Dalla formazione milanese ai reportage sull’Inghilterra, dalla musica ai travellers: il percorso di un fotografo italiano tra ritratto, documentazione e cultura underground.

Mattia Zoppellaro è un fotografo italiano nato a Rovigo nel 1977, formatosi a Milano e affermatosi inizialmente nel circuito internazionale della fotografia musicale. La sua attività comprende ritratti editoriali, reportage e progetti personali dedicati a gruppi sociali, feste popolari e culture giovanili. Il suo lavoro si è sviluppato tra Italia, Inghilterra e Stati Uniti, con una pratica fondata sulla permanenza nei luoghi e sulla relazione diretta con i soggetti. Per questo la sua produzione non coincide soltanto con la fotografia di celebrità: accanto ai volti noti esiste una ricerca documentaria rivolta a comunità e ambienti spesso esclusi dalla rappresentazione ufficiale.

Mattia Zoppellaro e altri: biografia, opere e stile

Fonte immagine: unirufa.it

Formazione tra IED e Fabrica

Zoppellaro ha studiato fotografia allo IED di Milano tra il 1999 e il 2001, secondo le biografie pubblicate da RUFA e Contrasto. Dopo la formazione accademica ha lavorato per due anni nel dipartimento di fotografia di Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione fondato dal gruppo Benetton. L’esperienza gli ha permesso di confrontarsi con una struttura internazionale in cui fotografia, grafica, design e comunicazione venivano sviluppati insieme. Nel 2003 si è trasferito in Inghilterra, dove ha iniziato a collaborare con riviste musicali ed etichette discografiche, entrando in contatto con la scena culturale britannica.

Mattia Zoppellaro e altri: biografia, opere e stile

Fonte immagine: perimetro.eu

La prima fase della carriera è legata soprattutto alla fotografia editoriale e musicale. Zoppellaro ha lavorato per testate come Mojo, Rolling Stone, Geo e Vanity Fair, realizzando ritratti e servizi su artisti, scrittori, attori e personaggi pubblici. Tra i soggetti citati nelle interviste e nelle presentazioni del suo lavoro compaiono Patti Smith, Lou Reed, Iggy Pop, Pete Doherty, Wes Anderson, James Franco, Toni Servillo e Marina Abramović. Questi incarichi hanno consolidato la sua esperienza nel ritratto, ma gli hanno anche fornito un accesso diretto a scene culturali differenti, dalle tournée musicali alle produzioni cinematografiche.

Dalla celebrità alle comunità

Parallelamente al lavoro commissionato, Zoppellaro ha seguito storie collettive lontane dal circuito dello spettacolo. Un nucleo centrale della sua produzione riguarda i travellers britannici e irlandesi, osservati durante l’Appleby Horse Fair, la fiera annuale dei cavalli che si svolge nel Westmorland, in Cumbria. Il fotografo ha frequentato l’appuntamento per quattro anni, documentando compravendite, incontri familiari, rituali e momenti di festa. Il progetto è diventato il libro “Appleby”, pubblicato da Contrasto, nel quale la fotografia registra una comunità attraverso la ripetizione dell’evento e la continuità delle relazioni.

Un altro progetto riconoscibile è “Dirty Dancing“, dedicato alla cultura rave e ai suoi spazi di aggregazione. Le immagini raccolgono corpi, abiti, gesti e situazioni di una scena costruita intorno alla musica elettronica e alla partecipazione collettiva. Il volume, pubblicato da Klasse Wrecks e Contrasto, è stato presentato come una testimonianza di un periodo in cui la tecnologia digitale non aveva ancora sostituito la dimensione fisica dell’incontro. In questo lavoro Zoppellaro non cerca una descrizione sociologica sistematica: costruisce piuttosto una sequenza di frammenti, vicina alla memoria visiva di una notte prolungata.

Mattia Zoppellaro e altri: biografia, opere e stile

Fonte immagine: thecreativebrothers.com


Stile: prossimità, ritmo e imprevedibilità

Lo stile di Zoppellaro nasce dall’incontro tra ritratto e osservazione documentaria. Nei suoi progetti le persone non sono trattate come semplici comparse di un ambiente: la postura, l’abbigliamento, il modo di stare davanti all’obiettivo e la distanza dal fotografo diventano elementi narrativi. Le interviste dedicate al suo metodo insistono sulla ricerca di storie e sulla necessità di conoscere i gruppi fotografati. Anche la scelta tecnica contribuisce al risultato: Zoppellaro ha dichiarato di aver iniziato a lavorare su pellicola e di preferire ancora un approccio selettivo allo scatto, anche quando utilizza il digitale.

La sua fotografia evita di separare rigidamente il personaggio pubblico dal soggetto anonimo. Un musicista ritratto per una rivista e una famiglia incontrata durante una fiera possono appartenere a contesti diversi, ma vengono affrontati attraverso la stessa attenzione al comportamento e alla presenza fisica. Nei lavori dedicati ai travellers e alla scena rave, questa impostazione produce immagini in cui il contesto non è uno sfondo neutro: determina il modo in cui i corpi si muovono, si riconoscono e costruiscono una forma temporanea di appartenenza. È qui che il ritratto diventa anche documento sociale.

Tra i lavori più recenti ricordati dalla stampa internazionale figura anche la serie realizzata per il Comitato Italiano Paralimpico in vista dei Giochi di Parigi 2024. Per quel progetto Zoppellaro ha fotografato circa trenta atleti in tre giorni, secondo quanto raccontato al Guardian, mantenendo una pratica rapida ma concentrata sulla singola immagine. Il dato è utile per comprendere l’ampiezza dei suoi incarichi: dalla musica underground allo sport paralimpico, il fotografo continua a misurarsi con soggetti caratterizzati da una forte dimensione corporea e da una precisa identità pubblica o comunitaria.

Mattia Zoppellaro e altri: biografia, opere e stile

Fonte immagine: thecreativebrothers.com

Considerare Mattia Zoppellaro soltanto come fotografo di musicisti significherebbe quindi ridurre una carriera costruita su registri diversi. La sua bibliografia comprende “Appleby” e “Dirty Dancing”, mentre il suo archivio professionale documenta ritratti editoriali, campagne e reportage sviluppati in più paesi. Il filo conduttore è l’interesse per le forme di aggregazione: una comunità nomade, una pista da ballo, una scena musicale o una squadra di atleti. La sua eredità critica, ancora in evoluzione, si misura soprattutto nella capacità di trasformare l’accesso ai gruppi in una pratica visiva continuativa e non episodica.

Domande frequenti
Dove è nato Mattia Zoppellaro?

Mattia Zoppellaro è nato a Rovigo nel 1977.

Dove ha studiato fotografia Mattia Zoppellaro?

Ha studiato fotografia allo IED di Milano tra il 1999 e il 2001.

Quali sono i principali libri fotografici di Mattia Zoppellaro?

Tra i principali volumi figurano "Appleby", dedicato ai travellers dell’omonima fiera britannica, e "Dirty Dancing", dedicato alla cultura rave.

Quali soggetti ha fotografato Mattia Zoppellaro?

La sua produzione comprende musicisti, attori, artisti, travellers, partecipanti alla scena rave e atleti paralimpici.


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