Dopo quattro anni di restauro, il capolavoro di Vittore Carpaccio torna visibile alla Gemäldegalerie di Berlino insieme ad altre opere dell’autore, rivelando dettagli e colori sorprendenti
Dopo quattro anni di attento restauro, la Gemäldegalerie di Berlino svela nuovamente al pubblico “La preparazione della tomba di Cristo” di Vittore Carpaccio. Questa tela, spesso definita inquietante per la sua atmosfera sospesa tra dolore e silenzio, offre ora una lettura più intensa e raffinata grazie alla rimozione di sporco e vernice ingiallita che ne offuscavano i dettagli.
Il contesto veneziano tra lusso e cultura nel Cinquecento
Nel primo Cinquecento, Venezia era un centro di potere e ricchezza senza pari, grazie al controllo delle rotte marittime e dei collegamenti terrestri della Via della Seta. Carpaccio, attivo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, catturava in maniera unica questa magnificenza. Le sue opere religiose, spesso ambientate in scenari urbani elaborati e architetture sofisticate, riflettevano la raffinatezza della città più ricca d’Europa.
“La preparazione della tomba di Cristo” evita il classico momento della lamentazione, mostrando invece il corpo di Cristo mentre viene deposto nella tomba. È un’opera straordinaria anche per l’ambientazione naturale, insolita per Carpaccio, noto soprattutto per interni opulenti e dettagli architettonici fantasiosi.

Intervento di ritocco — Dettaglio finale dopo il restauro, con la restauratrice che esegue interventi microscopici sulle perdite di pittura
Il restauro e le rivelazioni cromatiche
Durante il trattamento conservativo, guidato da Babette Hartwieg, sono emersi contrasti prima invisibili tra il corpo pietroso di Cristo e la sua tunica bianca. La pulizia ha svelato inoltre un cielo complesso, con un azzurro luminoso in basso e nubi grigie in alto, accentuando l’ambiguità emotiva della scena, in cui alcuni personaggi piangono mentre altri sembrano indifferenti.
Il dipinto riportava una firma falsa, attribuita a Mantegna. Hartwieg ha confermato che si tratta di un’aggiunta postuma, molto antica ma non originale dell’artista. La scoperta ha permesso di consolidare definitivamente l’attribuzione a Carpaccio, già avanzata all’inizio del Novecento dal noto storico Wilhelm Bode.
La mostra “Tributo a Carpaccio”
Dal 20 novembre 2025 al 6 aprile 2026, l’opera restaurata è al centro di una mostra che comprende una dozzina di opere della stessa collezione, valorizzando i pezzi già presenti nel museo. Secondo Neville Rowley, curatore della Gemäldegalerie, l’allestimento dimostra che una collezione permanente non deve essere statica, ma può essere continuamente rinnovata e sorprendere il visitatore.
Neville Rowley osserva: “Spesso pensiamo a una collezione permanente come qualcosa di noioso. Qui invece la riposizioniamo, la rileggiamo e restituiamo vita alle opere già note”. Babette Hartwieg aggiunge: “Il restauro non è solo pulizia: è riscoperta dei contrasti, dei dettagli e del linguaggio cromatico dell’artista”.
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