Profilo di una fotografa italiana che usa immagini, archivi e ricerca interdisciplinare per indagare il rapporto tra esseri umani, paesaggio e sistemi ecologici.
- Formazione e metodo interdisciplinare
- “On the Ground among the Animals”: animali, territorio e controllo umano
- “Are They Rocks or Clouds?” e l’ambiguità dello sguardo
- Il paesaggio urbano come organismo instabile
- Opere, mostre e presenza nelle istituzioni
- Perché Marina Caneve è rilevante nella fotografia contemporanea
Marina Caneve è una fotografa italiana nata a Belluno nel 1988 e attiva tra ricerca visiva, studio del paesaggio e analisi dei rapporti tra esseri umani e ambiente. La sua pratica non si limita alla produzione di immagini: i progetti nascono spesso da indagini documentarie, letture scientifiche, sopralluoghi e confronti con altri saperi. Le fotografie diventano così strumenti per interrogare sistemi complessi, soprattutto quando le categorie di natura, cultura, territorio e conoscenza non coincidono più con chiarezza. Il suo lavoro è stato presentato in istituzioni e festival italiani e internazionali.

Fonte immagine: prix.pictet.com
Formazione e metodo interdisciplinare
Il dato più caratteristico della biografia artistica di Caneve è il rapporto tra fotografia e ricerca. Le fonti biografiche la descrivono come un’autrice interessata a comprendere come si formano le conoscenze e come le immagini possano mettere in discussione narrazioni stereotipate o troppo dirette. Questa impostazione porta l’artista a lavorare sulla vulnerabilità, sulla contaminazione tra discipline e sull’instabilità dei sistemi naturali e sociali. Dal 2019 insegna inoltre fotografia nel Master IUAV, collegando la propria attività professionale alla formazione e alla riflessione critica sul linguaggio fotografico.

Fonte immagine: maxxi.art
“On the Ground among the Animals”: animali, territorio e controllo umano
Uno dei nuclei principali della produzione di Caneve è “On the Ground among the Animals”, progetto nato dallo studio della rete Natura 2000, il sistema promosso dall’Unione Europea per la tutela della biodiversità e dei corridoi ecologici. L’artista osserva le tensioni prodotte dal ruolo dominante dell’essere umano nei confronti degli altri animali: recinzioni, passaggi, habitat e dispositivi di protezione diventano elementi attraverso cui leggere una relazione mai neutrale. Il paesaggio non appare come uno sfondo incontaminato, ma come il risultato di norme, pratiche di gestione e conflitti tra specie.
La serie è stata presentata anche con il titolo “A terra tra gli animali“, utilizzato per una mostra alla Palazzina dei Giardini di Modena nel 2024. In questo contesto, il progetto ha assunto la forma di un’indagine sulle modalità con cui gli esseri umani classificano, delimitano e amministrano il vivente. Le immagini non illustrano semplicemente gli animali o gli ambienti in cui compaiono: costruiscono piuttosto una sequenza di indizi, nella quale la fotografia rende visibili le infrastrutture materiali e concettuali che regolano la convivenza tra specie.
“Are They Rocks or Clouds?” e l’ambiguità dello sguardo
Il progetto “Are They Rocks or Clouds?” sintetizza un’altra direzione della ricerca di Caneve: l’interesse per l’ambiguità percettiva e per il modo in cui le immagini possono sospendere una classificazione immediata. Il titolo, presentato nel ciclo “Storm” del Prix Pictet, mette in evidenza l’incertezza tra ciò che sembra solido e ciò che appare atmosferico. Questa oscillazione riguarda sia il soggetto fotografato sia lo spettatore, chiamato a riconoscere i limiti delle proprie categorie visive davanti a fenomeni naturali e trasformazioni ambientali.

Fonte immagine: galleriaindice.com
Il paesaggio urbano come organismo instabile
Nel lavoro dedicato a Roma, Caneve amplia l’indagine dal paesaggio naturale a quello metropolitano. Il MAXXI ha descritto la sua osservazione della capitale come un’analisi della città intesa quale organismo instabile, attraversato da stratificazioni storiche, naturali e politiche. I luoghi citati comprendono i muraglioni del Tevere, le cave di Tivoli, Malagrotta e Corviale: spazi differenti per funzione e immaginario, ma accomunati dalla presenza di piante, animali, infrastrutture e tracce umane. La città emerge quindi come un campo di relazioni, non come una veduta unitaria.
Lo stile di Marina Caneve si definisce attraverso la combinazione di fotografia documentaria, costruzione sequenziale e ricerca d’archivio. L’immagine singola non esaurisce necessariamente il significato del progetto: è il montaggio tra fotografie, testi, materiali di studio e riferimenti scientifici a produrre una lettura più ampia. Questa scelta consente all’artista di evitare sia l’estetizzazione del paesaggio sia la pretesa di una documentazione completamente neutrale. Il suo metodo mostra invece come ogni rappresentazione implichi un punto di vista, una selezione e una precisa idea di conoscenza.
Opere, mostre e presenza nelle istituzioni
Le opere di Caneve sono state esposte in sedi come il Museo di Arti e Mestieri di Zagabria, la Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso, il Museo Pino Pascali di Polignano a Mare, la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e la Palazzina dei Giardini di Modena. Il suo percorso comprende inoltre festival e rassegne dedicate alla fotografia contemporanea, tra cui SI Fest e il Prix Pictet. Le fonti disponibili documentano una presenza espositiva articolata, nella quale i progetti vengono presentati come ricerche autonome e non come semplici serie di immagini.

Fonte immagine: galleriaindice.com
Perché Marina Caneve è rilevante nella fotografia contemporanea
La rilevanza di Marina Caneve risiede nella capacità di usare la fotografia per rendere leggibili processi che normalmente restano separati: conservazione ambientale, trasformazione urbana, classificazione scientifica, controllo del territorio e costruzione culturale del paesaggio. Le sue opere non propongono una risposta definitiva alla relazione tra uomo e natura; mostrano piuttosto le contraddizioni che emergono quando un sistema pretende di ordinare ciò che è mobile, interdipendente e vulnerabile. In questo senso, la sua ricerca appartiene a una fotografia contemporanea fondata sull’indagine e sulla verifica dei punti di vista.
Quando è nata Marina Caneve?
Marina Caneve è nata a Belluno nel 1988.
Quali temi affronta Marina Caneve?
La sua ricerca riguarda il rapporto tra esseri umani, animali, ecosistemi, paesaggio urbano e costruzione della conoscenza.
Che cos’è il progetto On the Ground among the Animals?
È una ricerca ispirata allo studio della rete Natura 2000, dedicata alle relazioni tra esseri umani, altri animali e dispositivi di tutela della biodiversità.
Dove sono state presentate le opere di Marina Caneve?
Le sue opere sono state esposte, tra le altre sedi, al MAXXI di Roma, al Museo Pino Pascali, alla Fondazione Bevilacqua La Masa e alla Palazzina dei Giardini di Modena.
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