Magritte. La ligne de vie al KMSKA di Anversa è la mostra dove la voce dell’artista viene ricreata con l’IA per far rivivere la celebre conferenza del 1938 in un percorso immersivo tra surrealismo, storia e innovazione

Nel cuore di Anversa, il KMSKA propone una delle esperienze più innovative d’Europa dedicata a René Magritte, integrando tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate per riprodurre in modo credibile la sua voce e riportare in vita la conferenza del 1938. La mostra offre una panoramica chiara e accessibile sulle applicazioni museali dell’AI, illustrando come i modelli vocali e le ricostruzioni immersive possano ampliare la comprensione dell’arte e creare un legame più diretto tra pubblico e artista. Questa combinazione di ricerca storica, tecnologia avanzata e identità culturale locale trasforma il KMSKA in un punto di riferimento internazionale per chi desidera esplorare l’incontro tra innovazione digitale e patrimonio artistico.

Nelle sale del Museo Reale delle Belle Arti di Anversa ha preso vita un progetto espositivo che intreccia memoria, tecnologia e immaginazione. L’istituzione museale ha inaugurato Magritte. La ligne de vie, aperta dal 15 novembre 2025 al 22 febbraio 2026, un percorso che rimette al centro una conferenza tenuta da René Magritte nel 1938 proprio nello stesso luogo. La vera novità riguarda però l’esperienza sonora: grazie all’intelligenza artificiale il pubblico può ascoltare una voce che imita in maniera sorprendente quella del pittore, restituendogli idealmente la parola dopo quasi un secolo.

Un discorso silenzioso per decenni

Nel 1938 Magritte accettò di raccontarsi in pubblico, un gesto raro nella sua carriera visto che parlò in conferenza solo tre volte. Non esiste alcuna registrazione dell’evento, ma il museo conserva il testo completo, insieme alle immagini e agli appunti preparati per l’occasione e trascritti con precisione da Marcel Mariën, poeta e figura di spicco del surrealismo belga. Questo intervento, definito dal museo il più ricco e rivelatore della sua intera produzione orale, rappresenta un’autobiografia intellettuale in cui l’artista analizza le proprie svolte formali e la propria poetica.

Un dettaglio dell’installazione dedicata alla ricostruzione della voce dell’artista mostra come la tecnologia diventi parte integrante dell’esperienza, accompagnando il pubblico nel cuore della conferenza del 1938

Un dettaglio dell’installazione dedicata alla ricostruzione della voce dell’artista mostra come la tecnologia diventi parte integrante dell’esperienza, accompagnando il pubblico nel cuore della conferenza del 1938

La tecnologia che riaccende una voce

Per ricreare il timbro dell’artista il personale del museo ha utilizzato l’intelligenza artificiale, partendo da registrazioni d’epoca appartenenti ad altre voci che potessero fungere da base acustica. Il risultato ha colpito anche chi conosceva Magritte di persona. André Bosmans, amico di gioventù del pittore, dopo aver ascoltato un estratto dal telefono ha riconosciuto immediatamente la somiglianza e ha reagito con sorpresa.

Il percorso espositivo intreccia dipinti celebri e opere meno note, offrendo una panoramica ampia sulle ricerche visive di Magritte e sul ruolo che ebbero nella nascita del surrealismo anversese

Il percorso espositivo intreccia dipinti celebri e opere meno note, offrendo una panoramica ampia sulle ricerche visive di Magritte e sul ruolo che ebbero nella nascita del surrealismo anversese

Il museo ha stabilito confini precisi per l’uso di questa voce ricostruita. È stata utilizzata unicamente per leggere il testo autentico della conferenza del 1938, senza aggiungere frasi o commenti estranei, con l’obiettivo di tutelare l’opera e la memoria dell’artista. La lettura è proposta in francese, la lingua originale dell’intervento, con sottotitoli in inglese e olandese.

La mostra non segue un ordine cronologico classico. Gli organizzatori hanno preferito strutturare il percorso riprendendo i nuclei concettuali della conferenza. Tra questi emergono i giochi di significato tra parole e immagini, l’uso del titolo come strumento poetico, la presenza del corpo, la tecnica del collage e la dimensione mentale delle sue composizioni.

