La retrospettiva di Chichester segna un punto di svolta nella percezione di William Nicholson. Non più relegato al ruolo di “padre di Ben”, emerge come autore autonomo, coerente e personale, capace di attraversare generi diversi mantenendo uno sguardo unitario sul mondo

Dopo decenni di attenzioni altalenanti, la figura di William Nicholson (1872–1949) riemerge con forza grazie a una vasta retrospettiva ospitata alla Pallant House Gallery di Chichester. È la prima grande antologica dedicata al pittore britannico in oltre vent’anni, un’occasione preziosa per riconsiderare un artista spesso lasciato in ombra dal prestigio del figlio, Ben Nicholson. L’esposizione punta a restituirgli il ruolo che merita, mostrando la profondità e la varietà della sua produzione.

Un talento che attraversa generi e tecniche

Nicholson non fu soltanto un pittore di nature morte e ritratti: la sua attività spazia dai celebri manifesti teatrali — alcuni firmati con lo pseudonimo dei “Beggarstaff Brothers”, creato insieme al cognato James Pryde — alle xilografie, dalle illustrazioni per volumi destinati alla stampa alle scenografie per il teatro.
Una parte importante della sua opera ritrae bambini o personaggi eleganti, soggetti che ricorrono con naturalezza nella sua produzione, affiancati da paesaggi quieti e composizioni dal gusto raffinato.

Questa impressionante diversità, però, ha contribuito nel tempo a creare una percezione frammentaria del suo lavoro: molte esposizioni precedenti si erano concentrate su singoli filoni — solo la grafica o solo i dipinti — senza mostrare la continuità e l’ampiezza del suo approccio artistico. La retrospettiva di Chichester prova invece a ricomporre il mosaico.

Un artista indipendente, fuori da ogni etichetta

Figura appartata e tutt’altro che incline alle mode, Nicholson non amava legarsi a gruppi o movimenti. Declina inviti a entrare in società artistiche, preferendo conservare un percorso autonomo e talvolta volutamente defilato.

Il “Gold Jug”Il famoso “Gold Jug” (1937), uno dei punti forti della retrospettiva, simbolo della sua maestria nella resa della luce su superfici metallici

Il famoso “Gold Jug” (1937), uno dei punti forti della retrospettiva, simbolo della sua maestria nella resa della luce su superfici metallici

Allo stesso tempo coltivava uno stile di vita distintivo: abiti eleganti, papillon, panciotti impeccabili, pantaloni bianchi e scarpe lucide, un’eleganza che richiamava quella di un gentiluomo edoardiano, capace di costruirsi un’immagine ricercata e anticonformista.

Dietro questa facciata sofisticata, però, affiora un artista di sorprendente intensità. Le sue pennellate decise restituiscono una luce vibrante; i passaggi tonali sono ricchi, sensuali; superfici difficili come metallo e vetro vengono rese con un virtuosismo mai ostentato, che punta più all’emozione visiva che alla pura dimostrazione tecnica.

Pur non abbracciando le rivoluzioni del Modernismo, Nicholson sviluppò in maturità un linguaggio essenziale e rigoroso. La sua attenzione alla luce e ai rapporti tonali crea un effetto di sintesi quasi astratta: forme ridotte, colori misurati, sottrazione di ogni elemento superfluo.

Il direttore della Pallant House Gallery ha persino accostato questa ricerca alle celebri superfici bianche del figlio Ben, suggerendo un dialogo inconsapevole fra padre e figlio: due vie diverse verso una comune economia visiva.

