Un viaggio nei marmi policromi della collezione Santarelli ai Musei Capitolini: oltre 660 campioni, sculture composte, strumenti antichi e percorsi didattici che rivelano il vero colore dell’arte romana. Scopri storia, tecnica e significato dei materiali che hanno costruito l’Impero
Nelle sale di Palazzo Clementino, a fianco del Medagliere dei Musei Capitolini, c’é un itinerario sorprendente che attraversa secoli di storia e sguardi. I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini raccoglie oltre seicento campioni di pietre decorative, molti di età imperiale, provenienti dalle raccolte capitoline e dal patrimonio della Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli, una delle raccolte di materiali lapidei più ricche d’Europa.
La versione internazionale del progetto, The Colors of the Ancient, accentua la vocazione didattica della mostra, accompagnando il visitatore in un viaggio che segue l’evoluzione dei marmi colorati dalle prime sperimentazioni fino al Novecento, tra mutamenti di gusto, tecniche di lavorazione e questioni politico-economiche legate al potere romano. Tra le cosa vedere ai Musei Capitolini, sicuramente la storia dei marmi antichi merita un’esposizione apposita.
Molti visitatori raccontano un’esperienza sorprendente: scoprire che l’antichità non era affatto un universo monocromo trasforma il modo in cui interpretiamo templi, statue e monumenti. Ci si ritrova a immaginare la città antica come un mosaico vibrante, dove ogni marmo aveva un costo, un’origine e una funzione simbolica. In altre parole, la mostra non offre solo oggetti: offre una lente nuova attraverso cui guardare Roma.
La Roma che costruì la propria “geologia”
Le pietre (che a prima vista potrebbero sembrare modeste) su cui nacque la città – tufo, peperino, travertino – non lasciavano presagire l’esplosione cromatica che avrebbe caratterizzato l’Urbe durante l’età imperiale. Ai materiali locali si sommarono, progressivamente, varietà estratte in ogni angolo dell’impero. Sono convinto che gli studiosi che hanno collaborato al progetto parlano senza esitazione di geologia artificiale: un paesaggio minerario costruito tramite logistica, controllo politico e una rete di approvvigionamento impressionante.

Esposizione dei campioni di marmi policromi della collezione Santarelli, ordinati per provenienza e tipologia, a illustrare la varietà geologica e decorativa utilizzata nell’architettura romana
Il giallo antico e il pavonazzetto, già presenti in età repubblicana, diventano protagonisti sotto Augusto, quando l’uso del colore si trasforma in linguaggio ideologico. L’età flavia amplia ulteriormente il repertorio, mentre il periodo antonino consacra il monopolio imperiale sulle cave più lontane, trasformando i materiali policromi in strumenti di rappresentanza.
Il colore non era un dettaglio ornamentale, come è facile immaginare: identificava ruoli, funzioni, sfere sacre o laiche. Alcune pietre erano riservate agli spazi imperiali; altre evocavano tradizioni religiose o erano scelte per sottolineare gerarchie visive negli edifici pubblici. Ogni frammento, oggi, racconta una catena di porti, cave, officine e maestranze disseminate nel Mediterraneo.
La collezione Santarelli, un archivio tridimensionale della memoria
Il cuore della mostra, fortemente evocativa ed esperienzale è rappresentato dalla raccolta Santarelli, frutto di decenni di studio e acquisizioni. Conserva campioni che spaziano dall’età tolemaica al Neoclassicismo, includendo oggetti d’arredo, sculture policrome, frammenti architettonici e tavole campione di atelier. La descrizione dell’allestimento deriva da osservazioni dirette condotte durante il percorso espositivo. La presentazione della collezione Santarelli si basa su documentazione ufficiale fornita dagli enti conservatori con una selezione dei dati che privilegia contenuti certificati e aggiornati.
Nella sala inaugurale sono esposti 82 frammenti policromi di età imperiale, vere tessere di un atlante storico. Documentano cave dall’Egitto alla Spagna, e ogni campione rimanda a un edificio, un pavimento, un colonnato o un fregio scomparso. Le immagini e i pannelli che li accompagnano invitano a immaginare le architetture romane come ambienti saturi di colori, superfici lucidate (nella loro valutazione morfologica delle superfici policrome) e pattern complessi – lontani dalla canonica immagine del bianco uniforme.
Dioniso ricomposto e la poetica dell’accostamento