La particolarità dell’allestimento risiede nel fatto che molte opere citate da Magritte durante il suo discorso trovano posto nelle sale, creando un ponte diretto fra ciò che si ascolta e ciò che si osserva. L’esperienza diventa così una sorta di lettura visiva guidata dall’autore stesso.

Il surrealismo come lettura critica del presente

Uno dei punti meno noti, ma più incisivi della conferenza, riguarda la dimensione politica. Magritte non si limita a evocare mondi impossibili. Nella sua riflessione emergono la percezione della tensione sociale dell’epoca e la volontà di mostrare l’assurdità insita nella società borghese. Per lui il surrealismo non è una fuga, ma un modo per smascherare ciò che la realtà tenta di nascondere. Questa interpretazione permette al pubblico di comprendere come la sua poetica fosse tutt’altro che disimpegnata.

La conferenza del 1938 ebbe un effetto dirompente nella scena locale. In platea c’erano giovani che avrebbero poi contribuito allo sviluppo di una variante anversese del surrealismo. Tra loro figurano Marcel Mariën, Gilbert Senecaut, Roger Van de Wouwer e Léo Dohmen. Dalle loro ricerche nacquero collage, fotografie manipolate e opere poetico-visive che ripresero e reinterpretarono il pensiero di Magritte.

La mostra include anche lavori di questi artisti, integrati con le opere del maestro in un dialogo che evidenzia l’evoluzione e la diffusione del suo linguaggio nei decenni successivi.

L’IA come ponte emotivo

Per il museo la scelta di utilizzare l’intelligenza artificiale non è un semplice esercizio tecnologico. Secondo lo staff, questo strumento offre la possibilità di dare corpo a un contenuto che altrimenti resterebbe solo scritto. La direttrice del KMSKA ha spiegato che ascoltare Magritte – o meglio, una ricostruzione credibile della sua voce – rende il suo pensiero sorprendentemente vicino e crea una connessione emotiva che una lettura silenziosa non potrebbe offrire.

L’effetto è un’esperienza immersiva in cui si osserva, si ascolta e si immagina allo stesso tempo, come se le sue parole, dopo anni di silenzio, tornassero a vibrare all’interno delle sale del museo.

Questa esposizione non vuole essere una semplice rassegna di capolavori. Il filo conduttore è la voce, reale o ricostruita, che guida attraverso la sua visione. L’intenzione del museo è offrire al pubblico la possibilità di avvicinarsi al modo in cui Magritte pensava, elaborava immagini e costruiva enigmi visivi. Una prospettiva rara e preziosa che rivela un artista complesso, riflessivo e profondamente radicato nel suo tempo.

FAQ – Domande frequenti dei visitatori

  • È vero che Magritte parlò pochissime volte in pubblico?
    Sì. Durante tutta la sua vita partecipò a tre conferenze pubbliche e quella del 1938 è la più articolata fra tutte.
  • La voce che si ascolta nella mostra è autentica?
    Non si tratta di una registrazione reale dell’artista. È una ricostruzione ottenuta tramite intelligenza artificiale partendo da voci d’epoca selezionate come riferimento.
  • La conferenza è ascoltabile in più lingue?
    No. Il discorso viene presentato in francese, la lingua originale. Il museo mette però a disposizione sottotitoli in olandese e inglese.
  • Le opere citate nella conferenza sono presenti nella mostra?
    Molte sì. Il percorso è costruito proprio per accompagnare l’ascolto con i lavori che Magritte menzionò nel suo intervento.
  • L’intelligenza artificiale viene utilizzata per contenuti aggiuntivi?
    No. Il museo ha scelto di applicare la voce sintetica esclusivamente al testo autentico del 1938, senza ampliamenti o narrazioni esterne.
  • Quanto costa visitare l’esposizione?
    Il biglietto intero ha un prezzo di 20 euro mentre chi ha un’età inferiore ai 26 anni può accedere con un biglietto ridotto da 10 euro.

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