Alla scoperta del miglior itinerario d’arte contemporanea a Milano: musei, fondazioni e gallerie iconiche tra architettura, installazioni e culture del mondo
- Capitolo I. Il Novecento come varco d’accesso
- Capitolo II. La GAM e il preludio alle avanguardie
- Capitolo III. Il PAC e l’arte come discorso urbano
- Capitolo IV. Fondazione Prada
- Capitolo V. HangarBicocca e la monumentalità del contemporaneo
- Capitolo VI. MUDEC e il contemporaneo che dialoga con le culture del mondo
- Capitolo VII. Triennale Milano e il dialogo fra forme
- Capitolo VIII. Fabbrica del Vapore
- Capitoli IX e X. Gallerie d’Italia e Permanente: il volto istituzionale del moderno
- Capitolo XI. MEET e il nuovo territorio dell’arte digitale
- Capitolo XII. Le gallerie private come sismografo dell’oggi
- Un percorso consigliato
- Domande frequenti
Milano, a forza di crescere e cambiare, ha imparato a respirare arte contemporanea con la stessa naturalezza con cui si muove fra moda, design e architettura (e se ci fai attenzione anche solo per un minuto ormai nessuno ci fa più caso, essendo entrata nel ritmo quotidiano della città). A volte sembra quasi che il contemporaneo fosse già previsto nella struttura stessa della città: nel giro di pochi isolati trovi davvero di tutto, musei storici, fondazioni sorte in vecchi capannoni, spazi che lavorano sul digitale e gallerie che seguono da vicino quello che succede nel mercato. È un miscuglio strano ma funziona. Chi attraversa questo mosaico di luoghi riconosce subito un tratto molto milanese: rigorosità ma anche quella voglia di rischiare e di rimettere tutto in discussione.
Se desideri attraversare questo spaccato di storia dell’arte in un giorno — meglio due, se si vuole respirare con calma — puoi seguire il nostro itinerario di dodici tappe, ognuna con un pezzo di città che rivela un frammento della sua identità contemporanea. È un percorso che non si limita a mostrare opere, ma ti suggerisce modi diversi di abitare l’arte e di interpretare il presente.

Il Museo del Novecento di Milano, avanguardia contemporanea e non solo
Capitolo I. Il Novecento come varco d’accesso
Il viaggio comincia dove la modernità italiana prende forma: il Museo del Novecento, che si affaccia sulla piazza simbolo della città e occupa le sale dell’Arengario. Questa istituzione, nata nel 2010 come evoluzione del precedente museo civico d’arte contemporanea, è pensata come uno sguardo d’insieme sulle traiettorie che hanno definito l’immaginario del secolo scorso. Si entra e ci si ritrova dentro un intreccio di voci: le Avanguardie storiche europee, il Futurismo che a Milano ha trovato uno dei suoi epicentri, l’Arte Povera e i linguaggi successivi che hanno ridefinito la relazione fra gesto artistico e contesto.
Il percorso segue un andamento temporale che aiuta a collocare ogni opera nel suo momento. L’alternanza fra dipinti, sculture e ricerche più sperimentali costruisce un ritmo che accompagna il visitatore verso le sale più alte, dove l’arte convive con la vista abbagliante sul Duomo. È un buon punto di partenza: apre lo sguardo e mette il resto del cammino in prospettiva.

Il Museo del Novecento di Milano e la vista sul Duomo
La storia del Museo del Novecento è, se proprio volessimo scendere fino in fondo, la storia di una Milano che ha fermamente deciso di riconsegnare a sé stessa oltre un secolo di arte, di memorie e contraddizioni. Quando il museo ha aperto dopo anni di restauri e discussioni, la sensazione è stata quella di una porta che finalmente si è spalanca: da un lato la piazza più iconica della città, dall’altro un percorso che ripercorre un secolo di sperimentazioni. L’Arengario, nato negli anni Trenta come balcone del potere e mai davvero utilizzato per quel ruolo, trova così una sua destinazione naturale, non più tribuna politica, ma osservatorio dell’arte del Novecento.
Il museo eredita il patrimonio del vecchio CIMAC, chiuso nel 1998, e lo ricompone in un racconto che procede dalle avanguardie ai linguaggi più radicali del secondo dopoguerra. Il viaggio inizia con il Futurismo, cuore pulsante della collezione: Boccioni domina la scena con le sue forme in corsa e le sculture che sembrano impegnate a sfidare l’aria stessa. Accanto, i dinamismi di Balla e, più avanti, le ricerche geometriche e spirituali di Klee, Kandinsky, Mondrian.
