Artista, poetessa, critica e curatrice, Mirella Bentivoglio ha trasformato la scrittura in materia visiva, oggetto, gesto e spazio espositivo.
Mirella Bentivoglio nasce a Klagenfurt, in Austria, il 28 marzo 1922 da genitori italiani, Margherita Cavalli ed Ernesto Bertarelli, e muore a Roma nel 2017. La sua identità artistica non coincide con una sola disciplina: è poetessa, artista verbo-visiva, critica d’arte, saggista, curatrice e performer. Dopo l’infanzia trascorsa a Milano, studia nella Svizzera tedesca e in Inghilterra, maturando una formazione linguistica che contribuirà alla sua attenzione per la traduzione, la forma della parola e la mobilità dei significati. La sua opera nasce dall’incrocio tra scrittura e arti visive.

Fonte immagine: mirellabentivoglio.it
Dalla poesia alla ricerca verbo-visiva
Bentivoglio pubblica la prima raccolta poetica, “Giardino“, nel 1943, ma dalla seconda metà degli anni Sessanta sposta il centro della propria ricerca verso la poesia concreta e la poesia visiva. In opere come “Gabbia: Ho” e “Monumento”, entrambe del 1966, la parola non è più soltanto veicolo di un contenuto letterario: diventa segno, configurazione, elemento tipografico e materia da disporre nello spazio. Il passaggio comprende collage, fotocollage, tecniche grafiche e interventi sul rapporto tra leggibilità e immagine.

Fonte immagine: mart.tn.it
Il suo stile si fonda sulla materializzazione del linguaggio: lettere, sillabe, parole e oggetti quotidiani vengono sottratti all’uso ordinario e ricomposti in immagini ambigue, spesso ironiche o archetipiche. La pagina può diventare una superficie scultorea; un oggetto può assumere la funzione di una frase; una forma visiva può modificare il senso di un termine. Bentivoglio lavora quindi sulla soglia tra vedere e leggere, senza separare la dimensione semantica da quella fisica. Questa ricerca conduce dalla poesia visiva alla poesia-oggetto, all’installazione e alla performance.
Le opere e il rapporto tra parola, corpo e oggetto
Tra i nuclei più riconoscibili della produzione di Bentivoglio figura “Fiore nero” del 1971, opera nella quale la forma botanica e il colore assumono una funzione linguistica e simbolica. Un altro riferimento è “L’Ovo di Gubbio“, installazione ambientale legata alla forma dell’uovo come immagine di origine, contenitore e principio generativo. La sua pratica comprende inoltre libri d’artista, sculture, fotografie, composizioni su carta e azioni performative. In ciascun caso l’oggetto non illustra una poesia già compiuta: produce una situazione di lettura attraverso la propria presenza materiale.
Il tema del corpo femminile e della costruzione culturale dei ruoli attraversa molte opere e iniziative dell’artista. Bentivoglio non tratta il linguaggio come un sistema neutro: osserva il modo in cui il lessico, i simboli e le immagini organizzano gerarchie, identità e rapporti di potere. La sua ironia interviene spesso su emblemi associati all’autorità, alla monumentalità e alla centralità del logos. Il lavoro “Storia del monumento“, realizzato nel 1968 con Annalisa Alloatti, appartiene a questa critica della forma monumentale e della sua tradizionale connotazione maschile.

Fonte immagine: pomona.edu
Materializzazione del linguaggio alla Biennale di Venezia
Il momento centrale della sua attività curatoriale è “Materializzazione del linguaggio“, inaugurata il 20 settembre 1978 ai Magazzini del Sale alle Zattere nell’ambito della 38ª Biennale di Venezia. Bentivoglio riunisce circa ottanta artiste internazionali attorno al rapporto tra donna e linguaggio, presentando ricerche verbo-visive realizzate con scrittura, fotografia, oggetti, performance e installazioni. La mostra non è soltanto una selezione di opere: costruisce un campo storico e politico per pratiche che la narrazione dominante dell’arte contemporanea tendeva a tenere separate o ai margini.
L’esposizione veneziana è documentata anche dal volume omonimo curato da Bentivoglio e pubblicato nel 1978 da La Biennale di Venezia. La sua importanza storica riguarda la possibilità di leggere insieme artiste e pratiche diverse, senza ridurle a un’unica tecnica o a un programma estetico uniforme. Nel 2022-2023 la Fondazione Antonio Dalle Nogare di Bolzano ha riattivato quel progetto con “Ri-Materializzazione del linguaggio. 1978-2022”, a cura di Cristiana Perrella e Andrea Viliani con Vittoria Pavesi, affiancando opere, documenti e nuove interpretazioni.
Bentivoglio è stata anche una storica e divulgatrice delle artiste del Novecento, con particolare attenzione alle esperienze femminili del Futurismo e alle ricerche verbo-visive internazionali. La sua attività curatoriale ha ampliato il campo della poesia visiva oltre la dimensione individuale, collegando opere, archivi, libri d’artista e pratiche performative. Il fondo conservato al MART comprende 238 volumi e opuscoli pubblicati tra il 1962 e il 2010, oltre a una raccolta di settanta libri d’artista realizzati da donne: un insieme che documenta tanto la sua ricerca quanto il suo lavoro di raccolta e trasmissione.

Fonte immagine: pomona.edu
La ricezione contemporanea di Bentivoglio si fonda dunque su una doppia eredità. Da un lato restano le opere, nelle quali la parola è trattata come forma, corpo e oggetto; dall’altro resta un metodo curatoriale capace di costruire relazioni tra artiste, documenti e linguaggi. Il National Museum of Women in the Arts di Washington conserva opere della sua produzione e nel 1999 ha dedicato alla sua ricerca il volume “The Visual Poetry of Mirella Bentivoglio”. Tra archivi, collezioni museali e riletture espositive, Bentivoglio continua a essere studiata come figura decisiva per comprendere la poesia visiva italiana e il rapporto tra arte e linguaggio.
Quando e dove è nata Mirella Bentivoglio?
Mirella Bentivoglio è nata a Klagenfurt, in Austria, il 28 marzo 1922, da genitori italiani.
Qual è lo stile di Mirella Bentivoglio?
Il suo stile appartiene alla poesia concreta e alla poesia visiva e unisce parole, immagini, oggetti, collage, installazioni e performance.
Che cos’è Materializzazione del linguaggio?
È la mostra curata da Mirella Bentivoglio e inaugurata il 20 settembre 1978 ai Magazzini del Sale di Venezia, nell’ambito della 38ª Biennale.
Dove sono conservati materiali su Mirella Bentivoglio?
Materiali librari e documentari sono conservati, tra gli altri, presso il MART di Rovereto e la Biblioteca nazionale centrale di Roma.
Ultime notizie & mostre
Le ultime notizie dal mondo dell'arte

A Pesaro i sassi diventano immagini: Stefano Furlani al Museo della Marineria

Castel Sant’Angelo a Roma: storia del mausoleo di Adriano, della fortezza papale e del museo sul Tevere

Guida ai musei di Genova: da Palazzo Ducale ai palazzi di Strada Nuova






