Dalla formazione in filosofia estetica ai progetti "The Visible Mountain", "Delta" e "Grande Padre": il percorso di una fotografa interessata a territori, identità e trasformazioni politiche.
Camilla de Maffei è una fotografa italiana nata a Cles, in provincia di Trento, nel 1981, e attiva tra Milano e Barcellona. Dopo la laurea in Filosofia estetica, con una tesi dedicata alla rappresentazione dell’invisibile nella fotografia spiritista, ha orientato il proprio lavoro verso la fotografia documentaria e i progetti di ricerca a lungo termine. Dal 2009 concentra una parte decisiva della sua attività nei Balcani, soprattutto in Bosnia-Erzegovina, Serbia, Macedonia, Albania e Romania, osservando come territori periferici, confini e trasformazioni sociali producano forme diverse di memoria e appartenenza.

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Formazione e metodo di ricerca
La formazione filosofica non costituisce per de Maffei un capitolo separato dalla pratica fotografica: ritorna nella sua attenzione per ciò che le immagini mostrano e, soprattutto, per ciò che lasciano emergere indirettamente. La fotografa lavora attraverso permanenze prolungate, relazioni costruite nel tempo e una combinazione di immagini, testi e materiali d’archivio. La sua metodologia è stata descritta come una rielaborazione creativa della pratica etnografica, senza coincidere con una documentazione neutrale o puramente giornalistica. Il territorio diventa così un campo di osservazione sociale e simbolico.

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Nel 2011, a Barcellona, de Maffei ha fondato insieme al fotografo Eugeni Gay Marín El Observatorio, spazio dedicato alla creazione fotografica e ai progetti documentari di lunga durata. L’iniziativa riflette una concezione della fotografia come processo condiviso, nel quale la produzione delle immagini è accompagnata da discussione, editing e costruzione narrativa. La fotografa ha inoltre coordinato Phactolab, laboratorio creativo rivolto alla formazione e alla tutorìa di percorsi fotografici. Queste esperienze spiegano l’attenzione costante alla sequenza, al montaggio e alla relazione tra immagine singola e racconto.
I progetti sui Balcani e la memoria dei luoghi
Tra i primi nuclei centrali della sua ricerca figura “The Visible Mountain. Sarajevo“, dedicato al monte Trebević, altura strettamente legata alla storia della capitale bosniaca. Il progetto considera il paesaggio come deposito di tracce della guerra e della memoria collettiva: boschi, infrastrutture abbandonate e percorsi urbani non sono semplici sfondi, ma elementi attraverso i quali leggere la trasformazione della città. Il lavoro è stato sostenuto dal CONCA nel 2010 e ha ottenuto nel 2013 riconoscimenti al festival Les Boutographies di Montpellier, tra cui il Prix du Jury.
Il progetto “Corridor 8” amplia l’indagine sui rapporti tra geografia e politica lungo l’area attraversata dall’omonimo corridoio infrastrutturale balcanico. In parallelo, “Smoking Women“, realizzato con la giornalista Catalina Gayá, affronta le storie di donne anziane con un passato nella prostituzione, mettendo in relazione identità, solitudine e rappresentazione sociale. Questi lavori mostrano due direzioni complementari: da una parte il paesaggio come struttura geopolitica, dall’altra il ritratto e la testimonianza come strumenti per restituire esperienze marginalizzate senza ridurle a illustrazione di una tesi.
“Delta”: acqua, periferia e orientamento
Il lavoro più ampiamente associato alla sua ricerca sul paesaggio è “Delta“, sviluppato tra il 2014 e il 2021 nel delta del Danubio, tra Romania, Ucraina e Mar Nero. De Maffei ha fotografato canali, zone umide, abitazioni, oggetti e persone di una regione caratterizzata da insediamenti rarefatti e da un rapporto quotidiano con l’acqua. Le immagini non costruiscono un inventario geografico, ma una narrazione sullo smarrimento e sull’orientamento: il labirinto naturale diventa una forma per interrogare il tempo, la permanenza e il modo in cui le comunità abitano territori privi di riferimenti stabili.

