Dalle pareti industriali di Ostiense ai progetti pubblici del Pigneto, un percorso tra murales, artisti e trasformazioni urbane nella capitale.
La street art romana non coincide con un singolo quartiere né con una raccolta stabile di opere: è una geografia urbana in continuo mutamento, fatta di interventi autorizzati, progetti di rigenerazione, dipinti su edifici industriali e lavori più effimeri. Per orientarsi conviene partire da Ostiense, proseguire verso Pigneto e Tor Pignattara, quindi includere Tor Marancia e San Lorenzo. I percorsi più documentati mostrano come l’arte pubblica abbia utilizzato pareti cieche, ex fabbriche, scuole e complessi residenziali come supporti per immagini legate alla memoria dei luoghi.

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Ostiense: dai silos industriali ai murales di Blu
Il quadrante Ostiense è il punto di partenza più leggibile per comprendere il rapporto tra archeologia industriale e arte urbana. Tra via Ostiense, le Mura Aureliane e l’area di Porto Fluviale si incontrano superfici industriali, infrastrutture ferroviarie e architetture dismesse trasformate in fondali monumentali. Il grande intervento di Blu sulla facciata di Porto Fluviale, realizzato nel 2015, è diventato uno dei riferimenti del quartiere; il progetto è descritto da Roma Capitale come parte di una più ampia concentrazione di opere che ha modificato la percezione dell’area.

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Sempre lungo via Ostiense si trova il progetto “10 Murales per l’Università Roma Tre“, realizzato da Diavù sulle mura dell’ateneo. Le dieci immagini ripercorrono la storia del cinema attraverso riferimenti a film e autori della settima arte: tra gli esempi citati dal Comune di Roma figura la scena ispirata a “Il viaggio sulla Luna” di Georges Méliès, film del 1902, con la luna colpita dal razzo nell’occhio. Qui il murale non è soltanto decorazione, ma un dispositivo didattico collocato lungo un percorso universitario quotidiano.
Pigneto e Tor Pignattara: Pasolini, memoria e progetti di quartiere
Nel Pigneto la mappa si concentra soprattutto tra via Fanfulla da Lodi, via del Pigneto e le strade dell’area Casilina. Il percorso dedicato ai luoghi di Pier Paolo Pasolini, pubblicato da Turismo Roma, segnala tre opere particolarmente riconoscibili: l’omaggio a Pasolini realizzato da Mr. Klevra nel 2014 al civico 56 di via Fanfulla da Lodi, “L’occhio è l’unico che può accorgersi della bellezza” di Maupal al civico 41 e un intervento di Omino 71 al civico 62. Le opere legano iconografia cinematografica, letteratura e topografia del quartiere.
La stessa area comprende opere distribuite tra via de Magistris, via Prenestina, via Luchino dal Verme e via Antonio Raimondi. Il percorso dell’Ecomuseo Casilino, richiamato nella documentazione disponibile sul quartiere, include interventi di 2501, Carlos Atoche, Andrea Cardia e Aloha Oe, oltre ai murales del Parco delle Energie e dell’ex Snia Viscosa. Per una visita ordinata è utile considerare il Pigneto non come una singola strada, ma come una rete di pareti e cortili urbani che si estende verso Tor Pignattara e il paesaggio postindustriale della Prenestina.
Tor Marancia: il museo condominiale come progetto collettivo
A sud del centro storico, il Museo Condominiale di Tor Marancia rappresenta una diversa modalità di intervento urbano. Il progetto “Big City Life”, ideato nel 2013 e realizzato tra il 2014 e il 2015 dall’associazione 999Contemporary, portò murales monumentali sulle facciate di undici edifici del comprensorio ATER. La collezione comprende 22 opere e coinvolge artisti come Mr. Klevra, Pantonio, Philippe Baudelocque, Reka, SatOne, Seth e Vhils. Le immagini furono concepite in relazione alle storie degli abitanti e agli spazi residenziali esistenti.
Tra le opere documentate a Tor Marancia figurano “Nostra Signora di Shanghai” di Mr. Klevra, “Il Ponentino” di Pantonio, “Humanity Constellation” di Philippe Baudelocque, “Il bambino redentore” di Seth e “Percezione” di Vhils. Le dimensioni ricorrenti, circa 10 per 14,5 metri, rendono evidente la scala architettonica dell’intervento. In questo caso la visita non attraversa una sequenza di muri isolati, ma un complesso abitativo nel quale le opere sono parte della lettura degli edifici e della memoria sociale del luogo.
Oltre i percorsi più noti: San Lorenzo e la mappa in movimento
La mappa della street art romana prosegue a San Lorenzo, dove la Sovrintendenza Capitolina ha indicato itinerari urbani dedicati alle opere del quartiere anche in occasione di iniziative pubbliche del 2026. La presenza di percorsi istituzionali conferma che l’arte muraria è entrata nella programmazione culturale della città, pur mantenendo una natura esposta alla sostituzione, al degrado e alle trasformazioni edilizie. Per questo una mappa editoriale deve essere usata come orientamento e non come inventario definitivo: alcune opere possono essere cancellate, restaurate o coperte.

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Per costruire un itinerario in una sola giornata, Ostiense e Porto Fluviale formano un primo nucleo facilmente riconoscibile; Pigneto e Tor Pignattara richiedono più tempo perché le opere sono distribuite lungo strade diverse; Tor Marancia funziona invece come tappa autonoma, centrata sul complesso condominiale. Il criterio più corretto è osservare insieme immagine, supporto e contesto: la parete universitaria di Diavù, l’edificio industriale di Blu, le facciate ATER di Tor Marancia e i muri legati alla memoria pasoliniana raccontano quattro modi distinti di fare arte nello spazio pubblico.
Dove si trovano i principali murales di Ostiense?
Le aree più documentate sono via Ostiense, Porto Fluviale e le superfici vicine alle Mura Aureliane, oltre alle mura dell’Università Roma Tre.
Quali opere vedere nel Pigneto legate a Pasolini?
Turismo Roma segnala l’omaggio a Pasolini di Mr. Klevra in via Fanfulla da Lodi 56, l’opera di Maupal al civico 41 e altri interventi lungo la stessa strada.
Che cos’è il Museo Condominiale di Tor Marancia?
È un progetto di arte pubblica realizzato tra il 2014 e il 2015 sulle facciate di undici edifici ATER, con 22 murales monumentali.
La street art di Roma è sempre visibile?
No. Le opere murarie possono deteriorarsi, essere restaurate, coperte o sostituite; le mappe vanno quindi considerate strumenti di orientamento e non inventari permanenti.
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