Percorso completo della Pinacoteca di Brera: dalle origini medievali ai capolavori rinascimentali fino al Novecento, in un tour guidato sala per sala
- Un complesso culturale che va oltre il museo: Brera opere principali
- Mantegna e il suo Cristo morto
- Raffaello e l’armonia dello Sposalizio della Vergine
- Piero della Francesca e la luce della Pala Montefeltro
- Caravaggio e l’attimo della rivelazione
- Hayez e il bacio che non smette di parlare
- Altre opere esposte
- Signorelli e la tensione muscolare nella Flagellazione di Cristo
- Il Bramante pittore
- L’arrivo del Novecento
- Tour delle sale
- Sale 1–4 – L’alba della pittura lombarda
- Sale 5–8 – Orizzonti del Rinascimento Fiorentino, Veneziano e Padano
- Sale 9–11 – I vertici del Rinascimento
- Sale 12–16 – Rinascimento Veneto e Lombardia del Cinquecento
- Sale 17–20 – Il Seicento e la rivoluzione caravaggesca
- Sale 21–24 – Barocco e Settecento veneziano
- Sale 25–30 – Ottocento, Romanticismo e Scapigliatura
- Sale 31–38 – L’arte del XX secolo
- Fine del percorso – Biblioteca, laboratori e ricerca
- Servizi per visitatori moderni
- Come organizzare il tour a Brera
Un museo può essere tante cose e Milano lo sa bene. Nel caso della Pinacoteca di Brera è un archivio di memorie, un laboratorio di idee e un’avventura estetica che attraversa tutti i secoli della storia italiana. Nel cuore della Milano artistica che pullula di cultura, dietro il portone severo di via Brera 28 si trova una raccolta che non ha nulla da invidiare alle grandi gallerie europee. La sua identità si forma all’inizio dell’Ottocento, quando il progetto napoleonico trasforma Brera in un grande contenitore di opere provenienti da chiese e istituzioni religiose soppresse: un flusso continuo di dipinti appartenenti a epoche, scuole e territori diversi che, per la prima volta, convivono in un’unica narrazione visiva.
Un complesso culturale che va oltre il museo: Brera opere principali
Chi entra a Brera scopre che la Pinacoteca è soltanto una parte di un organismo molto più vasto, pensare a cosa vedere a Brera non vuol dire soltanto visitare la Pinacoteca stessa. Accanto alle sale espositive vivono la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Orto Botanico incastonato tra i palazzi, l’Osservatorio astronomico e l’Accademia di Belle Arti. Dal 2024 si aggiunge anche Palazzo Citterio, nuovo avamposto del progetto Grande Brera, destinato ad accogliere il capitolo moderno e contemporaneo della collezione. Dopo aver esplorato le opere simbolo, prenderemo Brera e ne esploreremo un completo percorso delle sale, dalla prima all’ultima.

Hall di accoglienza, punto di partenza per il percorso museale
Il percorso di visita è una passeggiata nella storia dell’arte. L’esperienza itinerante comincia sin dal cortile d’onore (nella foto di copertina in alto), un elegante quadrilatero seicentesco firmato da Francesco Maria Richini. Al centro emerge la figura di Napoleone modellata da Canova, interpretato come un Marte che porta la pace. Da qui si sale al piano nobile, dove 38 sale organizzate in ordine cronologico (e per scuole regionali) compongono un itinerario che parte dal Rinascimento e si spinge fino ai capolavori del Novecento, permettendo allo sguardo di seguire l’evoluzione dei linguaggi pittorici senza interruzioni.
I tesori conservati a Brera non sono semplici opere celebri degne dell’itinerario: sono pietre miliari che hanno plasmato l’immaginario dell’arte occidentale. Ogni dipinto rappresenta un punto di svolta, un momento in cui la pittura ha cambiato pelle e ha aperto nuove strade. Approfondiamo, uno per uno, i capolavori che raccontano l’essenza stessa della Pinacoteca.

