Il Metropolitan Museum di New York restituisce al tempio Sinheungsa di Sokcho un dipinto buddhista del XVIII secolo raffigurante il Decimo Re dell’Inferno, completando il ritorno di sette pannelli della serie Siwangdo e rafforzando il legame tra arte, spiritualità e patrimonio culturale coreano

Dopo decenni di lontananza, un’opera del tardo XVIII secolo ha fatto il suo viaggio di ritorno verso la Corea del Sud. Il Metropolitan Museum of Art ha restituito discretamente al tempio Sinheungsa di Sokcho il pannello noto come The Tenth King of Hell, parte della serie Siwangdo, raffigurante i Dieci Re dell’aldilà. Questo gesto segna non solo un ritorno fisico ma anche un ripristino simbolico del legame tra arte e spiritualità del luogo.

Un’opera intrisa di storia e fede

Realizzato nel 1798, durante il periodo Joseon, il dipinto era originariamente esposto nel tempio principale della Jogye Order, rappresentando uno dei giudici delle anime nell’aldilà secondo la tradizione buddhista coreana. La serie di dieci pannelli aveva la funzione di educare i fedeli sulla vita dopo la morte e sui principi morali del karma. Questo particolare pannello mostra il decimo re seduto con un elmo piumato, strumenti di studio davanti a sé e le figure dei dannati trascinate dalle guardie infernali, un’immagine potente che unisce precisione tecnica e significato religioso.

Lee Sang-rae, presidente del Comitato di Sokcho per la Restituzione del Patrimonio Culturale, ha dichiarato che il ritorno del dipinto del Decimo Re dell’Inferno al suo luogo originario è motivo di grande soddisfazione. Ha aggiunto che continueranno gli sforzi per riportare in Corea anche gli altri tre pannelli della serie ancora all’estero. Negli anni precedenti sei dei dieci pannelli erano già stati restituiti, mentre tre rimangono in nazioni straniere.

Cerimonia di restituzione a Seul – Momento ufficiale durante il quale il Met e i rappresentanti coreani ufficializzano il rientro dell’opera

Cerimonia di restituzione a Seul – Momento ufficiale durante il quale il Met e i rappresentanti coreani ufficializzano il rientro dell’opera

La storia della sottrazione e il percorso di restituzione

Secondo le ricostruzioni, il dipinto era ancora presente nel tempio durante un censimento giapponese del 1942 e in fotografie dell’esercito statunitense tra il 1953 e il 1954. Dopo la guerra di Corea, si presume che le forze statunitensi abbiano preso il pannello. In tempi più recenti, il Met acquistò l’opera da un collezionista privato nel 2007, esponendola tra il 2008 e il 2012 come parte della propria collezione coreana.

Il Sokcho Committee for the Return of Cultural Heritage ha avviato le trattative nel 2023, verificando con cura la provenienza attraverso documenti storici e testimonianze locali. Dopo due anni di negoziazioni, nel novembre 2025 è stato raggiunto l’accordo per il ritorno del pannello.

Firma dell’accordo di restituzione – Max Hollein (Met) e il capo monaco Ji‑hye mostrano il documento formale del repatriamento

Firma dell’accordo di restituzione – Max Hollein (Met) e il capo monaco Ji‑hye mostrano il documento formale del repatriamento

La restituzione e il valore simbolico

Contrariamente ad altre cerimonie pubbliche, il Met ha restituito l’opera senza eventi ufficiali, ma con una dichiarazione che sottolinea la collaborazione continua con le istituzioni coreane per promuovere l’arte del Paese. Lee Sang-rae, presidente del comitato di Sokcho, ha evidenziato che il patrimonio culturale “ha il suo pieno significato quando si trova nel luogo giusto” e ha annunciato l’impegno a recuperare anche gli ultimi tre pannelli ancora all’estero.

Immaginate di entrare nel tempio e vedere questo pannello restaurato nella sua collocazione originale. L’emozione non è solo estetica, ma anche spirituale: tocca la storia, la fede e l’identità culturale di un popolo. Non è solo un dipinto, ma un filo che collega il passato al presente.

Con questo rientro, sette dei dieci pannelli originali sono tornati in Corea, sei dei quali già restituiti dal Los Angeles County Museum of Art in precedenza. Attualmente il pannello sarà conservato in magazzino fino al completamento della nuova struttura del santuario, prima di essere esposto ai visitatori. L’obiettivo a lungo termine rimane il recupero completo della serie per restituire l’integrità storica e spirituale del Siwangdo.

L’opera ha una funzione sia religiosa che educativa, rappresentando il giudizio delle anime dei defunti da parte dei Dieci Re dell’aldilà secondo il karma accumulato. Il decimo re, noto come “Re dei Cinque Sentieri che gira la ruota”, è raffigurato su un trono con elmo piumato e abiti cerimoniali, con strumenti da studioso davanti a sé e figure di dannati nella parte inferiore, sottolineando la valenza morale e didattica del pannello. Stilisticamente, si caratterizza per colori vivaci, linee precise e dettagli accurati di abiti, oggetti e figure umane e soprannaturali, esemplificando la pittura buddhista coreana del XVIII secolo.

La serie Siwangdo era esposta nelle sale Myeongbujeon dei templi della Jogye Order per accompagnare i riti funebri e l’educazione morale dei fedeli, seguendo regole precise di colori, simboli e gerarchia dei re per trasmettere i concetti religiosi e cosmologici dell’aldilà.

Originariamente conservata nel tempio Sinheungsa di Sokcho, l’opera fu rimossa dopo la Guerra di Corea (1950–1953) e successivamente acquisita dal Metropolitan Museum of Art di New York nel 2007, dove fu esposta tra il 2008 e il 2012. Dopo verifiche storiche e testimonianze locali, il pannello è stato restituito ufficialmente al tempio.



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