La parte forse più sorprendente arriva ai piani alti, dove Fontana rimodella lo spazio a sua immagine: i tagli, certo, ma anche la grande Struttura al neon che vibra sopra le teste dei visitatori, visibile come un segno luminoso anche dalla piazza. È una sala che funziona quasi come una soglia: da lì si entra nel territorio di Manzoni, Castellani, Bonalumi, dell’Arte programmata e poi dell’Arte povera, con Fabro, Kounellis e i linguaggi radicali degli anni Settanta e Ottanta.
Intorno a questo asse centrale, si intrecciano storie meno note: il lungo viaggio del Quarto Stato, le grandi donazioni private che hanno alimentato la collezione, il ponte sospeso verso Palazzo Reale che regala scorci inattesi. Tutto l’insieme, nella sua armonia e discromia, contribuisce a fare del museo non solo un contenitore, ma la narrazione viva del novecento che ha cambiato il nostro sguardo.
- Indirizzo: Palazzo dell’Arengario, Piazza del Duomo, 8
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: Tiqets.
- La nostra guida dettagliata: Museo del Novecento

La Galleria d’Arte Moderna, custodita nella Villa Reale
Capitolo II. La GAM e il preludio alle avanguardie
Pochi metri e il racconto cambia epoca. La Galleria d’Arte Moderna, custodita nella Villa Reale, porta indietro nel tempo per spiegare ciò che il Novecento eredita dall’Ottocento italiano. Dentro le sue sale luminose prendono forma i diversi volti della pittura e scultura pre-unitaria e post-unitaria: la GAM è un tanta roba che spazia agilimente dalle rigidità eleganti del Neoclassicismo alle inquietudini della Scapigliatura, dalle atmosfere vibranti del Divisionismo ai simbolismi che anticipano lo spirito del secolo successivo.
La villa, circondata da un giardino all’inglese, offre un dialogo fra natura e forme che molte città ormai non conservano più. Le sculture di Adolf Wildt, disseminate tra gli alberi, accentuano questa sensazione: figure tese, drammatiche, sospese fra classicità e turbamento moderno. Tutto concorre a dare la percezione di essere in un luogo che prepara il terreno per ciò che verrà, come un prologo necessario al linguaggio contemporaneo.
- Indirizzo: Via Palestro, 16, 20121 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: Tiqets.
- La nostra guida dettagliata: trovi qui la guida completa al GAM
Capitolo III. Il PAC e l’arte come discorso urbano
Accanto ai percorsi storici si trova un edificio che ha la vocazione opposta: il PAC, progettato da Ignazio Gardella negli anni Cinquanta e ricostruito nel tempo senza perdere la sua natura di laboratorio pubblico. Qui non esiste collezione permanente: esiste invece un palcoscenico in continuo mutamento, pensato per accogliere mostre temporanee che attraversano generi, provenienze e tecniche.
La fotografia entra con naturalezza nel dialogo con l’installazione multimediale; gli artisti internazionali si affiancano a quelli emergenti; l’istituzione museale si apre a scuole, famiglie, gruppi di lettura. L’identità del PAC è fatta di cambiamento, e forse è proprio questa fluidità a renderlo così profondamente milanese: una città che cambia senza sosta ha bisogno di uno spazio che rifletta il suo ritmo.
- Indirizzo: Via Palestro, 14, 20121 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- La nostra guida dettagliata: trovi qui la guida completa al PAC

Fondazione Prada
Capitolo IV. Fondazione Prada
Cosa visitare a Milano se ami l’arte contemporanea? Sei a buon punto, se sei arrivato fino a qui. Scendendo verso sud, Milano poi si fa improvvisamente industriale, poi si apre su un complesso che sembra venire da un futuro ricostruito. La Fondazione Prada, immaginata dallo studio OMA di Rem Koolhaas, rinasce da un’ex distilleria trasformata in enclave culturale. Edifici storici convivono con nuovi volumi: il Podium per le mostre, il Cinema, la Torre che ridisegna la skyline e ospita opere che dal secondo Novecento arrivano fino ai primi anni del nuovo secolo.
La cosa sorprendente è quanto gli spazi siano diversi tra loro: questo permette un modo di raccontare l’arte che, probabilmente, in un’altra città non funzionerebbe allo stesso modo. La Torre, con i suoi nove livelli, propone una successione di ambienti dove grandi opere di Hirst, Koons o Pascali — anche se non in maniera permanente — trovano scale adeguate alle loro ambizioni. L’intero complesso è costruito come una sequenza di esperienze, e il visitatore ha la sensazione di camminare dentro una storia seppur graziosa (scusate la nota personale) più che dentro un museo.
