Dalla staged photography alle ricognizioni del paesaggio italiano, il percorso di una fotografa che trasforma luoghi reali in immagini sospese tra documento, mito e costruzione mentale.

Silvia Camporesi è nata a Forlì nel 1973 e si è laureata con lode in filosofia all’Università degli Studi di Bologna nel 2000. Nello stesso anno ha iniziato a dedicarsi alla fotografia, sviluppando dapprima una pratica legata alla staged photography, cioè alla costruzione controllata della scena. La sua ricerca utilizza fotografia e video per elaborare racconti ispirati al mito, alla letteratura, alle religioni e alla vita reale. La formazione filosofica non è un semplice dato biografico: nella sua opera si traduce in attenzione per il modo in cui le immagini producono conoscenza e trasformano la percezione dei luoghi.

tra cui Silvia Camporesi: biografia, opere e stile

Fonte immagine: silviacamporesi.it

Dalla scena costruita al paesaggio italiano

I primi lavori di Camporesi sono caratterizzati dalla presenza di riferimenti letterari e iconografici, spesso ricomposti attraverso set, pose e atmosfere cromatiche. Un esempio è “Studio per Ofelia“, progetto avviato nel 2004 e collegato alla figura dipinta da John Everett Millais. In seguito l’artista ha spostato progressivamente l’attenzione verso il paesaggio, senza abbandonare la dimensione narrativa. Venezia è stata riletta nella serie “La Terza Venezia“, pubblicata nel 2011, dove la città diventa un luogo mentale ottenuto attraverso selezione, manipolazione e riscrittura dello sguardo.

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Fonte immagine: maxxi.art

“Atlas Italiae” e la geografia dell’abbandono

Con “Atlas Italiae“, Camporesi ha compiuto una ricognizione fotografica di borghi, edifici e insediamenti abbandonati in diverse regioni italiane. Il progetto, pubblicato nel 2015 da Peliti Associati, non si limita a registrare l’assenza di abitanti o la perdita di funzione degli spazi: costruisce una geografia visiva in cui rovine recenti, vegetazione e architetture periferiche assumono una forma quasi archeologica. Alcune immagini della serie sono state acquisite nella collezione del MAXXI, istituzione che ha presentato il lavoro sottolineandone il carattere di appropriazione personale dei luoghi.

La tecnica contribuisce in modo decisivo alla costruzione di queste immagini. Nel progetto veneziano presentato dal MAXXI, Camporesi ha utilizzato stampe in bianco e nero successivamente colorate a mano con pastelli morbidi. Il procedimento introduce una componente manuale che allontana la fotografia dalla pretesa di neutralità documentaria: il luogo viene riconosciuto, ma anche reinterpretato. Colore, sfocatura, inquadratura e scelta del punto di vista diventano strumenti per rendere visibile una realtà non immediatamente osservabile, collocata sul confine tra esperienza concreta e immaginazione.

“Mirabilia”: l’Italia inattesa

Avviato nel 2017, “Mirabilia” amplia la ricerca sui luoghi marginali includendo siti naturali, architetture eccentriche, musei insoliti, teatri e costruzioni nascoste. Il titolo richiama la tradizione delle raccolte di meraviglie, ma il progetto non organizza una semplice lista di curiosità: Camporesi osserva come una comunità, una credenza o una storia locale possano depositarsi nello spazio e modificarne il significato. Le immagini compongono così una mappa alternativa dell’Italia, distante dagli itinerari monumentali e fondata su presenze poco conosciute.

Accanto ai progetti territoriali, Camporesi ha sviluppato libri e serie che riflettono sulla fotografia come forma di conoscenza. Tra le pubblicazioni figurano “Indizi terrestri” del 2007, “Journey to Armenia” del 2014, “Doppio sguardo” del 2019, “Circular View” del 2019, “Domestica” del 2020, “Cappella espiatoria, Monza” del 2022 e “Mirabilia” del 2023. In “Doppio sguardo”, il confronto con altri fotografi italiani diventa anche una riflessione sulle scelte, sui metodi e sulla responsabilità dello sguardo.

