vocalità diventa così uno strumento per rendere percepibili i meccanismi sociali nascosti dentro una conversazione ordinaria.

Un passaggio importante di questa ricerca è rappresentato da “PITCH. Notes on Vocal Intonation“, progetto sostenuto dal Premio Lydia 2024, promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto in collaborazione con il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e curato da Claudia D’Alonzo. L’opera assume la forma di una performance lecture e di un video saggio. Deval intreccia etologia, fonetica e cultura visiva per affrontare il cosiddetto Frequency Code, teoria associata agli studi di John Ohala ed Eugene S. Morton. Il lavoro esamina come i toni acuti e gravi siano interpretati dagli esseri umani e da altre specie.

La struttura di “PITCH” è significativa anche per il modo in cui unisce ricerca e messa in scena. La performance non presenta una tesi in forma puramente accademica, ma costruisce un dispositivo nel quale fonti testuali, immagini, voce e presenza fisica si condizionano reciprocamente. Il risultato è una riflessione sulle gerarchie dell’ascolto: il tono grave viene spesso collegato a controllo e autorevolezza, mentre il tono acuto può essere giudicato fastidioso o poco credibile. Deval non propone queste associazioni come dati naturali; ne ricostruisce invece l’origine culturale e il funzionamento quotidiano.

giulia deval: biografia, opere e stile

Fonte immagine: artcity.bologna.it

Opere, formati e contesti di presentazione

La produzione di Giulia Deval comprende abiti sonori, installazioni audiovisive, concerti interpretati da personaggi immaginari, programmi radiofonici e attività workshop-based dedicate a voci e nastri magnetici. Questi formati non sono semplici supporti alternativi, perché modificano il ruolo di chi ascolta: il pubblico può diventare partecipante, interlocutore o materiale dell’indagine. Il nastro magnetico, in particolare, introduce una dimensione di ripetizione, montaggio e alterazione della voce, mentre la performance restituisce al suono la sua origine corporea. La ricerca rimane quindi sospesa tra documento, finzione, esercizio d’ascolto e situazione scenica.

I suoi lavori sono stati presentati in contesti dedicati alla musica contemporanea, alla ricerca audiovisiva e alle arti visive, tra cui Cafe OTO a Londra, Hangar.org a Barcellona, BOZAR a Bruxelles, Jazzorca a Città del Messico, Punctum a Praga, OGR Torino e Centro Pecci di Prato. Dal 2018 Deval fa inoltre parte del collettivo RICA RICKSON, formato durante il progetto europeo ITERATIONS presso Hangar.org. Questa rete di esperienze colloca la sua pratica dentro una scena internazionale nella quale concerto, installazione, ricerca sonora e collaborazione interdisciplinare condividono gli stessi spazi di produzione.

Nel febbraio 2026 “PITCH. Notes on Vocal Intonation” è stato presentato ad ART CITY Bologna nell’ambito dello Special Program “Il corpo della lingua”, curato da Caterina Molteni. L’opera è stata allestita nell’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia dell’Università di Bologna, dal 5 all’8 febbraio, in relazione a un programma che interrogava la conoscenza come esperienza corporea e sensibile. La sede non era un fondale neutro: un’aula legata alla storia della zoologia rendeva concreta la relazione tra voce umana, vocalità animale, classificazione scientifica e costruzione del sapere.

giulia deval: biografia, opere e stile

Fonte immagine: exibart.com

Definire lo stile di Giulia Deval significa quindi evitare l’idea di una cifra visiva unica e riconoscere piuttosto una coerenza metodologica. Le sue opere partono dall’ascolto di un fenomeno concreto — una frequenza, un accento, un’interruzione, una voce registrata — e lo trasferiscono in dispositivi narrativi capaci di coinvolgere corpo, tecnologia e immaginazione. L’artista non usa il suono per accompagnare immagini già compiute: lo tratta come una struttura che organizza lo spazio e distribuisce posizioni sociali. La sua ricerca appartiene all’arte contemporanea sonora perché rende udibili le regole con cui le voci vengono autorizzate, corrette o escluse.

Domande frequenti
Chi è Giulia Deval?

Giulia Deval è una cantante e artista multimediale nata a Torino nel 1993. La sua ricerca unisce musica sperimentale, arte contemporanea, performance, video e pratiche partecipative.

Quali sono le opere principali di Giulia Deval?

Tra i progetti documentati figurano "Antes de la Catàstrofe. Rutas Etnográficas 3302" e "PITCH. Notes on Vocal Intonation", dedicati rispettivamente alla co-creazione e alle politiche dell’intonazione.

Su quale tema si concentra lo stile di Giulia Deval?

Il suo lavoro si concentra sulla vocalità e sul modo in cui toni, frequenze e vibrazioni costruiscono ruoli sociali, gerarchie e forme di esclusione.

Dove è stato presentato PITCH. Notes on Vocal Intonation?

Il progetto è stato presentato ad ART CITY Bologna 2026, nell’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia dell’Università di Bologna, dal 5 all’8 febbraio 2026.


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