- Indirizzo: Largo Isarco 2, 20139 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: Tiqets.
Capitolo V. HangarBicocca e la monumentalità del contemporaneo
All’estremo opposto della città, verso nord, il vecchio capannone industriale che ora ospita Pirelli HangarBicocca rappresenta uno dei casi più chiari di come l’arte contemporanea abbia bisogno di spazi che possano accoglierla senza limitarla. Arrivare a HangarBicocca è come varcare la soglia di una cattedrale ma dallo stile industrial. L’edificio apparteneva al complesso Breda, dove si producevano rotabili ferroviari e materiali bellici; dal 2004 è stato trasformato in centro espositivo e oggi porta il nome di Pirelli, che lo sostiene e ne orienta la mission. Le navate sono gigantesche, pensate per ospitare lavori che altrove sarebbero semplicemente impossibili. Qui la scala è parte del linguaggio: installazioni site specific, opere immersive, progetti che sfruttano al massimo l’altezza e la profondità dell’ex stabilimento. L’ingresso alle mostre è gratuito, scelta politica precisa per allargare il pubblico del contemporaneo.

The Seven Heavenly Palaces di Anselm Kiefer
Il simbolo del luogo è l’installazione permanente The Seven Heavenly Palaces di Anselm Kiefer: la regina delle installazioni immersive di Milano, con sette torri di cemento armato alte fino a 18 metri, costruite come edifici fragili ma monumentali allo stesso tempo. Camminarci in mezzo significa percepire il peso della materia, il tema della memoria e delle rovine della storia che attraversa tutta l’opera di Kiefer. Ogni torre pesa decine di tonnellate, ogni superficie porta tracce di una memoria stratificata. Dal 2015 la presenza dell’opera si è ampliata con nuove tele monumentali che moltiplicano il senso di immersione. Accanto a questa installazione fissa, il centro ospita mostre temporanee, performance e contenuti di approfondimento che estendono l’esperienza anche oltre la visita fisica. Pochi posti riescono a fare quello che accade lì: usare le dimensioni enormi dell’industria come se fossero parte dell’opera stessa.
Attorno a questo epicentro, HangarBicocca costruisce un programma di grandi personali monografiche, spesso uniche per scala in Europa. Negli ultimi anni ha ospitato, tra gli altri, Carsten Höller, Philippe Parreno, Cerith Wyn Evans, Yuko Mohri, con mostre pensate come ambienti totali in cui il visitatore non guarda soltanto, ma entra fisicamente in un pianeta visivo ed acustico allo stesso tempo. La mission si potrebbe riassumere così: mostrare cosa può fare l’arte quando non ha più limiti di spazio, e farlo senza filtro elitario, in un’ottica di accesso il più possibile democratico.
- Indirizzo: Via Chiese, 2, 20126 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
Capitolo VI. MUDEC e il contemporaneo che dialoga con le culture del mondo
Tornando verso ovest, il quartiere Tortona custodisce il Museo delle Culture, un’istituzione che intreccia arte contemporanea e collezioni etnografiche provenienti da Africa, Asia, Americhe e Oceania. Le opere raccolte nel tempo testimoniano ricerche, viaggi e acquisizioni storiche, e molte di esse portano con sé la necessità di riflettere criticamente su come i materiali sono arrivati a Milano.

Museo delle Culture
Accanto al percorso permanente, il MUDEC propone mostre temporanee dedicate a figure del Novecento o a temi di antropologia visiva, mentre una sezione specifica — MUDEC Contemporary — invita gli artisti a immaginare interventi pensati appositamente per gli spazi del museo. e installazioni e i lavori digitali insistono su un punto: il mondo in cui viviamo non è solo lo sfondo delle nostre vite, è qualcosa che dobbiamo capire, mettere in discussione.
La permanente è organizzata in sale tematiche che non si limitano a esporre manufatti, ma ragionano su commerci, migrazioni, sguardi coloniali e intrecci culturali. L’ultima riorganizzazione ha proprio questo obiettivo: raccontare gli effetti di un mondo interconnesso, osservato dalla prospettiva di una città che è stata e continua a essere nodo di scambi.