Marmi Santarelli, pastiche con testa di Dioniso su torso di Nike in porfido
Tra le opere più teatrali si distingue una testa posta su un busto femminile che compone la figura di Dioniso: un esempio emblematico della pratica rinascimentale e moderna di unire frammenti di epoche diverse per creare nuove identità scultoree. Il contrasto tra la resa chiara del volto e il torso in marmo colorato genera una tensione visiva che valorizza, più che la forma, la qualità stessa della pietra rendendo il busto di Dioniso un elemento fondamentale della mostra.
Il percorso presenta anche colonne, basi, manufatti minuti e sculture ottenute da marmi misti, dove venature (il tutto basato su uno studio comparativo delle venature mineralizzate) e inclusioni raccontano la maestria degli artigiani nel trasformare “imperfezioni” geologiche in effetti quasi pittorici.
Dentro le botteghe
Una sezione della mostra ricostruisce il mondo operativo dei marmorari. Scalpellature, seghe, compassi e sagome, montati come fossero attrezzi nelle botteghe di un tempo, restituiscono la dimensione pratica — spesso trascurata — dell’arte lapidea, dandoti l’impressione non solo di partecipare, ma di vivere la mostra.
Accanto agli strumenti compaiono antichi campionari sette-ottocenteschi: cassettiere e tavole dove studiosi e collezionisti fissavano piccole lastre lucidate, annotando provenienza e varietà. È inevitabile il rimando a Faustino Corsi, che definì i primi repertori sistematici, e a Raniero Gnoli, autore di Marmora Romana, che tracciò sul campo la geografia dei litotipi antichi.
Un documentario firmato da Adriano Aymonino e Silvia Davoli amplia la prospettiva: attraverso materiali d’archivio e animazioni mostra come l’uso dei marmi colorati si intrecciasse con la politica di espansione romana, le rotte marittime e i grandi cantieri urbani. Le note sulla lavorazione dei materiali riflettono pratiche documentate nella letteratura specialistica.
Il mito del bianco si sgretola
Passeggiare tra le sale significa smantellare un luogo comune: l’antico non era dominato dal candore. Le superfici esposte, in tonalità verdi, porpora, gialle, nere e blu-grigiastre, restituiscono una Roma pulsante di contrasti. Le pietre policrome segnavano percorsi, definivano assi visivi, accentuavano la separazione tra spazi sacri e profani. Lucidature, cere e unguenti intensificavano la brillantezza delle superfici, dialogando con affreschi e stucchi oggi quasi del tutto perduti.
La mostra non si arresta all’antichità. La raccolta Santarelli documenta anche la fortuna dei marmi policromi nei secoli successivi, dal riutilizzo in chiese e palazzi barocchi, al trionfo neoclassico, fino al collezionismo tra Otto e Novecento, quando il marmo diventa emblema di prestigio e laboratorio di sperimentazione formale.
Il progetto si integra in un programma decennale dei Musei Capitolini, avviato nel 2022, dedicato allo studio dei materiali lapidei antichi e alle loro implicazioni storiche, tecniche e artistiche.

Campioni della mostra
I Colori dell’Antico propone una nuova alfabetizzazione dello sguardo: il marmo non come semplice materia, ma come documento complesso che rivela sistemi economici, poteri politici, scelte estetiche, dinamiche commerciali.
Osservando frammenti, busti compositi, strumenti e campionari, si comprende come il colore fosse una delle chiavi interpretative della Roma antica e del suo rapporto con il Mediterraneo, allora come oggi.
Come raggiungere la mostra
Dove si trova Palazzo Clementino? L’accesso ai Musei Capitolini risulta agevole grazie alla loro posizione centrale. L’area è servita da numerose linee di autobus dirette verso il Campidoglio e da collegamenti metropolitani con le stazioni Colosseo e Piazza Venezia, raggiungibili con brevi tratti a piedi. Le linee tranviarie che terminano in Piazza Venezia costituiscono un ulteriore punto di arrivo. Per chi utilizza l’auto sono presenti parcheggi a pagamento nelle vicinanze, tenendo conto delle limitazioni al traffico del centro storico. Taxi e servizi di mobilità condivisa possono effettuare la discesa in prossimità della salita che conduce alla piazza. Il museo è raggiungibile anche a piedi tramite vari percorsi provenienti dal Foro Romano, da Via del Corso o dal Teatro di Marcello.
FAQ
- La mostra è adatta anche a chi non ha conoscenze di archeologia?
Sì. Il percorso è pensato per essere intuitivo e ricco di apparati visivi che rendono accessibili temi complessi come il commercio dei marmi, le tecniche di lavorazione o la simbologia dei colori. - Che cosa rende unica la collezione Santarelli?
La profondità cronologica e la varietà delle pietre. Permette di confrontare materiali di epoche lontanissime e seguire l’evoluzione del gusto attraverso oltre duemila anni di storia. - Perché nell’antichità il marmo colorato era così importante?
Perché comunicava rango e potere. La scelta di una pietra non era mai casuale: implicava costi elevati, permessi politici e un complesso sistema logistico. - Che ruolo ha il documentario presente nel percorso?
Aiuta a collegare i materiali esposti alle loro zone di estrazione e alle grandi rotte commerciali antiche, offrendo una lettura dinamica e non puramente catalografica. - La mostra cambia la percezione dei monumenti romani?
Sì. Una volta compreso quanto fossero policrome le architetture, diventa difficile immaginare Roma antica come un luogo dominato dal bianco. - È possibile prenotare la mostra online?
Si, seguendo le vari fasi di prenotazione di Tiquets, ad esempio.
| Info | Dettagli |
|---|---|
| Titolo della mostra | I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini |
| Tema o concept | Esposizione di marmi policromi antichi e moderni: evoluzione del gusto, tecniche litologiche, ruolo politico-economico del marmo nell’antichità e nella storia del collezionismo |
| Tipologia della mostra | Mostra / esposizione di materiali lapidei (marmi, campioni, sculture, reperti architettonici) |
| Ente organizzatore / promotore | Collezione Capitolina + Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli + Musei Capitolini |
| Data di inizio | 13 aprile 2022 |
| Data di fine | 30 aprile 2032 |
| Curatore | Vittoria Bonifati |
| Orari di apertura | tutti i giorni ore 9.00 - 19.00 |
| Giorni di chiusura | 1 maggio e 25 dicembre |
| Biglietto / ingresso | 38€ |
| Prenotazione | Consigliata online (prevendita) |
| Sito ufficiale o pagina web dedicata | www.museicapitolini.org |
| Prenota la visita | www.tiqets.com |
| Telefono | 060608 |
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