La “Porcelain Series” di Jeff Koons, presentata nello spazio Gagosian di West 24th Street a New York, si sviluppa attorno a un corpus di riferimenti storici che abbracciano circa due secoli, dalle figurine in porcellana del XVIII secolo fino alle produzioni della prima metà del Novecento
Per chi segue l’arte solo da lontano, può essere utile sapere che Jeff Koons è uno degli artisti viventi più conosciuti al mondo, celebre per le sue sculture lucide e perfette che sembrano gonfiabili o oggetti da collezione trasformati in opere monumentali. Dopo alcuni anni lontano da una delle gallerie più influenti del settore, Koons rientra ufficialmente da Gagosian con una mostra dedicata alla sua “Porcelain Series”. L’esposizione, ospitata a New York, riporta l’artista al centro dell’attenzione con lavori che prendono spunto da piccole figurine antiche e le trasformano in sculture specchianti in acciaio, dove il pubblico finisce per riconoscersi come parte dell’opera stessa. Una notizia importante non solo per gli appassionati, ma anche per chi vuole capire come si muovono gli artisti di fama mondiale e quali strategie influenzano la loro carriera.
Dopo un periodo di distacco durato quattro anni, Jeff Koons torna sotto l’ala di Gagosian. La galleria newyorkese accoglie nuovamente il celebre artista e dedica alla sua produzione un progetto interamente costruito attorno alla “Porcelain Series”. L’esposizione si svolge negli ambienti di West 24th Street, da metà novembre 2025 a fine febbraio 2026, segnando un momento di passaggio atteso dagli osservatori del settore.

L’allestimento della “Porcelain Series”, dove paesaggi stratificati e sculture riflettenti mettono in dialogo mito, tecnica digitale e partecipazione dello spettatore
La serie si concentra sull’incontro tra estetiche lontane: eleganza antica e sensibilità contemporanea. Nonostante il titolo, le sculture non sono in porcellana. Koons elabora figure tradizionalmente fragili trasformandole in strutture in acciaio inox lucidato, rivestite da velature colorate che creano un effetto luminoso e specchiante. La superficie richiama l’immagine dello spettatore, integrandolo nella scena e nel significato dell’opera.
Figure mitiche e modellini storici
Le sculture riprendono piccoli manufatti in porcellana creati tra Settecento e primo Novecento. Donne mitologiche come Diana e Venere, animali da salotto e coppie di innamorati diventano protagonisti in una nuova dimensione monumentale. Una delle opere più identitarie del ciclo è Three Graces, sviluppata tra il 2016 e il 2022, che unisce monumentalità e intuito ornamentale.
Parallelamente alle sculture, Koons presenta tele che sovrappongono orizzonti naturali, frammenti di arte antica e linee realizzate in alluminio. Un equilibrio di tecniche che rende la produzione multistrato e in continua trasformazione.
Un pensiero che ruota attorno a bellezza e identità
Il nucleo teorico del progetto riflette su temi ampi: seduzione visiva, desiderio di trascendenza, confronto con il tempo. Gli oggetti non sono intesi solo come decorazione, ma come strumenti che mettono in scena il rapporto tra chi osserva e ciò che vede. L’elemento riflettente diventa una sorta di ponte tra opera e visitatore, chiamato a riconoscersi in un gioco di rimandi visivi.
Il processo produttivo è accurato e articolato. Koons impiega diverse fasi: scansioni digitali, progettazione meccanica, fresature e tracciature laser affiancate da fasi manuali come pittura e lucidatura. Il risultato sono opere solide e resistenti, pur mantenendo un’apparenza leggera e preziosa, quasi fragile.
Il ritorno da Gagosian non è solo una scelta artistica. Dopo l’esperienza con Pace Gallery, questa nuova alleanza sembra voler rilanciare una fase della carriera dell’artista. Alcuni osservatori interpretano la mostra come un tentativo di imprimere un nuovo slancio in un momento in cui il mercato sembrava rallentare. Una mossa che combina visione estetica e consapevolezza delle dinamiche economiche del settore.

Jeff Koons nel suo primo ritorno a New York dopo anni: la “Porcelain Series” prende forma negli spazi di Gagosian con superfici lucide che riflettono il pubblico
Accoglienza contrastata tra noia e stupore
Le reazioni alla serie non sono univoche. Una parte della critica segnala un’impressione di ripetizione, percependo l’esposizione come poco sorprendente. Altri invece leggono nel contrasto tra “fragilità apparente” e “fermezza dell’acciaio” una metafora della cultura che sopravvive nel tempo.
Alcuni commentatori considerano la serie come un’estensione coerente delle ricerche di Koons, che da sempre interseca mito, desiderio e immaginario tecnologico.