- Indirizzo: Via Tortona, 56, 20144 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
Capitolo VII. Triennale Milano e il dialogo fra forme
Dentro il verde del Parco Sempione vive un’istituzione che per molti è sinonimo di design, ma che ha sempre guardato con attenzione alle arti visive: la Triennale Milano. Le esposizioni intrecciano architettura, fotografia, progetto e riflessione sullo spazio urbano, mettendo in relazione ciò che il Novecento ha costruito con ciò che il presente immagina.
Quando entri alla Triennale hai l’impressione che oggetti, architettura e arte siano in simbiosi netta tra di loro. Nulla è separato, ma non in modo teorico: semplicemente funziona così. Per comprendere la ricerca contemporanea di Milano, questo intreccio è fondamentale: ricorda che qui la creatività non vive come nei libri di storia o nelle enciclopedie.
Oggi Triennale è al tempo stesso museo permanente del design (con una collezione che attraversa la storia dell’oggetto italiano, da Gio Ponti a Castiglioni, da Sottsass ai maestri contemporanei) e piattaforma di mostre temporanee sull’architettura, la fotografia, le arti visive e la cultura visiva in senso ampio. Ogni tot anni ospita la grande Esposizione Internazionale, momento in cui la città si riempie di progetti sull’abitare, la sostenibilità, le trasformazioni urbane.
- Indirizzo: Viale Emilio Alemagna, 6, 20121
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: non disponibili online al momento.
Capitolo VIII. Fabbrica del Vapore
Nel quadrante nord-occidentale, vicino al Monumentale, l’ex stabilimento della Fabbrica del Vapore è oggi un organismo culturale che cambia pelle a seconda delle mostre che accoglie. Le sue navate industriali hanno ospitato esposizioni immersive dedicate a figure del cinema, installazioni che uniscono arte e urban culture, festival e iniziative pubbliche.

La Fabbrica del Vapore
È uno spazio duttile: una volta può essere una fiera del fumetto, la volta dopo un progetto di design autoprodotto o una mostra sull’artigianato digitale. Il carattere “raw” degli interni – pilastri, travi a vista, pavimenti di cemento – rimanda sempre alla matrice industriale, come se la produzione si fosse spostata dalla materia ai linguaggi culturali.
È il luogo perfetto per chi vuole vedere come l’arte contemporanea possa essere anche accessibile, pop, ibrida, capace di conquistare un pubblico diversissimo senza abbassare la qualità. È un laboratorio aperto, nato dalla riconversione di un’area produttiva, e in questa trasformazione si legge una delle traiettorie possibili del futuro culturale milanese.
- Indirizzo: Via Giulio Cesare Procaccini, 4, 20154
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: non disponibili qui, al momento.
Capitoli IX e X. Gallerie d’Italia e Permanente: il volto istituzionale del moderno
Nel centro storico, a pochi passi dalla Scala, le Gallerie d’Italia propongono un percorso che attraversa l’Ottocento e arriva fino al moderno, spesso arricchito da mostre temporanee che amplificano le voci del contemporaneo. L’allestimento, nel complesso omogeneo e rigoroso valorizza l’idea di continuità museale ed espositiva: il presente non potrebbe esistere senza le radici che lo hanno preceduto.

Gallerie d’Italia, sede di Milano
In Piazza Scala, in pieno centro, tre palazzi storici – Brentani, Anguissola e una porzione dell’ex sede della Banca Commerciale – formano il complesso delle Gallerie d’Italia, museo di Intesa Sanpaolo che mette in scena una parte consistente del patrimonio artistico della banca.
Gli interni mantengono l’impostazione monumentale di inizio Novecento: saloni con pavimenti marmorei, lucernari, decorazioni storiche, dentro cui si snoda una collezione che va dall’Ottocento al contemporaneo, con particolare forza sul Novecento italiano. Lo scopo è duplice, custodire la collezione permanente (da Hayez a Boccioni, da Fontana ai grandi del dopoguerra) e costruire mostre temporanee ad alto profilo scientifico, spesso in collaborazione con altri musei internazionali.
La mission è rendere accessibile al pubblico un patrimonio bancario altrimenti “chiuso in cassaforte” e utilizzare l’arte come strumento di responsabilità sociale.
Poco distante, il Museo della Permanente continua una tradizione lunga oltre un secolo, evoluta fino a includere ricerche legate al design e all’arte contemporanea. Gli spazi alti, scenografici, permettono installazioni di grande formato, collettive e rassegne che valorizzano la fisicità dell’opera.
- Indirizzo: Piazza della Scala, 6, 20121 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: presto disponibili anche qui.