Il Cristo morto di Andrea Mantegna
Mantegna e il suo Cristo morto
Pochi dipinti colpiscono come il Cristo morto di Andrea Mantegna: sarà la prospettiva ardita che comprime il corpo verso lo spettatore, trasformando il dolore in un incontro ravvicinato e quasi fisico, oppure l’effetto delle figure che lo circondano, che sembrano sospese in un silenzio teso e pesante quanto la scena stessa.
Il Cristo morto di Andrea Mantegna non è soltanto un’opera rivoluzionaria, ma un’esperienza emotiva che ancora oggi, dopo secoli, sorprende per la sua audacia visiva. Il corpo di Cristo è disteso su una lastra di pietra, visto in scorcio, con i piedi in primo piano che quasi “invadono” lo spazio dello spettatore. Questo taglio prospettico, radicale e profondamente diverso per l’epoca, annulla completamente la distanza fra chi osserva e la scena rappresentata, trasformando la contemplazione in un confronto diretto.
La durezza del marmo, la tensione delle pieghe del sudario, l’espressione disperata dei dolenti ai lati: un insieme di sensazioni e di elementi di un tutto che contribuisce all’atmosfera sospesa, dove il dolore è trattenuto e non urlato. Mantegna rompe la tradizione iconografica e concentra l’attenzione sulla fragilità fisica del corpo, come se volesse costringere lo spettatore a condividere lo spazio della morte e della pietà. Difficile rimanere indifferenti davanti a un’opera che ha cambiato il modo di rappresentare il sacro.

Lo Sposalizio della Vergine
Raffaello e l’armonia dello Sposalizio della Vergine
Lo Sposalizio della Vergine è un saggio di equilibrio e purezza. La scena sacra si apre davanti a un edificio perfettamente proporzionato, mentre le figure umane partecipano a un rituale che unisce eleganza narrativa e rigore geometrico. È uno dei momenti più alti del primo Raffaello: lo Sposalizio della Vergine segna il momento in cui il giovane artista dimostra di avere una voce già pienamente matura. La scena è organizzata con un equilibrio quasi musicale: al centro, un tempio ottagonale perfettamente calibrato domina lo spazio; attorno, i personaggi si muovono secondo un ordine armonico che riflette l’ideale rinascimentale dell’armonia tra uomo e architettura.
La mano di Giuseppe che porge l’anello, lo sguardo assorto di Maria, lo sconforto dei pretendenti respinti: ogni gesto è contenuto, essenziale e tuttavia eloquente. La sua capacità di raccontare una storia attraverso delicatezza e purezza formale è ciò che rende questo dipinto uno dei vertici della pittura italiana. È come se tutto il quadro respirasse, in un ritmo interno di calma e proporzione.

La Pala di Brera trasforma una sacra conversazione in un esercizio di matematica visiva. L’uovo sospeso, la calma delle figure, la luminosità cristallina danno vita a un ordine che sembra venire da un altro mondo
Piero della Francesca e la luce della Pala Montefeltro
La Pala di Brera, commissionata da Federico da Montefeltro, è una meditazione sulla luce e sull’ordine. Nel dipinto, Maria tiene in grembo il Bambino, circondata da un gruppo di santi e angeli disposti come attori consapevoli del loro ruolo in una scena perfettamente orchestrata. L’architettura che fa da sfondo sembra costruita con una precisione matematica, dove nulla è lasciato al caso.
L’uovo sospeso nella conchiglia – simbolo di perfezione, rinascita e fecondità – diventa il fulcro segreto dell’intera composizione. La chiarezza della luce, che avvolge e definisce ogni volto, contribuisce a una sensazione di immobilità solenne, quasi metafisica. È un dipinto che non colpisce con la drammaticità, ma con la forza di una calma assoluta, come un teorema dipinto da Piero della Francesca che svela l’armonia dell’universo.
La sala destinata alla Pala di Brera è progettata come uno spazio autonomo, pensato per far prevalere la tavola all’interno del percorso rinascimentale.
L’allestimento punta a evidenziarne la monumentalità prospettica, trasformando l’ambiente in una cornice che amplifica la rigorosa struttura del dipinto. Le pareti neutre eliminano distrazioni e favoriscono la lettura delle geometrie, rendendo l’opera il naturale punto focale della stanza.
La collocazione centrale, in uno spazio isolato, consente di percepirne con immediatezza l’impianto prospettico.
L’ambiente, privo di elementi accessori, opera come un dispositivo che orienta la comprensione dell’opera, valorizzandone precisione e rilievo nel percorso rinascimentale di Brera.

Nella Cena in Emmaus tutto è movimento, sorpresa, teatralità. I gesti improvvisi dei discepoli, la luce che accende i volti, la presenza concreta degli oggetti creano una scena che sembra vivere fuori dal quadro
Caravaggio e l’attimo della rivelazione
Caravaggio, con la Cena in Emmaus, porta a Brera un frammento di teatro sacro che sembra accendersi davanti allo spettatore. Il momento rappresentato è quello in cui i due discepoli riconoscono Cristo risorto: un istante improvviso, che Caravaggio cattura come un fotografo del Seicento. Le mani che si aprono nello stupore, la sedia che sembra sporgersi verso di noi, la frutta sul tavolo resa con un realismo quasi tattile: ogni dettaglio contribuisce a rendere la scena viva.
La luce è la protagonista invisibile del quadro. Scaturisce da un punto imprecisato e modella i volti, fa brillare le superfici, isola ciò che conta e lascia il resto in ombra. È un linguaggio che rompe gli schemi e apre la porta alla pittura moderna, perché mette al centro non la bellezza ideale, ma la verità emotiva dell’attimo.