Fonte immagine: artribune.com
“Delta” ha ricevuto il Premio Mallorca di Fotografia Contemporanea nel 2021 ed è stato pubblicato nel 2022 da Ediciones Anómalas in un volume di 244 pagine con fotografie a colori. Il libro riunisce immagini e ritmo sequenziale in una forma editoriale che rende visibile la durata del progetto, nato da cinque anni di esplorazione. La pubblicazione è stata inoltre selezionata in programmi dedicati al photobook, tra cui la selezione Photobook Award delle Rencontres de la Photographie di Arles nel 2023. Il libro è quindi parte integrante dell’opera, non semplice catalogo conclusivo.
“Grande Padre” e la fotografia come racconto politico
Con “Grande Padre”, realizzato in Albania dal 2018 al 2023 insieme al giornalista Christian Elia, la fotografa ha spostato l’attenzione sul rapporto tra memoria del regime comunista e società contemporanea. Il progetto combina fotografia e testo per osservare monumenti, architetture, luoghi pubblici, gesti quotidiani e tracce della transizione politica. L’Albania è affrontata attraverso episodi e persone concrete, non come semplice scenario nazionale: il lavoro considera il modo in cui immagini del potere, pratiche sociali e aspirazioni europee convivono dopo la caduta del regime.
Lo stile di Camilla de Maffei nasce dall’equilibrio tra osservazione e costruzione narrativa. Le sue fotografie possono registrare un volto, un interno, una strada o un elemento naturale, ma la loro funzione si definisce soprattutto nella relazione con le altre immagini e con il testo. Il registro oscilla tra descrizione antropologica e trasfigurazione simbolica, mantenendo però il legame con luoghi e vicende verificabili. Per questo il paesaggio, nelle sue opere, non è una veduta autonoma: è una superficie attraversata da conflitti, migrazioni, memorie e forme di appartenenza.
Ricezione, mostre e collocazione nella fotografia contemporanea
Le opere di de Maffei sono state presentate in gallerie, istituzioni e festival in Italia e all’estero, tra cui Palazzo Massari a Ferrara, The Half King Gallery di New York, Fotografia Europea a Reggio Emilia, la Fundación Manuel Rivera-Ortiz ad Arles e la Fundació Sa Nostra a Palma. Il Mart di Rovereto ha incluso il lavoro su Sarajevo nella mostra “Montagna oltre la natura. Il paesaggio interpretato”. La sua attività si colloca così nel campo della fotografia contemporanea documentaria, con una particolare attenzione al libro d’artista, alla ricerca territoriale e alla collaborazione interdisciplinare.

Fonte immagine: artribune.com
Fonti e prospettiva critica
Le informazioni biografiche e progettuali sono ricavate dai materiali dell’archivio MiCamera, dalle schede espositive del Mart e da documenti professionali e critici dedicati ai singoli lavori. Nel complesso, il percorso di Camilla de Maffei si distingue per la continuità dell’indagine: dai boschi di Sarajevo al delta del Danubio, fino alle architetture e alle memorie dell’Albania, la fotografia diventa uno strumento per misurare la distanza tra confine geografico e confine umano. La sua opera non separa forma e ricerca: costruisce il linguaggio visivo attraverso la durata dell’esperienza sul campo.
Chi è Camilla de Maffei?
Camilla de Maffei è una fotografa italiana nata a Cles nel 1981, formatasi in Filosofia estetica e attiva tra Milano e Barcellona.
Quali sono le opere principali di Camilla de Maffei?
Tra i suoi progetti principali figurano "The Visible Mountain. Sarajevo", "Delta", "Corridor 8", "Smoking Women" e "Grande Padre".
Di cosa parla il progetto Delta?
"Delta" racconta il delta del Danubio attraverso fotografie realizzate tra il 2014 e il 2021, concentrandosi su paesaggio, acqua, comunità e orientamento.
Qual è lo stile fotografico di Camilla de Maffei?
Il suo stile combina fotografia documentaria, osservazione di tipo etnografico, scrittura e costruzione narrativa per indagare territori, identità, memoria e confini.
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