Capitolo XI. MEET e il nuovo territorio dell’arte digitale
Risalendo verso Porta Venezia, il MEET Digital Culture Center porta la tecnologia al centro dell’esperienza artistica. Realtà virtuale, ambienti immersivi, installazioni interattive e contenuti sviluppati a 360 gradi ridefiniscono il ruolo del visitatore, che diventa parte attiva del processo creativo. È un laboratorio della percezione, un territorio dove la definizione stessa di “arte” viene continuamente messa alla prova.

Il MEET, nella sua sala immersiva
Nei quartieri meno centrali si muove una realtà diffusa che crede nella potenza trasformativa dell’arte: il mare culturale urbano. Questo centro lavora fra esposizioni, performance, proiezioni e progetti comunitari, attivando legami fra residenti, associazioni e giovani artisti. È un esempio concreto di come la cultura possa entrare nei luoghi meno immediati della città e contribuire a costruire relazioni.
MEET è il centro dove la Milano delle cose si ribalta facilmente nella famosa Milano “dei dati”, detta in maniera forse poco pragmatica. È il primo centro internazionale in città dedicato alla cultura digitale: nasce nel 2018 dall’incontro tra il programma Meet the Media Guru e Fondazione Cariplo, con l’idea di creare uno spazio permanente in cui le arti digitali non siano solo gadget spettacolari, ma elementi di base ed utili per ripensare linguaggi, appartenenza e memoria.
Lo spazio, inaugurato nel 2020, si articola in sale espositive, aree per workshop, auditorium e soprattutto una grande Immersive Room, dove proiezioni panoramiche a 360 gradi trasformano pareti e pavimento in uno schermo continuo. Qui si alternano installazioni digitali, festival, progetti di realtà aumentata e virtuale, residenze di artisti che lavorano con algoritmi, dati, intelligenza artificiale e gaming.
MEET ospita anche incontri, conferenze, programmi di formazione e appuntamenti come la Milano Digital Week, assumendo di fatto il ruolo di hub per chi vuole capire come il digitale stia ridisegnando il nostro modo di produrre e fruire cultura.L’obiettivo, dichiarato o no, è abbastanza evidente, non esporre la tecnologia come un giocattolo, ma usarla per ragionare su come viviamo e su come potremmo abitare il digitale.
- Indirizzo: Viale Vittorio Veneto, 2, 20124
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: Tiqets.
Capitolo XII. Le gallerie private come sismografo dell’oggi
Chiude il percorso una passeggiata nei distretti delle gallerie: Brera, Porta Venezia, Garibaldi–Isola. Qui si percepiscono i cambiamenti del mercato e le nuove ricerche. Gallerie storiche convivono con spazi sperimentali, mentre vecchie aree industriali diventano project space. È l’occasione per capire quali linguaggi si stanno affermando e quali potrebbero entrare nei musei di domani.
MASSIMODECARLO
Fondata a Milano nel 1987 da Massimo De Carlo, oggi la galleria ha sedi internazionali ma mantiene nel capoluogo lombardo il proprio cuore, con l’imponente sede di Casa Corbellini-Wassermann, palazzo razionalista firmato da Piero Portaluppi. Lì il bianco del “cubo espositivo” convive con marmi policromi e boiserie originali, trasformando ogni mostra in un confronto serrato tra arte contemporanea e architettura d’autore.
Fin dall’inizio la galleria ha puntato su artisti destinati a ridefinire il panorama internazionale – da Alighiero Boetti a Maurizio Cattelan, da Rudolf Stingel a Yan Pei-Ming – costruendo con loro relazioni di lungo periodo e dialoghi costanti con musei e biennali. La mission, oggi, è continuare a far circolare questi nomi in un sistema globale, ma anche individuare nuove voci capaci di reggere quello stesso livello di intensità.
- Indirizzo: Casa Corbellini-Wassermann, Viale Lombardia 17
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: Tiqets.
Francesca Kaufmann – Chiara Repetto
Nata nel 2000, la galleria di Francesca Kaufmann e Chiara Repetto è presente a Milano e New York e ha costruito un programma che intreccia pratiche artistiche contemporanee e attenzione alle questioni sociali e politiche, con un focus particolare sulla ricerca femminile. La sede milanese in zona Brera è pensata come spazio essenziale, aperto a media diversissimi: performance, video, installazioni, pittura, fotografia.
