Alla scoperta del PAC di Milano, il Padiglione d’Arte Contemporanea progettato da Ignazio Gardella. Storia, architettura, mostre attuali, orari, biglietti e consigli pratici per visitarlo
Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano è uno di quei luoghi che raccontano, quasi in assoluto e risoluto silenzio, la metamorfosi della città dopo la guerra. Nato nel secondo dopoguerra dal progetto di Ignazio Gardella e ricostruito più volte senza perdere la propria identità iniziale, oggi il PAC si presenta come un dispositivo vivo, un osservatorio in cui pubblico e artisti sperimentano, discutono, immaginano nuove forme di visione. Non è un museo tradizionale: qui l’arte cambia forma a ogni mostra, e l’edificio sembra trasformarsi insieme a essa.

Ingresso principale del PAC su via Palestro, con la facciata vetrata disegnata da Ignazio Gardella che introduce al padiglione attraverso un portico discreto e moderno
Alla fine degli anni Quaranta Milano è una città in ricostruzione. Le scuderie della Villa Reale, distrutte dai bombardamenti del 1943, offrono a Gardella un terreno segnato dalla storia e pronto ad accogliere qualcosa di nuovo. Da queste rovine nasce l’idea di un padiglione moderno che non si imponga sulla villa neoclassica, ma la affianchi con discrezione, dialogando con il giardino e con la sua eredità settecentesca.
La spinta arriva anche dalla volontà politica di Fernanda Wittgens, pioniera della rinascita museale milanese: è lei a sostenere la necessità di uno spazio dedicato esclusivamente all’arte contemporanea, separato dalle collezioni storiche della GAM. In soli due anni, tra il 1951 e il 1953, il padiglione prende forma e diventa subito un terreno di prova per linguaggi in rapido mutamento.
Gardella e il gioco delle trasparenze
Uno dei tratti più sorprendenti del Padiglione d’Arte Contemporanea è il suo equilibrio: un edificio moderno, ma senza protagonismo; essenziale, ma non freddo. La facciata che guarda il giardino è un architettura di vetri, pannelli scorrevoli e ceramiche colorate che cambiano il loro aspetto con la luce, come se l’edificio percorra le ore del giorno.
La muratura superstite delle scuderie viene conservata e abbraccia il nuovo volume come una memoria che non vuole essere cancellata. All’interno, Gardella orchestra un percorso fluido su tre livelli che si completano reciprocamente tra rampe dolci, balconate aperte, doppi affacci. Camminare nel PAC significa entrare in relazione con gli altri spazi, non solo con ciò che si ha di fronte.
La superficie espositiva sfiora i 1.200 metri quadrati, distribuiti su tre livelli che dialogano tra loro senza gerarchie.
- Piano inferiore: affacciato sul prato, perfetto per sculture, installazioni e opere che richiedono continuità con l’esterno.
- Livello intermedio: grandi sale illuminate in modo controllato, spesso usate per pittura di grande formato o allestimenti corposi.
- Ultimo piano: una lunga balconata che guarda il volume principale, ideale per fotografia, opere su carta, progetti più intimi.
L’impiego dei materiali — marmo, legno, metallo — crea un ambiente che sostiene le opere senza sovrastarle, mentre le trasparenze consentono di percepire sempre la mostra nella sua interezza, come se ogni parte fosse una nota di un’unica partitura.
Il 27 luglio 1993 e la sua ricostruzione
Il PAC non nasce soltanto come edificio dedicato all’arte. È anche la testimonianza di un luogo ferito: il 27 luglio 1993 un’autobomba esplode in via Palestro, nel pieno della stagione stragista mafiosa. Cinque persone perdono la vita e il padiglione viene quasi annientato, lasciando in piedi piccole parti della muratura originale e poco più.
Quella tragedia imprime al PAC la dimensione civile che ancora oggi accompagna ogni visita, poiché ogni anno Milano ricorda le vittime attraverso cerimonie e iniziative che trasformano il padiglione in uno spazio di memoria pubblica oltre che di cultura visiva.
