Riapre MACRO a Roma, nel segno del dialogo tra città e comunità, l'11 dicembre. Scopri le quattro mostre in programma e la nuova sala dedicata al cinema e le nuove proiezioni
Da giovedì 11 dicembre 2025, il MACRO di Roma riapre le sue porte e lo fa con un progetto ambizioso e corale, tutto dedicato alla città che lo ospita. Sotto la guida della nuova direttrice artistica Cristiana Perrella, il museo (che abbiamo inserito tra quelli da vedere assolutamente in Italia in un nostro reportage) non vuole essere solo un contenitore di opere, ma un luogo vivo e permeabile che dialoga con Roma e con chi la abita, restituendo la vitalità della scena artistica contemporanea. La riapertura segna un nuovo corso per il MACRO, capace di riflettere l’energia creativa della Capitale e di trasformarsi in un hub culturale a tutto tondo.
La prima sede del MACRO è stata realizzata attraverso il restauro e la riconversione della ex fabbrica Peroni, edificio industriale costruito agli inizi del XX secolo nel quartiere Nomentano a Roma, completata nel 1999. Il progetto del Nuovo MACRO, firmato dall’architetto Odile Decq, mira a creare un equilibrio dinamico tra differenti punti di vista, ampliando le prospettive e ridefinendo la percezione complessiva del museo. Gli spazi interni ed esterni sono concepiti come ambienti flessibili e fluidi, favorendo la curiosità e la scoperta continua da parte dei visitatori. Le superfici orizzontali e verticali dialogano tra interno ed esterno, mentre gli spazi espositivi e le altre aree funzionali risultano reciprocamente collegati ma distinti, garantendo autonomia e maggiore attrattiva a ciascuna sezione. L’architettura si integra con il contesto urbano, ponendo attenzione alla storia sociale del quartiere più che agli aspetti storico-artistici. Un elemento caratterizzante del progetto è il tetto, concepito come piazza-giardino sopraelevata di circa 2.500 mq accessibile ai cittadini in qualsiasi momento. Vi si accede tramite due rampe da via Nizza e via Emilia, e la pavimentazione sfalsata enfatizza la percezione delle forze naturali. Il tetto ospita una fontana, un bar e un ristorante, configurandosi come vero e proprio spazio pubblico che favorisce l’interazione tra museo e città. Il giardino-paesaggio propone materiali differenziati come sabbia, ghiaia, calcare, acqua e graminacee, offrendo un’esperienza sensoriale in dialogo con gli spazi sottostanti. La trasparenza delle vetrate permette di intravedere le opere all’interno, creando un involucro permeabile e un continuum visivo tra interno ed esterno.
La stagione 2025‑2026 propone un viaggio tra arti visive, musica, cinema, urbanistica e performance, raccontando Roma come un organismo in continuo movimento. Non si tratta soltanto di esporre opere, ma di restituire una narrazione della città che spazia dal passato recente al futuro prossimo, valorizzando la scena emergente, gli spazi indipendenti e il fermento creativo che negli anni ha ridisegnato la mappa culturale della Capitale. È un omaggio alla città e insieme un modo per proiettarla oltre i suoi confini grazie alla rete internazionale che il museo intende attivare.

L’ingresso del MACRO da via Nizza, a Roma
Ben 4 le mostre inaugurali
Le quattro mostre inaugurali, tutte aperte dall’11 dicembre, creano un mosaico di visioni e prospettive diverse. UNAROMA, curata da Perrella insieme all’ex direttore Luca Lo Pinto, riunisce più di 70 artisti e offre un ritratto della scena romana in continuo fermento. Lo spazio espositivo si articola in tre momenti: al piano terra un’ampia striscia verde fa da sfondo alle opere in gran parte inedite; al primo piano prende vita un palinsesto settimanale di performance dal vivo, concerti, dj set e laboratori; infine la sezione Off coinvolge spazi indipendenti, creando una rete di progetti connessi ma autonomi.
One Day You’ll Understand ripercorre i venticinque anni del festival Dissonanze e racconta come tra il 2000 e il 2010 Roma sia diventata crocevia internazionale di musica elettronica, arte e cultura digitale. Attraverso un ricco archivio visivo e sonoro la mostra restituisce lo spirito pionieristico di quell’esperienza, evocando i luoghi simbolici in cui il festival si svolse, dalle periferie ai grandi spazi cittadini.
Jonathas de Andrade porta invece a Roma Sorelle senza nome, un’opera video dedicata a una comunità di suore brasiliane che negli anni Sessanta, minacciate dalla dittatura militare, si trasferirono a Roma e continuarono come laiche il loro impegno sociale. Il progetto intreccia materiali d’archivio e testimonianze dirette, creando un ponte ideale tra Belo Horizonte e la Capitale.
Abitare le rovine del presente, a cura di Giulia Fiocca e Lorenzo Romito, invita a riflettere su cosa significhi vivere oggi, concentrandosi sulle politiche di social housing e sulle pratiche spontanee di riuso urbano. Il progetto parte da esperienze di rigenerazione nate dal basso e le confronta con modelli europei, mostrando come diversità e resilienza possano diventare strategie di adattamento sociale ed ecologico.

Veduta interna del MACRO
Una nuova sala dedicata al cinema contemporaneo
Accanto alle mostre prende vita anche il cinema del MACRO, una nuova sala che propone un palinsesto ricco di proiezioni, incontri e focus sulla scena cinematografica romana contemporanea. Ogni venerdì registi emergenti presentano le loro opere mentre ogni domenica mattina il pubblico può scoprire Roma attraverso film selezionati e introdotti da autori italiani e internazionali.
Il museo diventa così un luogo di partecipazione collettiva dove concerti, performance, workshop e conversazioni si intrecciano con l’esposizione, trasformando ogni visita in un’esperienza completa. La direzione di Cristiana Perrella punta a un MACRO radicale ma accogliente, capace di attivare relazioni, favorire dialoghi e intrecciarsi con il territorio, rendendo ogni progetto culturale parte di un racconto vivo e condiviso.

La locandina della riapertura del MACRO
In questa nuova stagione il MACRO offre a Roma non solo uno spazio espositivo, ma un laboratorio culturale aperto, capace di far dialogare passato e presente, città e comunità, arte e vita quotidiana. Per chi ama osservare la città attraverso l’arte, questo museo si conferma come un punto di riferimento irrinunciabile, un luogo dove la creatività incontra la partecipazione e la narrazione diventa esperienza.
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