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Fonte immagine: z2ogalleria.it

Territorio, memoria e trasformazioni contemporanee

Negli ultimi anni la fotografia di Camporesi si è misurata con territori segnati da trasformazioni ambientali, sociali e storiche. Nel 2020 ha partecipato a “Italia in-attesa”, progetto dedicato ai paesaggi italiani durante il primo lockdown e presentato alle Gallerie Nazionali Barberini Corsini. Nel 2023 ha realizzato “Romagna sfigurata”, ricerca sulle frane e sulle modificazioni del territorio romagnolo successive all’alluvione. Il lavoro è stato sostenuto nell’ambito di Strategia Fotografia e documenta il paesaggio non come scenario stabile, ma come realtà sottoposta a eventi e mutamenti leggibili nelle forme del suolo.


La relazione con l’architettura è emersa anche in “Architetture inabitabili”, progetto realizzato per l’Archivio Luce di Cinecittà e presentato nel 2024 alla Centrale Montemartini di Roma. In questo caso l’attenzione si concentra su edifici e spazi progettati per essere abitati, utilizzati o rappresentati, ma osservati nella loro dimensione sospesa e non ordinaria. Nel 2024 Camporesi ha inoltre vinto il premio Terna Driving Energy – Fotografia Contemporanea nella categoria senior con “Shimmering Cinecittà”, dedicato alle scenografie degli studi cinematografici romani.

Le opere di Silvia Camporesi sono presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui quelle del MAXXI, della Farnesina e del MAC di Lissone, dove è entrato il progetto vincitore di Cantica21 dedicato a Dante nel settecentesimo anniversario della morte. La sua attività comprende anche conferenze, workshop, scrittura critica e curatela: nel 2021 ha curato a Ravenna “Tina Modotti. L’umano fervore”. Il suo profilo si definisce quindi attraverso una pratica plurale, nella quale produzione artistica, ricerca sui linguaggi fotografici e interpretazione del patrimonio restano strettamente connesse.

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Fonte immagine: z2ogalleria.it

Una fotografia tra documento e invenzione

Lo stile di Camporesi nasce dall’oscillazione controllata tra realtà osservata e costruzione dell’immagine. Anche quando fotografa luoghi esistenti, l’artista seleziona elementi, altera la percezione cromatica, concentra l’attenzione su dettagli marginali e organizza sequenze che producono una narrazione. Il risultato non coincide né con il reportage tradizionale né con l’immagine puramente fantastica. In “Atlas Italiae”, “Mirabilia” e “Romagna sfigurata”, il paesaggio diventa una forma di memoria: conserva tracce materiali, ma rende evidente anche ciò che è scomparso, rimosso o ancora difficile da interpretare.

Domande frequenti
Chi è Silvia Camporesi?

Silvia Camporesi è una fotografa italiana nata a Forlì nel 1973. Laureata in filosofia all’Università di Bologna, lavora con fotografia e video su mito, letteratura, memoria e paesaggio italiano.

Quali sono le opere più note di Silvia Camporesi?

Tra i progetti principali figurano "Studio per Ofelia", "La Terza Venezia", "Atlas Italiae", "Mirabilia", "Romagna sfigurata" e "Shimmering Cinecittà".

Qual è lo stile di Silvia Camporesi?

Il suo stile combina osservazione documentaria e costruzione dell’immagine. Colore, inquadratura, interventi manuali e riferimenti letterari trasformano luoghi reali in narrazioni sospese tra memoria e immaginazione.

In quali collezioni sono presenti le opere di Silvia Camporesi?

Sue fotografie sono presenti, tra le altre, nelle collezioni del MAXXI, della Farnesina e del MAC di Lissone.


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