Nel centro storico di Torino, il MAO riunisce arte indiana, cinese, giapponese, himalayana, islamica e del Sud-est asiatico all’interno di Palazzo Mazzonis.
Il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino è stato inaugurato il 5 dicembre 2008 nel centro storico della città, all’interno di Palazzo Mazzonis, in via San Domenico 9-11. La sua nascita ha riunito le collezioni di arte asiatica già conservate dal Museo Civico d’Arte Antica con opere provenienti da raccolte della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Giovanni Agnelli. Il museo appartiene alla Fondazione Torino Musei e presenta un percorso dedicato a diverse aree culturali dell’Asia.

Fonte immagine: maotorino.it
La storia di Palazzo Mazzonis
Palazzo Mazzonis conserva una storia distinta da quella del museo. L’edificio, di origine secentesca, fu legato alla famiglia Solaro della Chiusa e nel XIX secolo passò a Paolo Mazzonis di Pralafera, industriale tessile. Dopo la cessazione dell’attività manifatturiera nel 1968, il palazzo venne acquistato dal Comune di Torino nel 1980 e utilizzato anche per uffici giudiziari. Il trasferimento di questi ultimi nel 2001 rese possibile il restauro e la trasformazione dell’edificio in sede museale.

Fonte immagine: comune.torino.it
Un allestimento contemporaneo in un palazzo storico
Il progetto museografico è stato affidato all’architetto Andrea Bruno, specialista negli interventi sul patrimonio storico e nella conservazione di edifici destinati a nuove funzioni culturali. L’allestimento utilizza legno, acciaio e vetro per organizzare le gallerie senza cancellare la struttura del palazzo. Nel cortile d’ingresso si trovano due giardini di ispirazione zen giapponese, mentre lo scalone monumentale conduce ai piani delle collezioni. La distribuzione verticale permette di articolare il percorso per aree geografiche e culturali.
Le collezioni: India, Gandhara e Sud-est asiatico
Una parte centrale del percorso è dedicata all’Asia meridionale e al Sud-est asiatico. Le sale indiane comprendono sculture in pietra, bronzi, terrecotte e dipinti su tessuto riferibili a un arco cronologico che va dal II secolo avanti Cristo al XIX secolo, con esempi legati alle culture Shunga, Kushana, Gupta e al Medioevo indiano. La sezione Gandhara documenta la produzione buddhista sviluppatasi tra Afghanistan e Pakistan nord-occidentale, mentre le gallerie del Sud-est asiatico presentano opere provenienti da Thailandia, Birmania, Vietnam e Cambogia.
La Cina e il Giappone
Le collezioni cinesi seguono una lunga sequenza storica, dal vasellame neolitico ai bronzi rituali, dalle lacche alle testimonianze delle dinastie Han e Tang. La sezione giapponese riunisce statue lignee databili tra il XII e il XVII secolo, paraventi, dipinti, tessuti, xilografie, oggetti laccati, armi e armature. Per ragioni conservative, alcune opere giapponesi, soprattutto tessuti, stampe e dipinti, sono sottoposte a rotazione periodica. Il ricambio consente di alternare materiali sensibili alla luce e alla permanenza in esposizione.

Fonte immagine: artsupp.com
Himalaya, arte islamica e archeologia
Il percorso comprende inoltre una galleria himalayana dedicata alle culture buddhiste di Bhutan, Ladakh, Nepal, Sikkim e Tibet. Vi sono sculture lignee e metalliche, strumenti rituali, dipinti a tempera, thangka e copertine lignee di testi sacri. La sezione islamica presenta manoscritti, ceramiche, bronzi, velluti ottomani e opere legate alla tradizione calligrafica di Turchia, Persia e Asia centrale. A queste raccolte si aggiungono oltre 1.400 reperti archeologici pre-islamici dagli scavi iracheni di Seleucia e Coche.
Il nucleo delle collezioni permanenti comprende circa 2.300 opere, distribuite nelle sezioni dedicate a India e Gandhara, Sud-est asiatico, Cina, Giappone, Himalaya e mondo islamico. Il numero non coincide con la quantità di oggetti visibili in ogni momento, perché l’esposizione è condizionata da rotazioni, prestiti, restauri e necessità conservative. Il museo svolge quindi una funzione doppia: conserva materiali di epoche e aree diverse e costruisce, attraverso l’allestimento, confronti tra religioni, tecniche, sistemi decorativi e forme di rappresentazione.
Informazioni utili per visitare il museo
Il MAO si trova in via San Domenico 9-11, nel centro di Torino, a breve distanza dal Duomo e dagli altri musei dell’area storica. Le informazioni istituzionali aggiornate indicano l’apertura dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con chiusura il lunedì; l’ultimo ingresso è generalmente previsto un’ora prima della chiusura. Il sito del museo e i gestori dei servizi di biglietteria pubblicano eventuali variazioni, chiusure festive, tariffe per mostre temporanee e modalità di prenotazione.

Fonte immagine: it.wikipedia.org
Per orientarsi nella visita conviene considerare il MAO come un museo di culture interconnesse, non come una semplice sequenza di sale nazionali. Le sculture buddhiste del Gandhara, i bronzi rituali cinesi, le immagini sacre himalayane, le lacche giapponesi e i manoscritti islamici appartengono a tradizioni diverse, ma permettono di seguire la circolazione di tecniche, iconografie e materiali lungo l’Asia. Palazzo Mazzonis aggiunge a questo itinerario una seconda lettura: quella della trasformazione di un edificio storico torinese in istituzione museale contemporanea.
Dove si trova il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino?
Il museo si trova in via San Domenico 9-11, nel centro storico di Torino, all’interno di Palazzo Mazzonis.
Quando è stato inaugurato il MAO?
Il MAO è stato inaugurato il 5 dicembre 2008.
Quali collezioni si possono vedere al MAO?
Il percorso comprende sezioni dedicate a India e Gandhara, Sud-est asiatico, Cina, Giappone, Himalaya e arte islamica, oltre a reperti archeologici provenienti da Seleucia e Coche.
Quali sono gli orari del MAO?
Le informazioni istituzionali indicano l’apertura dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 e la chiusura il lunedì. Orari speciali e variazioni vanno verificati sui canali ufficiali prima della visita.
Quante opere conserva il MAO?
Le collezioni comprendono circa 2.300 opere d’arte asiatica, alle quali si aggiungono oltre 1.400 reperti archeologici pre-islamici.
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