Dal paesaggio americano agli interni museali, dal reportage alla fotografia costruita: gli autori annunciati per la nuova edizione del festival nel Casentino.
Il Festival della Fotografia Italiana torna nel Casentino dal 12 giugno al 6 settembre 2026 con un programma distribuito tra Bibbiena, Poppi e Pratovecchio. La manifestazione presenta trentatré mostre e riunisce fotografi italiani e internazionali attorno a una riflessione sull’immagine dell’Italia, sul paesaggio e sulle forme contemporanee del racconto visivo. Tra i nomi annunciati figurano Joel Sternfeld, Candida Höfer, Aaron Schuman, Antonio Biasiucci, Kourtney Roy, Marco P. Valli e Luca Santese: autori diversi per formazione, geografia e metodo, ma accomunati da un uso della fotografia come strumento di osservazione critica.

Fonte immagine: arte.sky.it
Un festival costruito sul confronto tra autori italiani e internazionali
La prima edizione affidata alla photo editor e curatrice Renata Ferri è dedicata al racconto dell’Italia degli ultimi decenni. Il progetto non coincide con una ricostruzione lineare della storia nazionale, ma utilizza la fotografia per mettere a confronto luoghi, comunità, architetture e trasformazioni sociali. La scelta di collocare le mostre in tre centri del Casentino amplia il campo di lettura: Bibbiena, Poppi e Pratovecchio diventano sedi complementari per osservare pratiche documentarie, ricerche concettuali e interpretazioni del paesaggio contemporaneo.
Joel Sternfeld rappresenta uno dei riferimenti internazionali per la fotografia a colori applicata al paesaggio ordinario. Nato a New York nel 1944, ha costruito una parte decisiva della propria ricerca osservando strade, margini urbani, periferie e situazioni apparentemente banali degli Stati Uniti. Nelle sue immagini il colore non serve soltanto a registrare la realtà, ma organizza una scena ambigua, spesso sospesa tra documento e costruzione narrativa. La sua presenza nel festival introduce una genealogia americana dello sguardo sul territorio, fondata sull’attenzione per ciò che normalmente resta fuori dall’immagine monumentale.
Candida Höfer, nata a Eberswalde nel 1944, porta invece nel programma una ricerca centrata sugli spazi architettonici e istituzionali. Allieva di Bernd e Hilla Becher alla Kunstakademie di Düsseldorf, ha fotografato biblioteche, musei, teatri, palazzi e luoghi di rappresentanza generalmente privi di figure umane. L’assenza dei visitatori modifica la percezione dell’architettura: sale e corridoi diventano strutture di ordine, memoria e potere culturale. Le sue composizioni frontali, caratterizzate da precisione prospettica e luce uniforme, permettono di leggere gli edifici come forme storiche prima ancora che come ambienti funzionali.
Aaron Schuman appartiene a una generazione che ha ampliato il confine tra fotografia, ricerca d’archivio e scrittura critica. La sua pratica comprende libri, mostre e progetti sviluppati attraverso l’osservazione di comunità, territori e sistemi di rappresentazione. Nel contesto del festival, il suo lavoro contribuisce a spostare l’attenzione dalla singola fotografia alla sequenza e al dispositivo editoriale: immagini, testi e contesto concorrono alla costruzione del significato. È una prospettiva utile per comprendere come la fotografia contemporanea possa descrivere un luogo senza ridurlo a semplice repertorio visivo.
Le ricerche italiane tra memoria, territorio e fotografia costruita
Antonio Biasiucci, nato a Dragoni nel 1961, ha sviluppato una ricerca legata alla memoria dei luoghi, alle identità comunitarie e agli elementi archetipici della cultura italiana. Il suo lavoro si è concentrato più volte su territori marginali, rituali, oggetti e tracce di vita quotidiana, con una fotografia in bianco e nero capace di rendere fisica la materia del tempo. La sua presenza collega il festival alla tradizione italiana del reportage d’autore, ma anche a una dimensione più personale, nella quale il documento diventa testimonianza di un’esperienza condivisa e stratificata.

Fonte immagine: internazionale.it
Kourtney Roy, fotografa canadese, lavora sul ritratto e sull’autoritratto attraverso immagini costruite, ironiche e spesso ispirate alla cultura visuale cinematografica. I suoi set mettono in scena personaggi e situazioni in cui l’identità appare come una superficie instabile, continuamente modificata da costumi, ambienti e gesti. Questo approccio introduce nel festival una riflessione sulla fotografia come performance: l’immagine non registra semplicemente una presenza, ma organizza una situazione e ne controlla il punto di vista. Il risultato è una forma di autobiografia indiretta, sviluppata attraverso maschere e scenari.