Qui l’idea di “galleria-boutique” è superata: ogni mostra è un capitolo di ricerca, spesso in dialogo con istituzioni esterne e con il tessuto urbano. La mission è far emergere pratiche che raccontano il contemporaneo dal punto di vista di genere, classe, geopolitica.
- Indirizzo: Via di Porta Tenaglia, 7, 20121 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: non disponibili qui al momento.
Francesca Minini
Dal 2006, nel distretto ex industriale di Lambrate, Francesca Minini ha trasformato un capannone in un laboratorio per artisti italiani e internazionali della stessa generazione della gallerista. Lo spazio è volutamente flessibile, continuamente ridefinito dagli allestimenti, e ospita progetti site specific che spesso coinvolgono la facciata e l’architettura stessa come parte dell’opera.
La programmazione alterna nomi consolidati e voci emergenti, con una forte attenzione ai linguaggi installativi, al rapporto tra suono e immagine, alle pratiche concettuali. La galleria si pensa esplicitamente come dispositivo che modella valori culturali e trend del mercato, consapevole del proprio ruolo nel decidere quali narrazioni artistiche arrivano a pubblico e collezionisti.
- Indirizzo: Via Privata Massimiano, 25, 20134 Milano
- Dove siamo & Orari: sito ufficiale
- Biglietti di ingresso: non disponibili qui al momento.
Messe tutte insieme, queste gallerie fanno un po’ da radar: colgono per prime quei piccoli cambiamenti che poi, qualche anno dopo, diventerano tendenze vere e proprie. Milano, letta attraverso Fondazione Prada, HangarBicocca, MUDEC, Triennale, Fabbrica del Vapore, Gallerie d’Italia, Permanente, MEET e il tessuto delle gallerie private, non è solo una somma di luoghi espositivi.
Un percorso consigliato
Milano si attraversa meglio se la si immagina come un cerchio che si allarga dal centro verso l’esterno. Ti stiamo senza dubbio conducendo presso le migliori gallerie d’arte di Milano. Ti proponiamo una sequenza precisa per poterti aiutare a muoverti in maniera coordinata tra i vari centri:
- Giorno 1: si parte dal cuore della città, fra Museo del Novecento e Gallerie d’Italia, poi si passa alle gallerie di Brera e alla Permanente in via Turati.
Dopo una pausa fra Palestro e Porta Venezia, si torna in movimento verso la GAM, il PAC e il MEET, seguendo una linea che dal moderno arriva al digitale. - Giorno 2: si inizia nel quartiere Tortona con il MUDEC, si risale verso la Fabbrica del Vapore, si scende a sud con Fondazione Prada, poi si attraversa la città fino a HangarBicocca e infine ci si immerge nel fermento delle gallerie di Garibaldi–Isola.
La logica dell’itinerario è chiara: partire dalle radici, passare alle avanguardie, arrivare alle sperimentazioni più recenti, chiudere con le energie emergenti.
Domande frequenti
- È possibile seguire l’intero itinerario in un solo giorno?
È fattibile (ma non troppo) solo comprimendo molto i tempi e rinunciando alla profondità delle visite. Già le prime tappe possono occupare quasi una giornata. Due giorni sono la soluzione ideale. - Qual è il momento migliore per visitare Milano dedicandosi all’arte contemporanea?
I periodi migliori sono la Milano Art Week e MuseoCity, quando i programmi si intensificano e le istituzioni ampliamo le possibilità di visita. - Come ci si muove tra una tappa e l’altra?
Il centro storico è percorribile a piedi. Per Fondazione Prada, MUDEC, HangarBicocca e Fabbrica del Vapore conviene utilizzare metro o tram. - Quale tappa è più adatta a chi ama installazioni immersive?
HangarBicocca offre la sintesi più potente grazie all’opera monumentale di Kiefer. Anche Fondazione Prada propone allestimenti che sfruttano la scala degli ambienti. - Quale spazio è più adatto a chi preferisce approcci interdisciplinari?
Il MEET e la Triennale offrono l’integrazione più evidente fra arte, design e tecnologia. - Le gallerie private sono adatte anche ai non esperti?
Sì, spesso rappresentano l’occasione migliore per avvicinarsi alla ricerca emergente e per osservare l’evoluzione dei linguaggi senza costi d’ingresso.
Attraversare Milano attraverso le sue dodici tappe significa sfogliare un atlante della creatività del XX e XXI secolo. Il percorso non racconta soltanto l’evoluzione dell’arte, ma la capacità della città di assorbirla, reinterpretarla, trasformarla in spazi di incontro.
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