Dalla base a contatto alla regolazione touch, ogni dettaglio di Poldina trasforma la tecnologia in un rituale semplice e naturale

Ci sono oggetti che non nascono per farsi notare, ma che proprio per questo diventano inconfondibili, in un modo o nell’altro. Poldina appartiene a questa rara specie, una luce snella che somiglia più a un segno grafico che appartenere a un elemento tecnico, una presenza che non occupa ma abita ugualmente lo spazio. Le sue superfici in alluminio, la calda diffusione del LED, l’assenza ostinata di fili: tutto concorre a un’estetica che racconta silenzio, ordine, comfort. E che è esplosa senza rendersene – quasi – conto rendendola la più famosa tra le lampade ricaricabili da tavolo.

Zafferano — azienda trevigiana guidata da Federico de Majo — è il laboratorio in cui questa identità prende forma. De Majo, cresciuto tra la materia del vetro e il rituale conviviale della tavola, ha costruito un linguaggio luminoso che non vuole stupire, ma aderire alla vita quotidiana come un gesto naturale e mimetizzarsi con essa. Poldina incarna questo pensiero più di qualunque altro suo progetto. Il 2005 sembra essere l’anno in cui Zafferano decide di investire sul design di lampade portatili, piuttosto che sull’illuminazione tradizionale ed è l’inizio di una magia arrivata con 13 anni di ritardo, come chi sa farsi aspettare veramente.

L'edizione dell'evento fieristico Ambiente Frankfurt 2018 ha avuto luogo dal 9 al 13 febbraio

L’edizione dell’evento fieristico Ambiente Frankfurt 2018 ha avuto luogo dal 9 al 13 febbraio di quell’anno

Capitolo I. La prima scintilla e la sua portabilità

Il 2018 segna la sua presentazione ufficiale: un’idea che trova concretezza grazie al lavoro congiunto del designer veneziano e del suo team. L’aspirazione era tanto semplice quanto radicale, praticamente liberare la luce dal peso della tecnica, restituirle la stessa spontaneità con cui si accende una candela. Una lampada senza fili quindi («e cosa ci sarà di eccezionale», potreste ribattere), ricaricabile, capace di seguire i movimenti delle persone anziché costringerle a disporre lo spazio in funzione delle prese elettriche. Eppure, nella sua pratica elementarità, si gioca il mistero della sua ascesa, una chiave tanto scontata quanto inevitabile. Oggi Poldina è ovunque, dall’ambito commerciale agli studi casalinghi, ma non è da confondere con un fenomeno di “massa” o di marketing. È una precisa scelta di stile, la Lampada Poldina Zafferano.

Riviste e professionisti riconoscono in quel debutto un cambio di paradigma: la portabilità smette di essere un ripiego e diventa un valore estetico, un comportamento progettuale dove la luce torna al centro della scena.

Capitolo II. Il nome è una carezza

Come spesso accade con gli oggetti destinati a una lunga vita, il nome arriva da una storia intima. Polda è la cagnolina di de Majo, «creatura affettuosa e discreta». Poldina ne porta con sé il diminutivo, e con esso una certa dose domestica. Il nome suggerisce vicinanza, complicità, quotidianità, come se la lampada fosse pensata per “seguire in modo fedele” chi la utilizzi: accomodandosi su un tavolo, un balcone, un comodino.

Capitolo III. La richiesta dei ristoratori è la svolta

L’intuizione fondante non arriva dai salotti, ma dalla ristorazione. Ristoratori e albergatori raccontano una necessità precisa: illuminare i tavoli all’aperto senza intralci, senza impianti rigidi, senza l’ingombro dei cavi. Il progetto prende forma attorno a queste esigenze reali. Stabilità, semplicità, luce diretta ma non abbagliante. Il risultato è un apparecchio che si posa al centro della tavola come un piccolo totem luminoso che non interferisce con le conversazioni, con gli sguardi, con la coreografia dei piatti.

Capitolo IV. Un esordio quasi impercettibile

Quando appare alla fiera di Francoforte nel 2018, Poldina non conquista subito l’attenzione. Non è un oggetto provocatorio, non parla il linguaggio della spettacolarità. È vista come una curiosità interessante, non come un potenziale fenomeno.
Il mercato la accoglie, ma non la celebra.

Ci vorrà il tempo — e un improvviso spostamento delle abitudini sociali — perché quella silenziosa presenza trovi il proprio ruolo. Ma lei era già lì, in attesa di reclamare il proprio spazio.

Una silhouette minimale che racchiude l’evoluzione del lighting design contemporaneo, nata dall’ascolto delle esigenze reali della ristorazione

Una silhouette minimale che racchiude l’evoluzione del lighting design contemporaneo, nata dall’ascolto delle esigenze reali della ristorazione

Capitolo V. La svolta inaspettata: una pandemia, un bisogno, una risposta

Il mondo cambia in pochi mesi. I lockdown chiudono gli spazi interni e obbligano bar e ristoranti a reinventarsi all’esterno. Tante attività non possiedono sistemi d’illuminazione adatti ai dehors improvvisati. E proprio lì, dove l’urgenza è più forte, Poldina rivela la sua forza.

