L’altare del Crocifisso Datini a Prato è stato restaurato dopo oltre tre secoli, riportando alla luce affreschi e opere storiche nella chiesa di San Francesco
Dopo più di tre secoli di oblio, uno dei gioielli della storia artistica e religiosa di Prato torna finalmente alla luce. Stiamo parlando dell’altare del Crocifisso Datini, eretto nel 1383 e riportato alla luce durante il restauro della chiesa di San Francesco, nel centro storico della città. Questo ritrovamento non è solo un’occasione per ammirare un capolavoro d’arte, ma anche per riscoprire le radici spirituali e culturali di Prato.
La scoperta che ha sorpreso tutti
Dietro questo incredibile ritrovamento c’è l’occhio attento di Francesco Marchese, coordinatore dei lavori di restauro. Grazie a un’analisi minuziosa di documenti antichi, Marchese ha identificato due nicchie nascoste nella controfacciata della chiesa. Questi spazi erano stati coperti nel XVII secolo da un muro costruito per sostenere la cantoria dell’organo. Una volta rimosso il muro, l’altare e i suoi affreschi sono riapparsi in uno stato di conservazione straordinario, come sospesi nel tempo.
L’altare ospita un ciclo pittorico dedicato alla Crocifissione, con al centro il Crocifisso accompagnato da Dio Padre e dalla colomba dello Spirito Santo, simbolo della Trinità. Ai lati, i ladroni completano la scena, rispettando la tradizione iconografica cristiana. Gli affreschi provengono da due epoche: alcune opere sono del Trecento, altre del Seicento e furono realizzate da Pier Antonio Michi.
Al centro dell’altare si trovava anche il Crocifisso ligneo Datini, tuttora custodito nella chiesa. Quando la nicchia venne murata, il crocifisso fu spostato sull’altare maggiore. Accanto a lui si trovava una tela sagomata, opera di Michi, recentemente restituita alla sua collocazione originaria grazie a un prestito di 99 anni dalla collezione di Palazzo Pretorio.
Il restauro: quattro anni per ridare voce alla storia
Il recupero dell’altare è stato parte di un progetto complessivo di restauro della chiesa durato circa quattro anni, guidato dagli architetti Sara Marrani e Riccardo Berti. Il lavoro ha previsto il restauro di affreschi e pavimenti, la manutenzione delle strutture lignee e il recupero delle decorazioni medievali e barocche. Un nuovo sistema di illuminazione valorizza oggi i dettagli artistici, restituendo agli occhi dei visitatori la magnificenza originaria del luogo.
Ogni epoca ha lasciato tracce di memoria, e complessivamente fino ai giorni odierni è stato costruito un ambiente di bellezza in cui la spiritualità si esprime attraverso le pietre, le immagini, l’architettura e l’uso stesso dello spazio, concepito come luogo di comunità orante e fraterna, capace di trasmettere la grazia e la gioia del Vangelo.

Dopo tre secoli, l’altare del Crocifisso Datini è stato riportato alla luce, rappresentando una testimonianza del mecenatismo e della devozione di Francesco Datini, mercante di Prato
Il progetto di restauro ha riportato la chiesa di San Francesco alle caratteristiche originarie e ne ha recuperato l’antica memoria. Nel primo lotto, i lavori hanno interessato la facciata principale e le vetrate, oltre alla riqualificazione dell’impianto elettrico; in questa fase, nel 2021, è stata riaperta la nicchia che ospita l’altare Datini nella controfacciata. Il secondo lotto (2022-2023) ha riguardato il restauro della zona absidale e delle coperture, con particolare attenzione alla conservazione dei materiali storici e alla stabilità strutturale. Gli ultimi tre lotti (2023-2025) hanno previsto il consolidamento e il restauro dell’aula della chiesa, con interventi su coperture lignee decorate e superfici di pregio, oltre all’installazione di un nuovo impianto di illuminazione.
Il costo dell’intervento è stato di 2,4 milioni di euro, coperto in gran parte dai fondi dell’8 per mille della Chiesa cattolica, con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e di donatori privati.
L’altare restaurato è stato presentato al pubblico il 15 novembre durante un evento cittadino. La celebrazione ufficiale è stata una messa solenne presieduta dal vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, il 16 novembre. Per il parroco mons. Carlo Stancari, il restauro non è solo un intervento estetico: gli affreschi, le architetture e le decorazioni ritrovate restituiscono alla comunità la memoria storica e spirituale della città, rendendo la chiesa un luogo vivo di cultura e devozione.
Curiosità e domande ancora aperte, perché questa scoperta è speciale
Nonostante il valore simbolico dell’altare, alcune incertezze permangono. Non è certo se Francesco Datini abbia donato direttamente il crocifisso o l’altare alla chiesa oppure se li abbia commissionati come gesto di devozione personale. Inoltre, la chiesa possiede una seconda nicchia, dedicata all’Annunciazione, che però non è stata ritrovata perché nel Seicento venne riempita con malta.
Il ritorno dell’altare del Crocifisso Datini è molto più di un recupero artistico: rappresenta la riscoperta di un pezzo della memoria collettiva di Prato, un ponte tra passato e presente. La chiesa di San Francesco torna a essere non solo un luogo di culto, ma anche un simbolo di bellezza, storia e comunità, pronta ad accogliere cittadini e visitatori con le sue opere restaurate.
- Visit TuscanyChiesa di San Francesco a Prato: storia dell’edificio, architettura e opere in chiesa.
- Musei OnlineScheda sulla Chiesa di San Francesco (Prato): informazioni sul crocifisso di Datini, sul sepolcro di Datini e altri dettagli artistici.
- AgenSIRAgenSIR.
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