La rinascita fino ai giorni d’oggi
La ricostruzione, affidata nuovamente a Gardella insieme al figlio Jacopo, è un gesto resiliente, volto a ripristinare esattamente l’immagine originaria, ma dotarla delle tecnologie di un museo contemporaneo. Si lavora per cinque anni, fino al 1999, mantenendo volumi e proporzioni immutate ed introducendo impianti più performanti, sistemi di climatizzazione moderni e un controsoffitto capace di ottimizzare la qualità della luce e dell’aria.
Sembra lui, ma non lo è: il PAC rinato combina fedeltà storica e prestazioni moderne, diventando un caso di studio nell’ambito della ricostruzione museale.

L’interno moderno del padiglione (uno dei suoi tre livelli)
Cosa vedere al PAC di Milano? Oggi il PAC è completamente dedicato alle mostre temporanee. Non conserva una collezione permanente e questo lo rende dinamico, capace di ridisegnare le sale ogni volta che vengono riconfigurate a seconda del progetto.
Nel corso degli anni ha ospitato artisti di ogni provenienza, da pionieri internazionali come Yayoi Kusama e Jeff Wall a protagonisti della scena italiana contemporanea. La programmazione alterna grandi personali e collettive a progetti sperimentali nella project room, ponendo Milano in dialogo con le ricerche globali dell’arte del presente.
Oltre alle mostre, il PAC propone incontri, performance, rassegne video, attività per famiglie e scuole. È uno spazio poroso, dove il pubblico non osserva soltanto, ma partecipa. Le commemorazioni annuali della strage di via Palestro e gli eventi dedicati alla memoria lo radicano ulteriormente nella vita civica milanese.
Info aggiornate e utili
Per rendere tutto più diretto, ecco le indicazioni pratiche basate sulle informazioni effettivamente disponibili:
- Indirizzo
Via Palestro 14, Milano — affaccia sui Giardini Indro Montanelli, a pochi passi da GAM. - Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Come arrivare al PAC
• Metro M1 (Palestro) e M3 (Turati)
• Tram 1, Bus 61 e 94
• BikeMi e rastrelliere nel cortile
• Parcheggi a pagamento nelle vie limitrofe - Orari standard
• Da martedì a domenica 10.00 – 19.30
• Giovedì apertura serale fino alle 22.30
• Chiuso il lunedì
(ultimo ingresso un’ora prima della chiusura) - Biglietti
• Intero 8 €
• Ridotto 6,50 €
• Ridotto speciale 4 €
• Diverse categorie hanno ingresso gratuito (bambini, disabilità, convenzioni) - Servizi
• Caffetteria
• Bookshop temporanei a seconda delle mostre
• Visite guidate, attività educative, incontri pubblici
Domande utili e risposte per il visitatore del Padiglione d’Arte Contemporanea:
- Quanto tempo serve per visitarlo?
Generalmente tra un’ora e mezza e due ore, ma dipende molto dalla mostra in corso. - È adatto ai bambini?
Sì. Esistono laboratori e attività didattiche pensate anche per il pubblico più giovane. - Ci sono barriere architettoniche?
Gli spazi sono accessibili e dotati di ascensori e rampe. Le informazioni sull’accessibilità vengono aggiornate in occasione di ogni mostra.
Se ti capiterà di entrarci in un pomeriggio qualsiasi, magari mentre stai seguendo la nostra guida delle 12 tappe imperdibili della Milano contemporanea, probabilmente ti sorprenderà la sensazione di movimento: tecnici che allestiscono, studenti che prendono appunti, visitatori che discutono davanti a un video o a un’installazione. Il PAC non è un luogo che offre risposte definitive, ma un campo in cui le idee si mettono alla prova. È questo, forse, il segreto della sua longevità, il non essere mai uguale a se stesso pur restando fedele alla propria storia.
Ultime notizie & mostre
Le ultime notizie dal mondo dell'arte