La serie rappresenta per Koons un momento emblematico. Vi ritroviamo motivi già presenti nel suo percorso, come l’uso dello specchio e il dialogo con la storia dell’arte. Allo stesso tempo, l’esposizione consolida un rapporto professionale con Gagosian, che torna a essere un pilastro nella diffusione del suo lavoro.
Il visitatore che entra nella mostra potrebbe chiedersi: perché Koons insiste così tanto sulla superficie specchiante? La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo. L’artista non vuole solo che si guardi l’opera, ma che ci si guardi dentro attraverso essa. È un invito a interrogarsi sulla propria immagine e sul modo in cui si reagisce alla bellezza.
È un dispositivo che trasforma l’osservatore in protagonista. E che trasforma la scultura in un’esperienza, non in un semplice oggetto.
Le opere portano in superficie un lavoro di costruzione che combina almeno sei tecniche diverse — scansione digitale, ingegneria meccanica, fresatura, tracciature laser, interventi pittorici e fasi di lucidatura — a conferma dell’approccio ibrido che caratterizza la serie.
L’intervento più esteso riguarda Three Graces, sviluppata in un arco temporale di sei anni, esempio evidente di come Koons trasformi piccoli modelli personali in strutture complesse. Tutte le sculture sono realizzate in acciaio inossidabile lucidato, materiale che rievoca la brillantezza della porcellana ma con una durata completamente diversa, ed è proprio il riflesso a costituire la componente identitaria della serie. Le superfici specchianti richiamano immagini, visitatori e stratificazioni culturali, fino a trasformare un oggetto nato fragile in una presenza fisica stabile e monumentale.
- La “Porcelain Series” è davvero modellata in porcellana?
No. L’effetto ricorda la porcellana, ma il materiale è acciaio inox lucidato, lavorato per imitare l’eleganza dei manufatti storici. - Per quale motivo Koons insiste sulle superfici a specchio?
Il riflesso coinvolge chi guarda e crea un legame diretto con l’opera. Non è un semplice abbellimento ma un modo per rendere il pubblico parte attiva della visione. - Che tipo di figure compaiono nelle sculture?
Le opere riprendono soggetti presenti nelle piccole figurine storiche: divinità femminili, coppie strette in pose affettuose e animali tipici delle decorazioni d’epoca. - Il ritorno da Gagosian rappresenta un cambiamento nella sua traiettoria?
Sì. Dopo un periodo di distanza, la collaborazione segna un nuovo capitolo strategico, in un momento in cui la carriera sembrava rallentare sul piano commerciale. - La critica ha reagito in modo uniforme?
No. Alcuni hanno considerato la mostra monotona, mentre altri l’hanno interpretata come un modo per riflettere sulla durata delle immagini culturali e sulla trasformazione del fragile in permanente.
La “Porcelain Series” concentra molte delle tensioni che hanno reso Koons una figura centrale dell’arte contemporanea. Unisce memorie del passato, tecniche avanzate, riflessioni sulla bellezza e sulla presenza dello spettatore. È una mostra che sintetizza ciò che Koons è stato e ciò che potrebbe diventare. Un ritorno in Gagosian che non appartiene solo al presente, ma sembra guardare direttamente al futuro dell’artista.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Artista | Jeff Koons |
| Titolo mostra | Porcelain Series |
| Galleria | Gagosian |
| Indirizzo | 541 West 24th Street, New York |
| Città / Area | New York, Chelsea Art District |
| Date | 13 novembre 2025 – 28 febbraio 2026 |
| Tipologia opere | Sculture in acciaio inox lucidato; dipinti con sovrapposizioni di paesaggi, immagini storiche e disegni in alluminio |
| Fonti iconografiche | Figurine in porcellana del XVIII – inizio XX secolo |
| Opera rappresentativa | Three Graces (2016–2022) |
| Tecniche impiegate | Scansione digitale, ingegneria meccanica, fresaggio, laser plotting, pittura, lucidatura |
| Tema principale | Dialogo tra estetica antica e sensibilità contemporanea, riflesso come partecipazione dello spettatore |
| Elemento distintivo | Superfici specchianti che integrano il pubblico nell’opera |
| Rilevanza per la carriera | Ritorno strategico da Gagosian dopo anni di distanza |
| Critica | Opinioni contrastanti: da monotona a meditativa |
| Contatti Galleria | info@gagosian.com • gagosian.com |
| Accessibilità | Aperta al pubblico con calendario e orari definiti dal sito Gagosian |
Ultime notizie & mostre
Le ultime notizie dal mondo dell'arte