Marco P. Valli e Luca Santese rappresentano due direzioni della fotografia italiana contemporanea interessate alla relazione tra archivio, documento e trasformazione dell’immagine. Valli ha rivolto la propria attenzione a paesaggi urbani, architetture e situazioni in cui l’osservazione del presente si intreccia con una sensibilità narrativa. Santese ha invece indagato il riuso di fotografie trovate, materiali anonimi e immagini provenienti da archivi non istituzionali, mettendo in discussione l’idea di autore e di originalità. In entrambi i casi, la fotografia diventa un campo di montaggio e interpretazione.
Il programma del 2026 costruisce così un percorso che va dal paesaggio americano di Sternfeld agli interni di Höfer, dalla ricerca editoriale di Schuman alla memoria territoriale di Biasiucci, fino alle messe in scena di Roy e alle pratiche d’archivio di Valli e Santese. La varietà degli autori impedisce di definire la fotografia contemporanea attraverso un solo stile o una sola tecnica. Il festival mostra piuttosto come il medium possa funzionare, nello stesso arco progettuale, come documento, racconto, performance, classificazione dello spazio e riattivazione della memoria.
La scelta curatoriale acquista ulteriore rilievo perché il festival si svolge in un territorio caratterizzato da centri storici, paesaggi appenninici e una rete di luoghi culturali distribuiti. Le opere non vengono presentate soltanto come esempi di linguaggi fotografici, ma come strumenti per interrogare il rapporto tra immagine e spazio reale. In questa prospettiva, la manifestazione può essere letta come un atlante temporaneo: non una celebrazione indistinta della fotografia, bensì una costellazione di metodi con cui autori diversi osservano l’Italia, i suoi margini e le sue rappresentazioni.
Perché questi autori sono centrali nel festival
Considerati insieme, i fotografi annunciati definiscono una mappa critica della pratica contemporanea. Sternfeld e Höfer lavorano sulla relazione tra spazio e percezione; Biasiucci affronta la persistenza della memoria; Roy espone la natura artificiale dell’identità fotografica; Schuman, Valli e Santese riflettono sul montaggio, sull’archivio e sulla circolazione delle immagini. Il loro accostamento permette di seguire il passaggio dalla fotografia come testimonianza alla fotografia come costruzione consapevole del reale. È in questo confronto tra metodi, più che in una semplice successione di nomi, il nucleo storico e culturale dell’edizione 2026.
Quando si svolge il Festival della Fotografia Italiana 2026?
Il festival è in programma dal 12 giugno al 6 settembre 2026.
Dove si svolge il Festival della Fotografia Italiana 2026?
Le mostre sono distribuite tra Bibbiena, Poppi e Pratovecchio, nel Casentino.
Quali fotografi sono annunciati nel programma?
Tra gli autori indicati figurano Joel Sternfeld, Candida Höfer, Aaron Schuman, Antonio Biasiucci, Kourtney Roy, Marco P. Valli e Luca Santese.
Quali temi attraversano il festival?
Il programma affronta il paesaggio, l’architettura, la memoria, l’identità, l’archivio e le forme contemporanee del documento fotografico.
| Info | Dettagli |
|---|---|
| Titolo | Festival della Fotografia Italiana 2026 |
| Artista o artisti partecipanti | Joel Sternfeld, Candida Höfer, Aaron Schuman, Antonio Biasiucci, Kourtney Roy, Marco P. Valli, Luca Santese e altri autori |
| Tema o concept | Il racconto dell’Italia degli ultimi decenni attraverso fotografia, paesaggio, memoria, architettura e archivio |
| Tipologia | Festival fotografico con mostre diffuse |
| Ente organizzatore / promotore | Non verificato nelle fonti disponibili |
| Patrocini o collaborazioni istituzionali | Non verificato |
| Luogo | Bibbiena, Poppi e Pratovecchio, Casentino |
| Indirizzo | Sedi multiple nel territorio comunale |
| Data di inizio | 12 giugno 2026 |
| Data di fine | 6 settembre 2026 |
| Curatore | Renata Ferri per la prima edizione indicata nelle fonti |
| Orari di apertura | Non verificati |
| Giorni di chiusura | Non verificati |
| Biglietto / ingresso | Non verificato |
| Prenotazione | Non verificata |
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