Le Quattro Stagioni di Arcimboldo tornano sul mercato: il ciclo della bottega, datato 1573, è stato aggiudicato da Christie’s per 1,5 milioni di sterline
Quando Christie’s ha annunciato che Le quattro stagioni sarebbero tornate sotto il martello d’asta, la notizia ha subito catturato l’attenzione del mondo dell’arte. Non si tratta di una semplice serie pittorica, poiché la quadreria dedicata ai mutamenti dell’anno costituisce uno dei nuclei più riconoscibili del linguaggio arcimboldesco. Il 2 dicembre 2025, nel pieno della Classic Week londinese, il ciclo attribuito alla bottega del maestro milanese e datato 1573 ha suscitato un interesse notevole, spingendo l’aggiudicazione a 1,5 milioni di sterline, cifra ovviamente superiore alla stima iniziale (considerando che si tratta di opere di bottega, non del maestro in prima persona).
L’insieme delle quattro opere in questione (e che possiamo vedere in foto di copertina), composto dalle personificazioni date dall’assembramento di frutta fino a dare forma ai volti della primavera, estate, autunno e inverno, affonda le sue radici in una lunga tradizione collezionistica legata alle corti dell’Europa asburgica. Queste tavole pittoriche dialogano con una genealogia di versioni, repliche e commissioni nobiliari che, nel tempo, hanno contribuito a costruire il mito visivo delle stagioni secondo Arcimboldo. Non opere uniche, ma uno stile inimitabile.

Primavera, Estate, Autunno e Inverno tornano a mostrarsi come Arcimboldo li aveva immaginati: un intreccio di fiori, frutti, foglie e rami che diventa ritratto, allegoria e meraviglia visiva. Il tutto battuto all’asta
Arcimboldo, asta Christie’s per un’artista dalla carriera vissuta tra potere imperiale e manierismo
Giuseppe Arcimboldo, pittore manierista nato a Milano nel 1527 e morto nel 1593, dedicò gran parte della sua vita artistica alla corte asburgica. Lavorò dapprima per Ferdinando I, poi per Massimiliano II e infine per Rodolfo II, muovendosi tra Vienna e Praga. Il contesto nel quale operava era un microcosmo sofisticato, intriso di scienza, studio della natura, collezionismo enciclopedico e curiosità rare: elementi che avrebbero influenzato profondamente la sua iconografia.
È proprio all’interno di questo ambiente che nacque la prima serie delle stagioni, nel 1563 (quella messa in asta è del 1573), pensata come pendant alle allegorie degli elementi naturali. L’obiettivo era chiaro: costruire un sistema visivo capace di celebrare l’armonia del dominio imperiale, presentando il sovrano come garante dell’equilibrio cosmico.
Un tema originale e ineguagliato
Il successo del ciclo originario spinse Arcimboldo a riproporre più volte il tema delle stagioni, adattandolo alle richieste di vari committenti aristocratici. L’elettore di Sassonia e il re di Spagna furono tra i principali destinatari delle successive versioni.
Della prima serie rimangono oggi soltanto Estate e Inverno, conservati a Vienna. Una serie completa – nota per la sua cornice ricca di dettagli botanici – è invece custodita al Louvre. Un’altra Primavera, proveniente da un ciclo destinato a Filippo II, si trova a Madrid.
Il quartetto passato da Christie’s, serenamente attribuito alla bottega del maestro, testimonia un periodo di intensa produzione, in cui il pittore e i suoi collaboratori replicavano e variavano i soggetti più iconici per soddisfare richieste diplomatiche e collezionistiche. La data 1573 e la firma sull’Estate ricordano proprio questa fase di fervore creativo.