Il celebre Bacio di Francesco Hayez è il simbolo di un amore appassionato, ma anche di un’epoca che sogna la libertà. Dietro l’abbraccio si intravede il clima del Risorgimento, e forse è proprio questa doppia lettura a renderlo così popolare
Hayez e il bacio che non smette di parlare
Quando si pensa alla Pinacoteca di Brera, l’immagine che molti visualizzano è quella dell’abbraccio appassionato dipinto da Francesco Hayez. Il Bacio è il manifesto di un romanticismo che non è solo sentimentale, ma anche passionale e storico. L’uomo è colto nell’istante dell’addio, come se dovesse partire verso un destino incerto; la donna, avvolta in un abito celeste luminoso, si protende verso di lui in un gesto che unisce desiderio e malinconia.
La composizione, apparentemente semplice, è studiata nei minimi dettagli. La luce che scivola sulle stoffe, il contrasto tra il rosso del mantello e l’azzurro dell’abito, la presenza silenziosa del gradino su cui lui posa il piede: ogni elemento contribuisce a un’iconografia entrata nell’immaginario collettivo. È un dipinto che racconta l’amore, ma anche l’epica del Risorgimento, diventando così simbolo privato e pubblico allo stesso tempo.
Altre opere esposte

Nella Flagellazione di Cristo, Signorelli affronta il tema del dolore con una potenza fisica quasi scultorea. Ogni figura sembra scolpita nella carne, in un vortice di gesti che rende la scena vibrante e drammatica
Signorelli e la tensione muscolare nella Flagellazione di Cristo
Nel dipinto dedicato alla Flagellazione, Signorelli affronta il tema del dolore con un’intensità che sembra emergere direttamente dalla materia. Le figure sono concentrate in un intreccio di movimenti che ricorda l’energia della scultura: muscoli tesi, gesti contratti, torsioni improvvise che rendono l’episodio un dramma in atto. L’artista costruisce una scena dominata dalla fisicità, in cui la sofferenza non è solo suggerita, ma esplode nelle anatomie modellate con rigore. Il risultato è un’immagine pulsante, quasi sonora, dove ogni corpo contribuisce a un turbine emotivo teso all’estremo.

Donato Bramante, Cristo alla colonna — luce netta e intensa austerità compositiva
Il Bramante pittore
Il Cristo alla colonna sorprende per il taglio ravvicinato e la nitidezza della luce. L’architetto Bramante mostra qui un’abilità pittorica intensa: l’inquadratura stretta amplifica l’impatto emotivo, la luce radente incide i volumi e mette a nudo la vulnerabilità di Cristo. L’austerità della scena, priva di elementi superflui, concentra tutto sul volto e sulla tensione silenziosa del corpo, lasciando emergere una spiritualità essenziale.
L’arrivo del Novecento
Brera non è soltanto il regno del Rinascimento. Nel corso del secolo scorso la collezione si è arricchita di maestri come Carrà, de Pisis, Morandi, Boccioni, Modigliani, Picasso, Marini e Martini. Il loro spazio naturale è oggi Palazzo Citterio, che permette di leggere l’evoluzione dell’arte italiana in dialogo con i linguaggi moderni internazionali.
Accanto alle sale permanenti, il Gabinetto dei disegni e la Fototeca custodiscono materiali preziosi, spesso invisibili al grande pubblico ma fondamentali per gli studiosi: schizzi, cartoni preparatori, fotografie d’epoca, documenti che raccontano la vita dei capolavori.

Percorsi tematici, organizzati per scuole pittoriche e per epoche
Tour delle sale
Seguire il percorso di Brera sala dopo sala significa attraversare secoli di immaginazione, tecniche e rivoluzioni visuali. Qui sotto trovi un vero e proprio “tour guidato” pensato per accompagnare il lettore nello spazio, rispettando l’ordine esatto delle sale e la logica del percorso museale.