Piatto riflettente o vaso metallicoUna natura morta di Nicholson che evidenzia la sua abilità nel rendere superfici riflettenti e l’equilibrio tra luce e materia

Piatto riflettente o vaso metallico
Una natura morta di Nicholson che evidenzia la sua abilità nel rendere superfici riflettenti e l’equilibrio tra luce e materia

Capolavori in primo piano

La mostra riunisce alcune opere simboliche dell’arte di Nicholson:

  • Gli stivali da giardinaggio di Gertrude Jekyll, resi celebri dal modo in cui sembrano attendere, silenziosi, la loro padrona;
  • I paesaggi dei Sussex Downs, dove edifici isolati emergono su colline morbide, trasformati in sagome quasi meditative;
  • “Gold Jug” (1937), oggi nella Royal Collection, un esempio magistrale del suo interesse per materia, luce riflessa e preziosità non ostentata.
  • L’obiettivo è mostrare non solo i lavori più famosi, ma anche quella finezza di pensiero che smentisce l’idea — talvolta emersa — di un autore “semplice”.

Il rapporto con il figlio Ben Nicholson fu complesso. Quest’ultimo affermò che il padre desiderava unicamente dipingere, frase che rivela rispetto ma anche una certa distanza. In gioventù Ben criticò alcuni dipinti paterni, ritenendoli poco innovativi, pur riconoscendo in seguito l’importanza del suo sguardo poetico e della sua capacità di ridurre le forme all’essenziale.

La biografia di William è segnata da scelte autonome sin dalle origini: nato a Newark-on-Trent, figlio di un industriale del ferro, entra giovanissimo alla Herkomer School, dove conosce Mabel Pryde, futura moglie e preziosa alleata artistica. Dopo un periodo parigino all’Académie Julian, rientra in Inghilterra e porta avanti due carriere parallele, tra illustrazione e pittura.
Riceve incarichi di rilievo, fra cui costumi e scenografie per la prima di Peter Pan di J. M. Barrie, e nel 1936 ottiene il titolo di Cavaliere, nonostante avesse rifiutato l’ingresso nella Royal Academy.

La sua fortuna critica conosce alti e bassi dopo la morte, ma negli ultimi anni si assiste a un rinnovato interesse. Alcuni critici moderni lo definiscono un “maestro del sublime discreto”: un artista che parla con la luce, con superfici mutevoli e gesti pittorici misurati. Questa mostra non solo riporta alla luce un percorso ricco e complesso, ma invita a riconsiderare la sua presenza nella storia dell’arte britannica: un artista raffinato, profondamente radicato nel suo tempo, e al tempo stesso capace di parlare alla sensibilità contemporanea con una voce sottile e luminosa.

VoceDettagli
Titolo della mostraWilliam Nicholson
Periodo22 novembre 2025 – 10 maggio 2026
SedePallant House Gallery, 8-9 North Pallant, Chichester, West Sussex, PO19 1TJ
OrariMartedì–Sabato: 10:00–17:00 • Domenica: 11:00–17:00 • Lunedì chiuso
Descrizione generaleGrande retrospettiva dedicata all’intera carriera di William Nicholson, la prima in oltre vent’anni, con opere pittoriche, grafiche e illustrative.
Tipologie di opere esposteNature morte, ritratti, paesaggi, xilografie, manifesti teatrali, illustrazioni per libri, scenografie, opere legate ai viaggi e ai conflitti.
Focus principaliVersatilità tecnica, sperimentazione sulla luce, oggetti personali usati nelle nature morte, rapporto tra Nicholson e il figlio Ben.
Opere di rilievoManifesti “Beggarstaff”; portfolio xilografico An Alphabet; illustrazioni per The Velveteen Rabbit; dipinti dall’India; ritratto di Ben Nicholson; nature morte iconiche.
Eventi correlatiTour guidati mensili; visite del sabato pomeriggio; evento serale “Art of Appearance”; workshop di incisione e illustrazione.
CatalogoVolume illustrato con saggi critici e approfondimenti sulla carriera dell’artista.
BigliettiIntero: £12.50 • Riduzioni disponibili • Alcune categorie gratuite • Possibilità di biglietto a orario consigliata.
Servizi e accessibilitàAccesso per sedie a rotelle, servizi igienici accessibili, sistema a induzione magnetica, personale dedicato all’assistenza.
ContattiTelefono: +44 (0)1243 774557 • Email: info@pallant.org.uk

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