Anatomie dei volti che nascono dalla natura
Ogni stagione prende forma attraverso un profilo antropomorfo costruito con elementi naturali coerenti con il periodo dell’anno. È una sintesi poetica tra rigore botanico e immaginazione metamorfica. Ecco il significato delle Quattro Stagioni di Arcimboldo:
- Primavera
Una figura femminile giovane, plasmata da fiori in piena germinazione. I tratti del volto emergono da boccioli, petali, corolle: un’esplosione di vitalità che evoca rinascita. - Estate
Un volto composto da frutti maturi e spighe dorate. Pesche, ciliegie, ortaggi e grano disegnano lineamenti morbidi e luminosi, mentre la veste sembra un intreccio di paglia e tessuti pregiati che richiama l’abbondanza dei raccolti. - Autunno
Una figura più massiccia, costruita con grappoli d’uva, fichi, melograni e zucche. Le mele colorano le guance, le forme richiami di botti e cesti annunciano il tempo della vendemmia e delle provviste. - Inverno
Un vecchio volto ligneo, ruvido come un tronco spoglio. Rami secchi formano barba e capelli, un fungo segna la bocca, mentre frutti invernali e sempreverdi suggeriscono resistenza e sopravvivenza.
Arcimboldo dispone le stagioni creando contrasti visivi: primavera e inverno dialogano per opposizione, così come estate e autunno.
Sotto l’apparente gioco di queste ineguagliabili metamorfosi, si nasconde un sistema allegorico robusto, dove ogni stagione rappresenta anche una fase dell’esistenza umana: giovinezza, maturità, età adulta e vecchiaia. Nelle corti asburgiche queste opere erano molto più che virtuosismi pittorici privi di sentimento, in effetti – come raccontano le testimonianza del tempo – funzionavano come celebrazioni del sovrano, la cui autorità veniva presentata come principio ordinatore dell’universo. I versi scritti da Giovanni Battista Fonteo per accompagnare le tele rimarcavano storicamente questo “progetto celebrativo”.

Estate, da Le Quattro Stagioni di Arcimboldo
L’interesse delle Wunderkammern per il meraviglioso e l’insolito trovava nelle “teste composte” un corrispettivo perfetto: dipinti da osservare con stupore, riconoscendo ogni singolo dettaglio naturale e, allo stesso tempo, un volto perfettamente coerente.
Il lungo risveglio della critica e il nuovo sguardo sul ciclo
Le invenzioni arcimboldesche furono a lungo considerate idillio delle eccentricità manieriste. Solo tra Ottocento e Novecento si iniziò a percepirle come precorritrici di sensibilità moderne, fino a ispirare letture surrealiste e interpretazioni nel mondo dell’arte contemporanea.
L’immaginario delle stagioni ha generato nel tempo varianti pittoriche, imitazioni, reinterpretazioni monumentali – come quelle dell’artista Philip Haas, che ne ha ricreato versioni tridimensionali di grande scala.
Il ritorno del ciclo in questo tipo di asta non rappresenta un episodio singolo e marginale di mercato, ma un’occasione colta per ripensare il modo in cui la corte asburgica combinava osservazione naturale, diplomazia, propaganda e spettacolo.
Al di là del loro valore storico e collezionistico, le stagioni sono il fulgido invito alla riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente, oggi più che mai tema centrale. La natura, personificata nei quattro volti, suggerisce un equilibrio fragile, un ordine ciclico che oggi percepiamo meno garantito; la loro ricomparsa sulla scena internazionale rinnova un messaggio che attraversa i secoli: l’armonia del mondo dipende dal modo in cui comprendiamo e rispettiamo i suoi ritmi.
Se dovessimo raccontare Arcimboldo oggi…
Immagina di mostrare Primavera a qualcuno che non ha mai sentito parlare di Arcimboldo. Probabilmente vedrebbe prima il volto, poi – quasi con stupore – riconoscerebbe i vari elementi pittorici composti da petali, foglie, fiori nascosti nella composizione. È proprio in quel passaggio che si attiva il processo pittorico e osservazionale: un misto di stupore infantile e consapevolezza adulta. Quei misteri come le pennellate degli impressionisti (non la tecnica, ma il significato globale), ma con ottimo anticipo sui tempi.
Ecco perché queste opere continuano a parlare: non offrono solo una rappresentazione della natura, piuttosto sono una metafora del modo in cui osserviamo il mondo, dove ciò che sembra unitario è spesso intreccio di parti minute, dettagli che aspettano soltanto di essere notati. Qual è la stagione più importante nel ciclo di Arcimboldo? Nessuna. All’interno del ciclo delle Quattro stagioni, nessuna emerge come superiore alle altre: il valore dell’opera sta proprio nel modo in cui ogni figura completa il sistema allegorico creato da Arcimboldo. E forse è questo il suo segreto più noto.
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