Le prime sale, dedicate ai maestri lombardi del XIII e XIV secolo, espongono tavole sacre dorate immerse in una luce tenue progettata per valorizzarne le cromie preziose
Sale 1–4 – L’alba della pittura lombarda
Entrando nelle prime sale, l’atmosfera si fa immediatamente meditativa. Le tavole sacre dei maestri lombardi e delle scuole trecentesche brillano su fondi dorati che catturano la luce soffusa progettata appositamente per far risaltare i toni preziosi del Medioevo. Qui la narrazione visiva introduce gradualmente il visitatore all’evoluzione delle immagini sacre prima dell’irrompere del Rinascimento. I pannelli esplicativi fanno da bussola, contestualizzando i passaggi stilistici e iconografici che segneranno i secoli successivi.
Sale 5–8 – Orizzonti del Rinascimento Fiorentino, Veneziano e Padano
Proseguendo, la prospettiva del Quattrocento si apre con decisione. La Pala di Brera di Piero della Francesca domina un ambiente pensato per restituire la rigorosa architettura visiva dell’opera: si percepisce quasi il respiro matematico del dipinto.
A dialogare con Piero compaiono Bellini, Lotto e altri maestri padani, presenti per testimoniare l’avanzare della ricerca naturalistica e della luce. Le pareti neutre fanno da quinta ideale, lasciando emergere le geometrie e l’equilibrio tipici del Rinascimento.

Ambiente luminosissimo, costruito per condurre lo sguardo verso il centro prospettico del dipinto
Sale 9–11 – I vertici del Rinascimento
La Sala dello Sposalizio – Raffaello
L’ingresso nella sala dedicata allo Sposalizio di Raffaello è pensato come un invito diretto alla prospettiva centrale del dipinto. L’ambiente, tra i più luminosi dell’intera Pinacoteca, sembra creato per accendere la delicatezza cromatica di Raffaello. La distanza di osservazione calibrata con precisione permette di cogliere la profondità spaziale e l’armonia complessiva.
La Sala del Cristo Morto – Mantegna
Il passaggio alla sala successiva produce un cambio emotivo netto. Il Cristo Morto di Mantegna è collocato in un ambiente raccolto, quasi introverso. L’opera è leggermente rialzata per enfatizzare la forza dello scorcio, mentre luci radenti fanno emergere le tensioni plastiche e la potenza drammatica della scena.

Le grandi pale della sala 7 dialogano con opere più intime, mettendo in risalto il realismo energico della scuola bresciana e il confronto tra diverse poetiche della luce
Sale 12–16 – Rinascimento Veneto e Lombardia del Cinquecento
In queste sale si avverte un confronto serrato tra linguaggi diversi del XVI secolo. La presenza della scuola bresciana risulta particolarmente incisiva: le tele di Moretto, Savoldo e Romanino espongono un realismo energico, vibrante. L’allestimento alterna grandi pale monumentali a formati più contenuti, consentendo al visitatore di muoversi tra percorsi tematici che mettono in dialogo luce, colore e invenzioni compositive.
Sale 17–20 – Il Seicento e la rivoluzione caravaggesca
Caravaggio – Fanciullo con canestra di frutta
In questo tratto del tour la scena si fa più teatrale. Il dipinto di Caravaggio, isolato da tutto il resto, è investito da un’illuminazione direzionale che riproduce fedelmente la luce tagliente dell’artista. La scelta di presentarlo in solitudine lo trasforma in un punto di rottura: intorno, opere di pittori influenzati dal maestro mostrano quanto la sua visione abbia scardinato i codici del Seicento.

Teleri monumentali e vedute veneziane si alternano in un percorso che equilibra teatralità barocca e chiarezza museale contemporanea
Sale 21–24 – Barocco e Settecento veneziano
Le sale dedicate al Barocco offrono un percorso visivo scandito dall’alternanza di grandi teleri teatrali e vedute più intime. Le opere di Tiepolo e Guardí incarnano una pittura che non ha paura dell’eccesso, del colore espanso, della teatralità che invade lo spazio. L’allestimento mira però a mantenere una lettura ordinata, dialogando tra dinamismo barocco e museografia contemporanea.
Sale 25–30 – Ottocento, Romanticismo e Scapigliatura
Il visitatore entra ora in un capitolo profondamente emotivo. Il Bacio di Hayez, circondato da un ampio spazio di rispetto, consente un avvicinamento lento, quasi cerimoniale.
Le altre sale esplorano temi d’identità nazionale, sentimenti patriottici e narrazioni storiche, mentre le tele della Scapigliatura introducono sperimentazioni luministiche che anticipano il gusto moderno.

