Dalla formazione bolognese alle identità mitologiche, un profilo dell’artista che ha trasformato autoritratto, performance e arti decorative in un unico linguaggio.
Luigi Ontani nasce il 24 novembre 1943 a Montovolo, località di Grizzana Morandi presso Vergato, nell’Appennino bolognese. Dopo la formazione all’Accademia di belle arti di Bologna, sviluppa una pratica che rifiuta la separazione rigida tra pittura, scultura, fotografia, performance e arti applicate. Il suo lavoro mette al centro il corpo dell’artista, assunto come superficie di trasformazione: Ontani si presenta come figura mitologica, personaggio letterario, santo, animale o divinità, costruendo un’identità deliberatamente plurale. La biografia individuale diventa così materia iconografica e dispositivo teatrale.

Fonte immagine: hammer.ucla.edu
Formazione e primi anni tra Bologna e Roma
Gli esordi di Ontani si collocano nella seconda metà degli anni Sessanta, quando sperimenta oggetti, disegni, materiali poveri e immagini fotografiche lontane dai formati tradizionali della pittura. Nel 1970 presenta una personale alla Galleria San Fedele di Milano e nello stesso periodo si trasferisce a Roma, dove frequenta l’Attico di Fabio Sargentini. Qui la fotografia diventa uno strumento per mettere in scena il proprio corpo e per interrogare la storia delle immagini. Le prime esperienze comprendono anche opere in super 8 e azioni concepite come quadri viventi.

Fonte immagine: moma.org
I tableaux vivants sono una delle invenzioni decisive della sua ricerca. In queste fotografie o azioni filmate l’artista assume pose, costumi e attributi riconducibili a San Sebastiano, Dante, Pinocchio, Bacco e altri soggetti della tradizione occidentale. Non si tratta di semplici citazioni: il volto di Ontani sostituisce quello del personaggio e rende esplicita la coincidenza tra autore, modello e immagine. Il procedimento altera la gerarchia fra originale e copia, sacro e profano, autoritratto e travestimento, introducendo nella pratica contemporanea una teatralità costruita attraverso la posa.
Fotografia, viaggio e identità in trasformazione
A partire dagli anni Settanta, il viaggio in India e il confronto con l’Asia ampliano il repertorio visivo di Ontani. Le fotografie in bianco e nero, spesso virate seppia e acquerellate, combinano il dato documentario con una costruzione dichiaratamente artificiale. L’artista non usa l’esotismo come semplice decorazione, ma come possibilità di dislocare la propria identità fuori da una sequenza storica lineare. Figure indiane, riferimenti classici, maschere balinesi, immagini cristiane e personaggi della letteratura convivono in una geografia mentale fondata sulla sovrapposizione.
Il tema della metamorfosi attraversa anche la scelta del nome e dei simboli. “Ontani” richiama l’ontano, albero legato ai corsi d’acqua e, secondo la lettura proposta dall’Isabella Stewart Gardner Museum, associato alle palificazioni degli edifici veneziani; la foglia dell’ontano ricorre infatti in diverse costruzioni dell’artista. Il gioco linguistico non è marginale: Ontani trasforma il proprio cognome in repertorio figurativo e inserisce la parola dentro titoli, maschere e personaggi ibridi. L’identità resta riconoscibile, ma continuamente alterata da aggiunte mitologiche e formali.
Le opere principali e la pluralità delle tecniche
La produzione di Ontani comprende fotografie, disegni, acquerelli, cartapesta, legno, vetro, marmo, mosaico e soprattutto ceramica. Tra le opere documentate figurano “Panontale” del 1993-1994, realizzata in ceramica di Faenza, e le fotografie acquerellate “Mohini Machhlì” e “Salam Calcutta”, entrambe del 1998 e del 2000. La ceramica gli permette di passare dall’immagine bidimensionale alla figura tridimensionale, mantenendo però la stessa logica combinatoria. Le superfici decorative, i volumi corporei e i riferimenti mitici diventano parti di una sola grammatica.

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Tra i nuclei più riconoscibili figurano le maschere, le opere denominate “Ermestetiche” e le grandi composizioni ceramiche dedicate a figure ibride, come “GaneshaMusa”. In questi lavori la citazione non rimane confinata alla superficie: il soggetto viene ricomposto attraverso deformazioni, accostamenti fonetici e contaminazioni tra divinità, animali, artisti e personaggi storici. Anche il mosaico assume un ruolo specifico nel suo percorso, come mostra il grande pannello realizzato per la stazione Materdei della metropolitana di Napoli. La tecnica diventa così un metodo di montaggio iconografico.
Musei, retrospettive e ricezione critica
La ricezione internazionale di Ontani comprende la retrospettiva “Luigi Ontani: 1969–2001”, organizzata nel 2001 dal P.S.1 Contemporary Art Center di New York, oggi MoMA PS1. La mostra presentava fotografie, installazioni e tableaux vivants prodotti in oltre tre decenni e collocava il suo lavoro nella storia della performance e della fotografia contemporanea. Un’altra antologica si è svolta allo S.M.A.K. di Gent tra il 2003 e il 2004. In Italia, personali successive hanno coinvolto il MAMbo di Bologna, il Museo di Capodimonte e il Castello di Rivoli.
Le opere di Ontani sono presenti in collezioni e istituzioni dedicate all’arte moderna e contemporanea, tra cui il MAMbo di Bologna, il MADRE di Napoli, il MAXXI di Roma, la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT di Torino e la Fondazione Luigi Rovati di Milano. Quest’ultima conserva sei grandi dipinti nati dal confronto dell’artista con Cerveteri, le necropoli e la cultura etrusca: figure ibride intrecciano riferimenti etruschi, indiani e classici. Il dato conferma la continuità della ricerca, capace di aggiornare il mito attraverso ogni nuovo contesto.

Fonte immagine: gardnermuseum.org
Definire lo stile di Luigi Ontani significa quindi osservare come l’artista abbia reso inseparabili immagine e identità, repertorio storico e invenzione personale. La sua opera non procede per periodi chiusi, ma per ritorni e variazioni: lo stesso corpo può diventare santo, eroe, animale o divinità; la fotografia può assumere la precisione del ritratto e la complessità della pittura; la ceramica può funzionare come scultura, maschera e superficie narrativa. In questo sistema aperto, il mito non è un passato da illustrare, ma uno strumento per produrre nuove forme di autorappresentazione.
Quando e dove è nato Luigi Ontani?
Luigi Ontani è nato il 24 novembre 1943 a Montovolo, località di Grizzana Morandi presso Vergato, in provincia di Bologna.
Per quali opere è noto Luigi Ontani?
È noto soprattutto per i tableaux vivants, le fotografie acquerellate, le maschere, le ceramiche e le opere che trasformano il suo corpo in figure mitologiche, letterarie e storiche.
Qual è lo stile di Luigi Ontani?
Il suo stile unisce autoritratto, travestimento, mito, citazione storico-artistica e sperimentazione tecnica, passando dalla fotografia alla scultura, dalla ceramica al mosaico.
In quali musei sono conservate opere di Luigi Ontani?
Opere di Ontani sono presenti, tra gli altri, al MAMbo di Bologna, al MADRE di Napoli, al MAXXI di Roma, nelle collezioni della Fondazione CRT e alla Fondazione Luigi Rovati.
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