È già in commercio da un paio d’anni, è già collaudata, è pronta. La sua autonomia di diverse ore, la ricarica su base a contatto, la resistenza agli agenti esterni, il comando touch intuitivo la rendono immediatamente utile. Così utile da non essere più percepita come un oggetto decorativo, ma come una soluzione a diversi problemi. La guardo e ne rimango stupito, dalla sua ineffabile scontatezza: la voglio io, la vogliono tutti.

In pochi mesi diventa un segno ricorrente: tavoli, terrazze, giardini, hotel. Una costellazione di piccole luci che ricama l’Italia e poi il resto del mondo.

Capitolo VI. 2018 la nascita, 2020–2021 l’ascesa

La sequenza temporale appare chiara:

  • nel 2018 nasce e viene presentata;
  • tra 2018 e 2019 si diffonde lentamente, soprattutto nel settore horeca;
  • tra 2020 e 2021 si afferma in modo travolgente grazie alla ristorazione all’aperto causa Covid e a una strategia commerciale capace di rispondere alla domanda crescente per il soddisfacimento di un bisogno.

Non una moda passeggera. Un incastro perfetto tra condizioni esterne e solidità interna, tra necessità e possibilità.

Capitolo VII. La poesia di una campagna pubblicitaria

Nel 2020 Zafferano dedica a Poldina una campagna che la colloca in una dimensione quasi lirica. “La luce dove non l’avevi mai vista” diventa il manifesto di un nuovo modo di abitare gli spazi. Le immagini non mostrano solo un prodotto, ma un’atmosfera: un gesto luminoso che accompagna momenti intimi, ritagli di tempo, attimi sospesi.
Non è marketing aggressivo: è narrazione sensibile.

Capitolo VIII. Dal tavolo del ristorante al salotto di casa

Il suo percorso è contrario rispetto a molti oggetti di design. Non nasce per la casa, ma per i locali. Ed è proprio lì che si costruisce la desiderabilità: chi la vede in un bistrot, vicino a un calice di vino, la immagina subito nella propria abitazione.

E così Poldina entra nelle case per affinità emotiva, per familiarità visiva. Passa dai dehors ai balconi domestici, dalle cene all’aperto ai comodini. In molti negozi specializzati, la richiesta cresce costantemente.

Capitolo IX. L’anatomia di una presenza luminosa

Il suo clamore non è frutto solo del design, ma dell’ingegneria che la sostiene e ne concretizza le sue caratteristiche:

  • batteria ricaricabile con base a contatto
  • autonomia di circa 9–12 ore
  • regolazione touch per intensità e temperatura (2200K, 2700K, 3000K)
  • memoria dell’ultima impostazione
  • protezione IP54–IP65
  • corpo in alluminio e diffusore in policarbonato

Questi aspetti tecnici, uniti alla cura estetica, creano un equilibrio coerente: le caratteristiche di un oggetto bello perché funzionale e funzionale perché bello.Il successo genera nuovi rami. Poldina si moltiplica, senza perdere coerenza: modelli da terra, applique, versioni reversibili, sospensioni e oltre duecento varianti tra colori, finiture, dimensioni.
Una genealogia luminosa che mantiene sempre la stessa silhouette essenziale, come un carattere tipografico declinato in molte forme senza perdere identità.

Lampada Poldina Peanuts edition

Lampada Poldina Peanuts edition, esempio della sua capacità di generare varianti e colori

Collaborazioni e limited edition ampliano il suo immaginario. L’edizione celebrativa con i Peanuts, le interpretazioni firmate da brand come Momonì: ogni intervento aggiunge un livello di racconto, confermando la lampada come oggetto pop, trasversale, capace di dialogare con mondi diversi.

Capitolo X. La consacrazione internazionale

Ristoranti di ogni continente la adottano, alcuni media la definiscono “la lampada che sta invadendo New York”. In Cina, secondo varie testimonianze, il suo nome viene usato come sinonimo di lampada portatile ricaricabile. Non è solo un prodotto molto venduto, ma un riferimento culturale, un archetipo. Se te lo stai chiedendo, si: è un fenomeno globale. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato estero dell’azienda e ospitano anche il primo punto vendita Zafferano fuori dall’Italia. Una parte significativa del fatturato complessivo deriva dalle esportazioni, che superano il 75%. Tra i paesi europei con maggiore penetrazione sono indicate Francia e Germania.

La lampada, grazie alla sua natura portatile e ricaricabile, risulta adatta a contesti internazionali e viene proposta anche da rivenditori stranieri. Le diverse varianti della collezione compaiono inoltre in cataloghi di negozi esteri, confermando una presenza commerciale oltre i confini italiani e un riscontro economico particolarmente forte nel mercato statunitense.

Raccogliendo i dettagli emersi, le cause del suo successo si intrecciano in un quadro armonico:

  • un tempismo perfetto;
  • prestazioni affidabili;
  • un design semplice e universale;
  • una diffusione capillare nel settore horeca;
  • una narrazione emotiva efficace;
  • un catalogo in continua evoluzione.

Poldina non è un fulmine a ciel sereno: è il risultato di una visione coerente che attraversa gli anni, le esigenze, il mercato ma senza invaderlo, semplicemente leggendo tra le righe del quotidiano.



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