Scopri Fantastica, la 18ª Quadriennale al Palazzo delle Esposizioni di Roma. 54 artisti, 187 opere e cinque percorsi curatoriale raccontano l’arte italiana contemporanea tra innovazione, memoria e riflessione critica
Entrare al Palazzo delle Esposizioni di Roma in questi giorni significa fare un passo in un mondo sospeso tra reale e possibile. La diciottesima Quadriennale d’arte, intitolata Fantastica, non è solo una mostra, ma un racconto che prova a tracciare il panorama dell’arte italiana contemporanea, tra le luci della creatività emergente e le ombre dei suoi interrogativi.
Il nome, Fantastica, suggerisce sin da subito un invito a non limitarsi a osservare, ma lasciarsi sorprendere. L’arte qui non è confinata a rappresentare, ma a evocare mondi, possibilità, libertà di pensiero. In questa prospettiva, la Quadriennale diventa un atto di riflessione sulla contemporaneità, sulla capacità dell’arte di porre domande più che fornire risposte.

Ingresso della mostra “18ª Quadriennale d’arte – Fantastica” allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma, con in evidenza il logo dell’edizione e l’elenco dei curatori
Generazioni a confronto e spazio alle novità
La mostra raccoglie 54 artisti e artiste viventi, nati tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta. Di questi, 16 sono under 35, e ben 45 partecipano per la prima volta alla Quadriennale. È una scelta che segna un’attenzione concreta alle nuove voci e alla necessità di rinnovare lo sguardo sul contemporaneo.
Globalmente, si presenta come un esperimento espositivo dall’anima duplice, capace di affascinare e allo stesso tempo di generare perplessità. Percorrendo le sale, il visitatore si trova immerso in una molteplicità di micro-mondi: sezioni autonome, curate da altrettanti team (tra cui Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone), ciascuno con un’impronta distinta. La loro convivenza nello spazio espositivo produce un percorso che, secondo molti critici, appare frammentato e talvolta confuso, sfidando chi osserva a trovare un legame coerente tra le opere.
Con 187 opere distribuite su circa 2.000 metri quadrati, molte create appositamente per l’occasione, lo spazio espositivo diventa un laboratorio di interazioni, dove installazioni, sculture e pittura dialogano tra loro, ma anche con chi osserva. Non è un percorso lineare, ma una mappa di possibilità, dove ogni opera può essere letta come nodo di un discorso più ampio sulla creatività italiana di oggi.
Cinque sezioni, cinque punti di vista
Il cuore di Fantastica è la sua struttura curatoriale, dove cinque percorsi distinti, ciascuno guidato da un curatore differente, permettono di esplorare l’arte italiana attraverso diverse sensibilità. Luca Massimo Barbero indaga l’identità e l’autoritratto, Francesco Bonami propone un dialogo con la memoria personale e le prime esperienze artistiche dei partecipanti. Francesco Stocchi mette in luce la centralità dell’artista e dei materiali, Emanuela Mazzonis di Pralafera riflette sul potere della fotografia come linguaggio rivelatore, mentre Alessandra Troncone esplora il concetto di “corpo incompiuto”, tra metamorfosi e continuità.
Questa pluralità curatoria evita di offrire un’unica interpretazione, ma invita il visitatore a confrontarsi con la complessità della scena contemporanea, tra esperienze sensoriali e riflessioni intellettuali.
Lo spazio come esperienza
L’allestimento, che è stato progettato dallo studio BRH+, guida lo spettatore attraverso un percorso fluido, fatto di trasparenze e passaggi aperti, dove il corpo diventa parte integrante della fruizione. La grafica è stata ideata dallo Studio Sonnoli, con suggestioni oniriche e surreali, un concept che rafforza questa sensazione di sospensione trasformando lo spazio in un luogo dove il visibile e l’immaginabile si incontrano.
Non si tratta di una mostra statica. Accanto alle opere, performance e progetti speciali creano dialoghi tra corpo, ambiente e creatività. Il visitatore non è solo spettatore, ma partecipante di un’esperienza che sollecita senso critico e emozione.
Passato e presente con il dialogo con la Quadriennale del 1935
A fianco di Fantastica si sviluppa una sezione storica, curata da Walter Guadagnini, dedicata alla Quadriennale del 1935. Circa quaranta opere e documenti d’archivio consentono di confrontare il presente con un passato che ha contribuito a definire l’identità dell’arte italiana. Il confronto tra allora e oggi non è nostalgico, ma serve a riflettere su continuità, evoluzioni e scelte estetiche, in un dialogo che intreccia memoria e sperimentazione.
Nonostante la ricchezza delle opere e la pluralità di prospettive, alcune lievissime riticità emergono. L’assenza di guide dettagliate e la disposizione discreta dei cartellini possono rendere complessa la fruizione per chi non ha familiarità con l’arte contemporanea. Inoltre, la forte impronta curatoriale a volte rischia di sovrastare l’autonomia dell’opera, condizionando la percezione del visitatore.
La suddivisione in cinque sezioni indipendenti, pur arricchendo la varietà della proposta, sembra dare maggior peso al pensiero dei curatori rispetto a quello degli artisti, conferendo all’insieme un tono a tratti eccessivamente “razionale” e controllato. Alcuni commentatori, come quelli di Artribune, segnalano un’eccessiva nostalgia, con frequenti richiami storici e omaggi alla Quadriennale del 1935, senza che ciò si traduca in un reale sguardo critico sul presente. Il rischio percepito è quello di una mostra che intrattiene più di quanto non provochi.
Questa percezione di discontinuità, che emerge con chiarezza, non prova nemmeno a scalfire la qualità dei singoli artisti presenti ed è forse questa la vera forza di questa esposizione. La mostra, a nostro avviso eccellente, restituisce un panorama eterogeneo dell’arte contemporanea italiana, spaziando tra pittura, fotografia e installazioni con una certa libertà espressiva. Alcune opere colpiscono per forza emotiva: tra queste, l’installazione di Arcangelo Sassolino è stata sottolineata da più fonti per la sua intensità e immediatezza, capace di spezzare la prevedibilità estetica e di imprimersi nella memoria dello spettatore.
Ora, togliendo peso alle nostre semplici osservazioni, emergono momenti di grande interesse. La sezione dedicata all’autoritratto, curata da Barbero, offre esempi di lavori personali e intensi, capaci di instaurare un dialogo più intimo con il pubblico. La varietà stilistica e la pluralità dei linguaggi artistici garantiscono alla Quadriennale un respiro meno schematico e meno ideologizzato rispetto ad altre manifestazioni di pari livello.
Ma forse è proprio in queste zone d’ombra che Fantastica rivela il suo valore, una mostra che non fornisce risposte facili, ma invita a interrogarsi, a percorrere la propria strada tra le opere e i concetti proposti.
La 18ª Quadriennale non è una celebrazione della fama o del consenso. È un esperimento, un laboratorio di idee, generazioni e linguaggi. Fantastica ci ricorda che l’arte contemporanea è una sfida continua a noi stessi, alla nostra capacità di guardare e di ascoltare, al nostro desiderio di immaginare il futuro. Più che una vetrina, è un invito a guardare con occhi nuovi, accogliere il dubbio e trovare bellezza nell’incompiuto. In fondo, forse, questo è il senso più autentico della creatività.
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