Allestimento minimalista per esaltare forme essenziali e sperimentazioni cromatiche. Le sculture di Medardo Rosso dialogano con la luce in modo quasi vibrante
Sale 31–38 – L’arte del XX secolo
La modernità si manifesta attraverso linee essenziali e colori spogliati del superfluo. Modigliani, Morandi, Carrà e i futuristi raccontano il passaggio a una pittura che indaga la forma e la percezione. Le sale, dal design minimalista, favoriscono la fruizione limpida delle opere.
Le sculture di Medardo Rosso aggiungono un’ulteriore dimensione, fatta di materia che sembra dissolversi nella luce.
Fine del percorso – Biblioteca, laboratori e ricerca
Il tour culmina negli spazi che custodiscono il cuore scientifico di Brera. La Biblioteca Braidense, uno dei poli culturali più importanti d’Italia, prosegue la vita intellettuale del complesso. I laboratori di restauro, invece, permettono analisi tecniche e interventi conservativi, mantenendo viva la continuità tra esposizione, studio e tutela.
- Le prime sale sono molto buie, è normale?
Sì, la luce tenue è progettata per esaltare i colori dei fondi oro medievali. - Perché la Pala di Brera è isolata?
Per valorizzarne la struttura prospettica e la monumentalità. - A cosa serve la distanza di osservazione nella sala di Raffaello?
A far percepire pienamente la profondità e l’armonia del dipinto. - Perché il Cristo Morto è collocato in uno spazio così raccolto?
Per amplificarne la drammaticità e guidare lo sguardo sullo scorcio prospettico. - Qual è il filo conduttore delle sale dedicate al Cinquecento?
Il confronto tra maestri che sperimentano diversi approcci alla luce e al colore. - In che modo è presentato il Caravaggio?
Con un’illuminazione che replica il suo chiaroscuro e un allestimento che ne evidenzia l’impatto isolato. - Perché il Bacio di Hayez ha tanto spazio intorno?
Per permettere una fruizione progressiva e concentrata dell’opera.
Servizi per visitatori moderni
La Pinacoteca offre percorsi rapidi per chi vuole concentrarsi su pochi capolavori e audioguide dedicate alle opere più celebri. L’app ufficiale aiuta invece a orientarsi tra le sale, suggerendo itinerari tematici e informazioni aggiuntive che rendono la visita più consapevole.
Il museo accoglie i visitatori dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.15 (consultare sempre il sito ufficiale per avere informazioni aggiornate al momento), con ultimo ingresso alle 18.00. È chiuso il lunedì e il 25 dicembre. Il biglietto standard per la Pinacoteca costa 15 euro, mentre il ridotto 10 (anche qui consultare sempre il sito per avere informazioni ed eventuali promo sconto). La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito, previa prenotazione tramite il sistema ufficiale.
Come organizzare il tour a Brera
Un’ora basta per un assaggio dei cinque capolavori imperdibili: Mantegna, Raffaello, Piero della Francesca, Caravaggio e Hayez. Con due ore si possono esplorare anche le tele veneziane di Tintoretto e Veronese, vedere Bramante e parte del Novecento. Chi dispone di mezza giornata può abbracciare tutte le 38 sale, visitare il cortile, l’Orto Botanico e – quando aperto – il percorso moderno di Palazzo Citterio. Ne vale veramente la pena.
- Se avessi solo un quarto d’ora, cosa varrebbe la pena vedere?
Molti visitatori scelgono Mantegna o Hayez. Sono opere che da sole raccontano mondi interi. Ma come fare a non passare dalla Cena in Emmaus di Caravaggio? - Vale la pena fermarsi nel cortile?
Sì. È un luogo sospeso, perfetto per una pausa tra una sala e l’altra. - Come posso evitare di perdermi?
L’app ufficiale è molto pratica, soprattutto se vuoi seguire un itinerario tematico senza dover consultare mappe cartacee. - La Pinacoteca è adatta anche a chi non è esperto d’arte?
Sì, perché il percorso è intuitivo e le audioguide offrono spiegazioni accessibili. - Quanto tempo devo calcolare per una visita completa?
Circa tre ore, ma dipende dal tuo ritmo e dal numero di opere su cui preferisci soffermarti. - Gli spazi di Palazzo Citterio sono sempre visitabili?
L’accesso può variare, quindi conviene verificare la disponibilità in anticipo. - Ci sono sconti o giorni gratuiti?
La prima domenica del mese non si paga (così come in tutta Italia), ma è necessaria la prenotazione. - La Pinacoteca è vicina al centro?
Sì, si trova a pochi minuti dal Duomo, facilmente raggiungibile anche a piedi.
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