Dalla Sardegna all’arte relazionale, il percorso di un’artista che ha trasformato fili, stoffe, libri e comunità in strumenti di memoria.
Maria Lai nacque a Ulassai, in Ogliastra, il 27 settembre 1919 e morì a Cardedu il 16 aprile 2013. La sua ricerca attraversa disegno, pittura, scultura, ceramica, libri cuciti, telai e interventi partecipativi, senza separare nettamente arti visive e pratiche quotidiane. Il filo, la stoffa, il pane, la scrittura e la memoria orale diventano materiali capaci di costruire immagini e relazioni. La sua opera è legata alla Sardegna, ma il suo linguaggio supera la dimensione regionale attraverso una riflessione sulla narrazione, sull’assenza e sul rapporto tra individuo e comunità.

Fonte immagine: stazionedellarte.com
Formazione tra Sardegna, Roma e Venezia
La formazione di Lai si sviluppò tra esperienze diverse. Dopo gli studi a Cagliari, nel 1939 si trasferì a Roma per frequentare il liceo artistico di via Ripetta, dove entrò in contatto con Angelo Prini e Marino Mazzacurati. Durante la guerra raggiunse Venezia e tra il 1943 e il 1945 frequentò l’Accademia di Belle Arti, seguendo il corso di scultura di Arturo Martini e Alberto Viani. Tornata in Sardegna, insegnò a Cagliari fino al 1949; nel dopoguerra si stabilì poi a Roma, mantenendo un rapporto costante con la cultura isolana.

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Il passaggio dalla formazione scultorea alla ricerca sui materiali tessili non fu una rottura improvvisa, ma una progressiva ridefinizione dell’idea di opera. Negli anni Sessanta Lai iniziò a utilizzare tele, stoffe, fili e superfici cucite come elementi autonomi, sottraendo il tessuto alla sola funzione decorativa. Nel 1969 presentò i primi telai, opere nelle quali la struttura lignea e la trama non servono a produrre un’immagine tradizionale, ma rendono visibile il rapporto tra pieno e vuoto, segno e intervallo, gesto manuale e costruzione mentale.
Il filo tra disegno, scrittura e memoria
A partire dagli anni Settanta e Ottanta, l’artista sviluppò cicli nei quali il filo assume il ruolo di linea, testo e racconto. Le Geografie costruiscono mappe non cartografiche, fatte di trame e direzioni; i Libri cuciti sostituiscono alla lettura lineare una sequenza di pagine, margini, nodi e superfici. Titoli come “Tenendo per mano l’ombra”, “Il mare ha bisogno di fichi” e “Il dio distratto” mostrano come Lai usasse la forma del libro per parlare di miti, paure, viaggio e conoscenza senza affidarsi esclusivamente alle parole.
L’opera più conosciuta è “Legarsi alla montagna“, realizzata a Ulassai nel settembre 1981. Lai collegò le case del paese al monte Gedili mediante un nastro azzurro lungo circa 27 chilometri, coinvolgendo gli abitanti in un’azione durata tre giorni. L’intervento nasceva dalla leggenda locale della bambina sfuggita al crollo di una montagna inseguendo un nastro nel cielo. Il lavoro non consiste soltanto nell’oggetto effimero, ma nel processo di accordo, discussione e partecipazione attraverso cui una comunità ridefinì il proprio spazio condiviso.
Opere principali e trasformazione dello spazio
Dopo “Legarsi alla montagna”, Lai continuò a lavorare sul rapporto tra opera, luogo e racconto. A Ulassai realizzò interventi come il Lavatoio comunale e partecipò alla costruzione di un museo a cielo aperto; nel 2009 concepì “La cattura dell’ala del vento” per il parco eolico del paese. Nella produzione privata ricorrono invece tele cucite, ceramiche, sculture e installazioni di piccola scala. La varietà dei supporti non indica dispersione: il tema costante è la possibilità di trasformare un materiale povero in dispositivo narrativo.

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Il rapporto con la scrittura è centrale anche nei libri cuciti, dove il testo può essere assente, frammentario o sostituito da segni illeggibili. Lai non illustra semplicemente una storia: costruisce un oggetto che obbliga a interrogare il gesto del leggere. Nei telai, al contrario, la superficie spesso lascia vedere il vuoto e interrompe l’aspettativa di una tessitura completa. Questa tensione tra ordine e mancanza lega la sua ricerca alla memoria, intesa non come archivio stabile ma come racconto che cambia mentre viene trasmesso.
Musei, collezioni e ricezione critica
La Stazione dell’Arte di Ulassai, istituita nel 2006, conserva una raccolta pubblica dedicata all’artista e documenta l’intero arco della sua produzione. Il museo comprende oltre centoquaranta opere, tra cui “Mondo incandescente”, “La mappa di Colombo”, “Lente sul mondo”, ceramiche e libri cuciti. Nel 2019 il MAXXI di Roma ha presentato circa duecento lavori nella mostra “Maria Lai. Tenendo per mano il sole”, riunendo opere dagli anni Sessanta alle ultime ricerche e rendendo leggibile la continuità tra telai, sculture, libri e opere pubbliche.
La presenza di Lai alla Biennale di Venezia nel 1978 e, dopo la morte, nelle edizioni del 2013 e del 2017, insieme alla partecipazione a Documenta 14 nel 2017, ha consolidato la lettura internazionale della sua opera. La critica ha progressivamente spostato l’attenzione dai soli materiali tessili alla natura concettuale e relazionale del lavoro. Oggi Maria Lai è studiata come artista capace di collegare tradizioni manuali, cultura orale, pratiche comunitarie e riflessione sul linguaggio, senza ridurre la Sardegna a semplice sfondo biografico.

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Fonti essenziali per approfondire
Le fonti istituzionali permettono di leggere Maria Lai attraverso opere, documenti e sedi di conservazione. La Stazione dell’Arte chiarisce il legame con Ulassai e offre una mappa della produzione; il MAXXI restituisce l’ampiezza dei cicli e dei materiali; Treccani colloca l’artista nella storia dell’arte italiana contemporanea. Le fotografie di “Legarsi alla montagna”, inoltre, sono parte integrante della trasmissione dell’opera, perché documentano un’azione temporanea il cui significato dipende dalla partecipazione degli abitanti e dal rapporto con il paesaggio.
Quando e dove è nata Maria Lai?
Maria Lai è nata a Ulassai, in Ogliastra, il 27 settembre 1919.
Qual è l’opera più nota di Maria Lai?
La sua opera più nota è "Legarsi alla montagna", realizzata a Ulassai nel settembre 1981 con un nastro azzurro che collegò il paese al monte Gedili.
Dove si conserva la principale collezione pubblica di Maria Lai?
La principale collezione pubblica dedicata all’artista si trova alla Stazione dell’Arte di Ulassai, museo istituito nel 2006.
Quali materiali utilizzava Maria Lai?
Lai utilizzava fili, stoffe, tele, legno, ceramica, carta e materiali legati alla forma del libro e del telaio.
Che cosa sono i libri cuciti di Maria Lai?
Sono opere-oggetto nelle quali cucitura, stoffa, segni e pagine sostituiscono o trasformano la lettura tradizionale, collegando narrazione, memoria e gesto manuale.
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